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La settimana delle Borse tra G20 e Opec

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La settimana delle Borse tra G20 e Opec

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É un percorso a ostacoli quello degli investitori, che dopo il G20 tenutosi nel week-end a Buenos Aires si focalizzano sugli eventi politici e macroeconomici in arrivo.

Il summit argentino era atteso dai mercati finanziari per capire se calerà il sipario sulla guerra dei dazi e per intercettare un eventuale accordo dei Paesi produttori di petrolio, in anticipo rispetto al vertice Opec del 6-7 dicembre.

La tregua commerciale siglata tra Stati Uniti e Cina può dare respiro alle Piazze azionarie, in particolare alle emergenti (le cinesi in primis, poiché lo Shanghai Composite perde più del 20% da inizio anno). Mentre nei colloqui tra Usa, Russia e Arabia Saudita - presenti al G20 - si cercavano appigli per il barile, che ha bucato il pavimento dei 50 dollari in un anno deputato al rimbalzo della quotazione.

L’umore sui parterre, in ogni caso, nelle ultime sedute aveva beneficiato del cambio di rotta della banca centrale americana che ha frenato sull’aumento dei tassi di interesse. Jay Powell, a capo della Federal Reserve, ha definito il livello attuale dei tassi vicino al “neutrale”, facendo una vistosa marcia indietro rispetto a inizio ottobre, quando fece intendere che per il 2019 erano contemplati altri tre ritocchi. Wall Street, infatti, è parsa subito sollevata per la migliore prospettiva sulle condizioni finanziarie e ha ripreso a salire dopo l’inversione di marcia cominciata in ottobre.

Altri spunti per una ripresa della propensione al rischio sono arrivati dal Vecchio Continente: il minore pessimismo circa un’intesa tra il Governo italiano e la Commissione Ue sulla Legge di bilancio, che ha tolto pressione sullo spread e sui Btp; inoltre, la quantificazione dei danni della Brexit sul Pil inglese da parte della Banca d’Inghilterra (l’8% solo nel 2019 in caso di un’uscita senza compromesso), che per quanto brutale ha messo un tetto all’incertezza.

L’ottava chiusa il 30 novembre ha visto un recupero dei principali listini azionari (oltre il 4% a New York, +2,5% a Milano, maglia rosa in Europa e un timido +0,8% a Shanghai). Ora, lo sguardo si accorcia e si sposta sui catalizzatori in arrivo nei prossimi giorni.

Lente sulle indicazioni delle imprese

Sia in Europa, sia negli Stati Uniti, viene diffusa la stima finale per novembre di indici che sono tenuti in buona considerazione dagli investitori per tastare il

polso dell’economia reale, perché frutto del sondaggio presso i responsabili degli acquisti delle imprese (lunedì 3 dicembre 2018 per la manifattura e mercoledì 5 dicembre 2018 per i servizi). I Pmi (purchasing Managers’ index) europei calcolati da Markit avevano in prima battuta deluso i mercati con un deciso calo, sebbene ancora sopra la soglia dei 50 punti che separa la fase di espansione dalla contrazione (51,5 per la manifattura e 53,1 per i servizi). É difficile però che lea lettura venga controvertita. Anche per l’Italia, dove la crescita langue e l’Istat ha rettificato in negativo il Pil del terzo trimestre (-0,1%).

I similari parametri Ism statunitensi (misurati dall’Institute for Supply Management) sono invece ben sopra la linea di demarcazione tra crescita e recessione (57,7 la manifattura e 60,3 i servizi, la fetta più grossa del Pil a stelle e strisce).

Economia europea al vaglio

Venerdì 7 dicembre 2018 la produzione industriale tedesca e le vendite al dettaglio italiane (entrambe riferite a ottobre) completano il quadro macroeconomico settimanale dei principali Paesi dell’Unione monetaria.I dati precedenti segnavano, rispettivamente, +0,2% e -2,5%. Lo stesso giorno viene comunicata la stima finale del Pil del terzo trimestre dell’Eurozona.

Misurazione del ciclo Usa

Dopo le dichiarazioni di Powell sui tassi, il governatore della Fed terrà un’audizione al Congresso mercoledì 5 ottobre, in cui le sue parole saranno pesate attentamente. Agli investitori arrivano altri dati utili per valutare se l’accelerazione del ciclo americano inizia a perdere colpi, tra cui gli ordinativi all’industria di ottobre (giovedì 6 dicembre 2018) e le statistiche sul mercato del lavoro per novembre (venerdì 7 dicembre 2018). Tra questi, ha rilievo la crescita dei salari,perché in grado di spingere consumi e inflazione. e da qui tassi di interesse e i profitti aziendali.

Politica al vertice

In settimana si tengono alcuni importanti meeting. Oltre al citato Opec di giovedì 6 dicembre 2018, lunedì 3 dicembre si tiene la riunione dell’Eurogruppo. L’assemblea è mensile, riunisce i ministri delle finanze dei Paesi Ue e precede il Consiglio “Economia e finanza”. L’Ecofin, appunto, è in agenda il giorno successivo, martedì 4 dicembre 2018.

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