Risparmio

In arrivo ritocchi al rialzo dei tassi offerti dai conti di deposito

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gestione della liquidità

In arrivo ritocchi al rialzo dei tassi offerti dai conti di deposito

A volte ritornano e forse è il caso di iniziare a dirlo per i conti deposito. Strumenti che hanno vissuto il loro momento d’oro nei primi anni 2000, quando le banche per convincere la clientela retail a portare liquidità nelle casse dell’istituto sono arrivate a offrire tassi anche fino al 6% sulle somme depositate e vincolate sul conto per uno o più anni. Offerte che sono rimaste molto allettanti fino al 2012-13, quando la remunerazione netta per un deposito vincolato a 12 mesi viaggiava in media intorno al 3,5%. Sulla scia dell’esplosione della crisi del debito sovrano, con lo spread BTp/Bund che aveva toccato il suo massimo storico a 574 punti, le banche faticavano a rifinanziarsi sul mercato interbancario ed erano quindi “costrette” a soddisfare la loro fame di liquidità riconoscendo ai clienti tassi d’interesse elevati. Poi venne il bazooka monetario del Qe, con la Bce che a colpi di acquisti di titoli (non solo) di Stato ha contribuito ad abbassare i tassi e il quadro è decisamente cambiato. Il tasso medio netto riconosciuto da un conto con vincolo a un anno è sceso via via sotto l’1%, toccando il minimo nel primo trimestre di 2018. Spesso senza neanche difendere i risparmi dall’inflazione.

Eppure le attenzioni dei risparmiatori italiani per questo strumento - seppur affievolite - non si sono mai sopite del tutto. E con la fine del Qe le banche, soprattutto quelle con i bilanci più fragili, potrebbero tornare a farsi avanti con la clientela offrendo conti deposito con remunerazioni più alte, seppur lontane dai picchi toccati in passato. Ma quando si sceglie la banca dove depositare e vincolare i propri risparmi per prolungati periodi di tempo, non è sufficiente mettere a confronto le diverse offerte in termini di rendimento. In genere i tassi offerti sono inversamente proporzionali alla salute dell’istituto che li offre. Un aspetto da non sottovalutare, anche se i capitali depositati fino a 100mila euro sono tutelati dal Fondo di garanzia dei depositi. In passato nel panorama delle offerte spiccavano non di rado gli appetibili rendimenti di istituti poi balzati agli onori delle cronache finanziarie: Banca Popolare di Spoleto (sui depositi senza vincoli di durata), Banca Marche (sui vincoli a breve-medio durata) e Mps (sulle scadenze più lunghe).

Attualmente facendo una simulazione sui vari comparatori di conti deposito presenti sul web, emerge che sul vincolo a 12 mesi - per esempio - i tassi maggiori sono dell’1,2-1,3% annuo lordo. Rendimenti destinati nei prossimi mesi ad essere ritoccati al rialzo. Ad offrirli sono perlopiù istituti nati negli ultimi anni o banche storiche che non navigano in acque completamente tranquille, che sono pronte a riconoscere i tassi più alti pur di attrarre mezzi freschi necessari per i loro bilanci.

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