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Spread, ecco i fondi che hanno reso più del 20% dalla crisi del …

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titoli di stato

Spread, ecco i fondi che hanno reso più del 20% dalla crisi del 2011

Spread che sfiora i 600 punti e cambio di governo Berlusconi-Monti. A sette anni dalla crisi che portò l’Italia sul baratro, ecco i fondi obbligazionari (area euro) che sono riusciti a portare a casa oltre il 20% di performance con un rendimento medio annualizzato del 3,5%.

È un elenco di 22 prodotti che vede al primo posto l’Interfund euro bond medium term (Fideuram), con un patrimonio di 2,2 miliardi di euro e un risultato di 33,8% a pari merito con Anima Fix Imprese (518 milioni di patrimonio e performance a sette anni di 33,8%). Terzo fondo sul podio è AcomeA Breve Termine (653 milioni e 33,49% di risultati).

GUARDA IL VIDEO / Spread, gli effetti sui mutui già in essere e su quelli da stipulare

Foà: rating inutile
È chiaro che il ruolo della Bce di Mario Draghi ha giocato un ruolo determinante nel sostegno dei titoli di Stato europei. Allo stesso tempo ogni fondo ha messo in atto una propria strategia che ha consentito di consolidare le performance. È il caso di Alberto Foà, presidente di AcomeA e gestore del fondo a breve termine, unico in positivo dalle recenti elezioni politiche di marzo (+0,06%): “Il regolamento del

fondo prevede che possiamo investire in bond anche fuori dall’area euro.  La condizione però è che vi sia la copertura del rischio cambio”. Spiegato dunque il segreto dei risultati. E i rating? “I rating non li usiamo più. L’Islanda durante la crisi del 2008 aveva ottimi giudizi dalle agenzie ma è fallita. Le valutazioni delle agenzie arrivano ex post, a cose fatte. Ciò non toglie che siamo comunque molto attenti alla qualità del portafoglio”. Questione volatilità: “Su duration così basse come quella del nostro fondo, al massimo di tre anni, la volatilità di un titolo è limitata”. Infine l’Italia? “A fine maggio abbiamo comprato un po’ di Italia ma attualmente i livelli non sono ancora interessanti”.

I FONDI OBBLIGAZIONARI AREA EURO SOPRA IL 20% NEGLI ULTIMI 7 ANNI
(Fonte: Morningstar; dati al 1 ottobre 2018; fondi venduti in Italia con patrimonio superiore a 100 milioni di euro)

Scuderia Fideuram
Al primo posto per risultati, nei sette anni, c’è Interfund euro bond medium term della scuderia Fideuram (gruppo IntesaSanpaolo): “Dal 2011 lo stile di gestione del fondo si è caratterizzato – ha dichiarato Pietro Calati, responsabile investimenti di Fideuram AM Ireland – per un approccio dinamico sia alla gestione del rischio di tasso che dell’esposizione agli emittenti governativi presenti in portafoglio. Durante la crisi sovrana del 2011 il fondo è stato sotto-esposto in modo più strutturale ad alcuni emittenti che erano stati maggiormente colpiti dalla crisi stessa – precisamente Irlanda, Portogallo e Grecia. Negli anni più recenti poi il posizionamento del portafoglio sia sugli emittenti che in termini di curva ha cercato di cogliere le opportunità che il mercato presentava sia al rialzo che al ribasso”.

Eurizon Etico
Nella top five dei fondi vi è anche un fondo caratterizzato dalla “sostenibilità”: è l’Eurizon obbligazionario etico (+31,09%) gestito dal 2008 da Diego Guida. “Dal 2011 al 2012 a guidare la strategia del fondo è stata principalmente la volatilità del BTp. Abbiamo costantemente modulato in modo tattico la nostra allocazione sui titoli di Stato italiani – spiega Guida –. Dal 2013 è poi partito il grande recupero del BTp grazie ovviamente all’operazione di riacquisto della Bce. Ma nel portafoglio abbiamo anche titoli di Stato core dell’area euro. E quindi Bund, Oat francesi e titoli olandesi: qui la strategia vincente è stata quella di non scommettere anticipatamente su un rialzo dei tassi di mercato. Dal 2016 in poi il quadro ha ricominciato a complicarsi di nuovo e la parte politica ha ripreso il sopravvento”. E aggiunge: “Vi è un 30% in titoli corporate etici in quanto cui escludiamo le aziende di come settori tabacco, nucleare, armi e pornografia”.

Che succederà ora per Fondersel?
Gli acquisti di bond da parte della Bce stanno finendo e di conseguenza i rendimenti delle obbligazioni salgono, spinti anche dai timori per una “ribellione” dell’Italia a Bruxelles. “Abbiamo un po' ricomprato carta italiana dopo che lo spread è salito a 300 – afferma Amedeo Ferrauto, senior fund manager obbligazionario di Ersel A.M. gestore di Fondersel Euro che ha guadagnato il 30,32% negli ultimi sette anni – dopo esserci alleggeriti a varie riprese a partire dalle elezioni del marzo scorso”. Secondo Ferrauto, la situazione per i BTp è meno critica ora - nella visione dei mercati - rispetto a maggio, quando la volatilità su BTp e sulle attività finanziarie italiane in generale è schizzata. “Certo – continua Ferrauto – la volatilità ha allontanato gli investitori istituzionali come i fondi pensione esteri che davano la maggiore stabilità ai titoli di Stato italiani e sono rimasti i più speculativi. Noi stiamo attenti a seguire la direzione del mercato, in base ai fondamentali dei Paesi, più che guardare ai valori assoluti dei titoli. Per questo ci piacciono i Bonos spagnoli, più che quelli francesi, che hanno già guadagnato molto e sono meno appetibili”. Il patrimonio di Fondersel Euro è investito al 22% sui titoli tricolori, alla pari del benchmark a cui si rifà il fondo.

Il problema liquidità secondo Anima
Ma l’Italia e la fine degli stimoli delle banche centrali non sono gli unici problemi dei mercati obbligazionari: sotto pressione ci sono pure i titoli obbligazionari corporate (emessi da società private) che hanno contribuito a dare valore aggiunto ai portafogli. Un altro ostacolo è la diminuzione della liquidità sulle piattaforme di contrattazione, che forza i gestori ad aumentare la parte cash del portafoglio. Un quarto del portafoglio di Anima Fix Imprese è liquido. “L’illiquidità – spiega Gianluca Ferretti, responsabile dei fondi bilanciati e corporate di Anima Sgr – è un problema strutturale, perché l’attività dei market maker di mercato è contenuta e la loro disponibilità è diminuita. Ci sono grandi incognite come la guerra commerciale e la Brexit, oltre all’Italia e il premio per il rischio dovrebbe essere più elevato”. La combinazione della compressione dei rendimenti degli ultimi anni e dei picchi di volatilità recenti porta dunque i gestori a fare scelte più decise: “Abbiamo accorciato la durata finanziaria delle obbligazioni per ridurre il rischio di tasso – conclude Ferretti -; quindi, per conservare la capacità di rendimento totale del fondo abbiamo abbassato il rating medio delle obbligazioni, selezionando con attenzione gli emittenti>”.

La crisi dell’estate 2011
Dal 2011, quando le obbligazioni dell’area euro hanno iniziato a patire la crisi dei bilanci pubblici dei Paesi più deboli dell'Eurozona, il rendimento mediano dei fondi specializzati su quell’area è stato del 10% (poco meno dell'1,5% annualizzato). L'azione della Banca centrale europea ha sostenuto le emissioni governative e societarie. I gestori hanno avuto la possibilità di sfruttare il rialzo delle quotazioni dei bond e di fare arbitraggi con le oscillazioni dei prezzi e dei tassi (cioè di spuntare guadagni dai divari che si creano sul mercato), sebbene i costi che gravano sui fondi abbiano limato il risultato che è andato in tasca al risparmiatore.

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