Interventi

Risparmio privato e Pmi, ripartire da soli è possibile

di Giuliano Gigli

(AdobeStock)

3' di lettura

In questi ultimi giorni, si stanno rincorrendo diverse proposte per permettere all'economia italiana di ripartire e di avviare la Fase 2, dopo il blocco imposto per impedire la diffusione del Covid-19 nel nostro Paese.
A fronte di una forte eterogeneità delle singole proposte, si può tuttavia tracciare un fil rouge dato da due componenti: forte propensione all'intervento da parte dello Stato /Unione Europea unito ad una erogazione di maggior debito alle imprese.

Tutto questo porterebbe inevitabilmente ad un'ingente mole di debito che il nostro Paese – già fortemente esposto - si appresta ad emettere, sullo sfondo di un braccio di ferro con Istituzioni Europee su coperture e possibili vincoli di bilancio.

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Comporterebbe inoltre un aumento dell'indebitamento delle PMI che ne vincolerebbe la ripresa e la crescita futura.

Quello che sembra tuttavia essere ignorato – oppure preso in considerazione solo con l'introduzione di un'odiosa e dannosa patrimoniale - è il ruolo determinante che può giocare in questa delicata partita il risparmio privato degli italiani unito alla capacità di adattamento dei piccoli e medi imprenditori italiani.

Il nostro Paese è infatti da anni in pianta stabile nella top ten globale dei paesi dotati di maggiore ricchezza privata. Solo sui conti correnti italiani, fermi, vi sono circa 1.500 miliardi di Euro, quasi raddoppiati rispetto a 10 anni fa. Invece di immaginare come tassare questa ricchezza, bisogna creare le condizioni e gli strumenti perché una parte di questi confluiscano nell'economia reale.

Se al dato si somma la composizione del tessuto economico del Paese, caratterizzata da una marcata presenza di imprese di piccole e medie dimensioni, appare evidente come una delle soluzioni che andrebbero approfondite riguarda la possibilità di mobilitare il risparmio privato a supporto dell'operatività e la crescita delle PMI.

Occorre ritrovare e riadattare la formula che ha creato e fatto crescere milioni di PMI, cioè quella della società di capitali composta dal c.d. “socio lavoratore” insieme al c.d. “socio finanziatore”; il primo si occupa della parte operativa ed il secondo della parte finanziaria.

Oggi la figura del singolo socio lavoratore è stata sempre più integrata dai c.d. co-founder, cioè team eterogenei che si occupano di diversi aspetti dell'impresa (marketing, vendite, tecnologia etc). In Italia, per fortuna, abbiamo da sempre una inesauribile fonte di imprenditori.

La figura del socio finanziatore oggi più che mai deve riscoprirsi: il risparmiatore deve essere messo nelle migliori condizioni possibili per investire in PMI, sia direttamente che attraverso portali di equity crowdfunding oppure indirettamente attraverso fondi con know how specifico su investimenti in PMI (in Italia si contano sulle dita di una mano).

Se crowdfunding, incubatori e venture capital sono associati a fenomeni quali il finanziamento di giovani startup, diventa quanto mai essenziale estenderne la portata culturale all'intero comparto produttivo italiano, coinvolgendo la totalità delle nostre PMI e avvicinando allo strumento anche persone che non hanno grande dimestichezza con la tecnologia.

Di strumenti utili a facilitare l'immissione di capitali privati nell'economia ve ne sono numerosi. Tra i principali le agevolazioni fiscali per chi investe in PMI: detrazione del 50% sugli investimenti in PMI in fase iniziale e del 30% nelle fasi successive; su tutti i settori. Sia su investimenti diretti che per investimenti attraverso portali di equity crowdfunding o fondi dedicati (SGR o Holding più o meno strutturate). A seguire il credito di imposta alle aziende per investimenti in alcuni settori specifici tipici delle PMI, ad alta capacità di crescita (come ad es. R&S, ecommerce e delivery, elearning e didattica immersiva, biotech e dispositivi sanitari). E infine il coinvestimento di società a controllo statale (su tutte CDP) in settori cruciali per il nostro Paese (turismo, moda, agricoltura 4.0, eventi e fiere) e non solo in startup innovative.

Queste misure porterebbero senza dubbio diversi vantaggi: dalla patrimonializzazione delle PMI storicamente da sempre sottopatrimonializzate, alla riduzione dell'indebitamento bancario, alla creazione di nuovi posti di lavoro per arrivare ad una maggior cultura finanziaria e imprenditoriale degli italiani.

La quarantena ci ha insegnato che la soluzione migliore è chiedere meno aiuto agli altri, rimboccarsi le maniche e saper sfruttare al massimo quello che abbiamo in casa.

Per nostra enorme fortuna, quello che abbiamo è l'ideale per uscire dalla crisi più competitivi di prima.

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