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Aim ai raggi X: Nuovi negozi all’estero per i baby vestiti made in…

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Aim ai raggi x

Aim ai raggi X: Nuovi negozi all’estero per i baby vestiti made in Italy di Monnalisa

Se c’è un settore rappresentativo del made in Italy è quello della moda. Mentre però molti dei brand italiani sono ormai stati acquisiti dalle multinazionali del lusso (last but not least Versace) c’è chi continua a produrre in Italia e vendere in tutto il mondo. È il caso di Monnalisa, azienda aretina ancora sotto il controllo della famiglia Iacomoni che l’ha creata 50 anni fa, sbarcando all’Aim Italia lo scorso 12 luglio. Monnalisa si focalizza sull’abbigliamento junior di fascia alta e quasi il 70% del fatturato viene realizzato al di fuori dell’Italia (in particolare il 26% in Europa e il 40% nel resto del mondo), dato molto superiore a quello dei competitor nazionali per cui l’export genera in media il 40% delle vendite.

L’Ipo all’Aim Italia ha consentito di raccogliere quasi 18 milioni
I trend attesi per la moda junior a livello globale sono molto favorevoli, in particolare per quanto riguarda i mercati dell’Asia-Pacifico grazie ai quali il

mercato dell’abbigliamento per bambini nel 2024 dovrebbe raggiungere un valore complessivo di 300 miliardi di dollari. Ma in questi mercati bisogna esserci e pertanto assumono un’importanza critica la presenza diretta e la distribuzione, oltre al sempre crescente peso delle vendite on-line. Tutto questo ha un costo ed è anche in parte il motivo per cui Monnalisa è entrata nel Programma Elite di Borsa Italiana nel 2013 e ha infine raccolto sul mercato dei capitali circa 17,7 milioni (quasi tutta l’Ipo è avvenuta mediante emissione di nuove azioni e attualmente il flottante è pari a circa il 25,5%, piuttosto elevato per una società dell’Aim Italia).

Ricavi in crescita e margini che risentono dell’espansione del retail
E le spese sostenute per lo sviluppo sono evidenti nei risultati al 30 giugno 2018.

Monnalisa ha visto crescere il fatturato del 6% (+9% a cambi costanti) a 24,9 milioni, incremento trainato dal canale retail (+35% e +39% a cambi costanti), che attualmente genera però solo poco più del 22% delle vendite, mentre il canale wholesale ha visto una flessione del 4% (-2% a cambi costanti) a 17,1 milioni, ma esclusivamente per l’interruzione dei rapporti con un cliente russo che gestiva 4 punti vendita a Mosca di cui 3 sono stati successivamente riaperti a gestione diretta Monnalisa. L’area geografica trainante è l’Europa (+17% a 6,6 milioni), e fa bene anche il mercato italiano (+13% a 8,3 milioni).
L’ebitda però è sceso del 21,8% a 2,3 milioni e l’ebit del 41% a 1,1 milioni, mentre l’utile netto è passato da 1,1 a 0,6 milioni (-43%). Ma per crescere nel retail la strategia principe è quella dell’apertura di nuovi punti vendita in location adatte a presentare articoli di baby luxury, e, infatti, nel primo semestre 2018 sono stati aperti 8 punti vendita e un outlet (quest’ultimo nel Bicester Village nel Regno Unito) tutti gestiti direttamente. Due location negli Usa (New York e Los Angeles -Beverly Hills), una a Hong Kong, due a Mosca e tre in città cinesi ad alto tasso di sviluppo (Xian, Shenzhen e Wuhan). Non a caso il costo del personale è balzato da 4 a quasi 5 milioni (+23,3%) ed anche i costi per affitti sono saliti di oltre il 35% a 2,2 milioni. Va anche sottolineato che nel primo semestre 2018 sono stati sostenuti oneri non ricorrenti relativi alla ristrutturazione del Dos di New York e al marketing e promozione legati al 50mo anniversario dell’azienda, oltre a una svendita straordinaria di collezioni di campionario più datate e seconde scelte in occasione del trasferimento nel nuovo magazzino.
L’indebitamento? Al 30 giugno 2018 il debito netto ammontava a 12,7 milioni (a fronte di 8,2 milioni a fine 2017, sempre a seguito dello sviluppo del canale retail e del completamento dei lavori per il nuovo magazzino), con un rapporto debt/equity comunque contenuto e pari a circa 0,43 volte. E questo prima dell’introito derivante dall’Ipo.

In vista nuove aperture, rafforzamento dell’on-line e della gamma prodotti
I programmi di Monnalisa prevedono l’ulteriore espansione del canale retail ed è già stata inaugurata una boutique a Philadelphia nello shopping mall King of Prussia, il più grande degli Usa. Entro il primo trimestre 2019 è prevista una quindicina di aperture, in particolare in Cina, negli Stati Uniti, in Turchia, a Taiwan, ma anche in Ucraina, Moldavia, India, Germania e Italia: nel nostro Paese le aperture saranno a Marcianise (Caserta) presso l’outlet La Reggia, ed a Torino presso La Rinascente. Certamente l’ampliamento della rete di vendita costa, e nel breve si riflette sui conti aziendali, ma è l’unico modo per non farsi fagocitare dai colossi del settore.
Non sarà trascurato il potenziamento del canale on-line, anche mediante

l’apertura di specifici store dedicati ai principali Paesi APAC (Cina, Giappone e Corea del Sud), che come già sottolineato rappresenteranno il vero motore dello sviluppo mondiale della moda junior nei prossimi anni. Da pochi mesi è stata avviata la “brand extension” con la proposta della prima fragranza “Monnalisa” per bimbe e adulte (ideata dal maestro profumiere fiorentino Sileno Cheloni), ed è previsto un ampliamento della linea cosmetica. Un’ultima particolarità del gruppo è rappresentata dall’attenzione alla sostenibilità, con la predisposizione del bilancio sociale già dall’esercizio 2016, molto prima quindi dello sbarco in Borsa. Ora Monnalisa dispone dei mezzi finanziari per crescere in autonomia.

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