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Borse concentrate su Brexit, con un occhio a inflazione e indici di fiducia

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Borse concentrate su Brexit, con un occhio a inflazione e indici di fiducia

Non è bastato l’abbraccio morbido della Federal Reserve, la banca centrale americana, a consolare i mercati nell’ultima seduta della scorsa settimana. Venerdì, infatti, i listini azionari hanno battuto in ritirata con la diffusione degli indici Markit Pmi sull’attività delle aziende dell’area euro in marzo , scesi a sorpresa dopo un febbraio incoraggiante.

L’effetto combinato di politiche monetarie ancora accomodanti (anche la Bce non ha intenzione di alzare i tassi fino al 2020) e di un contesto politico-economico assai confuso hanno riportato in auge le obbligazioni.

BUND SUGLI SCUDI
Dati in percentuale

Mentre le borse rotolavano in discesa, infatti, gli acquisti spingevano in alto i Bund (i titoli di Stato tedeschi) con una propulsione che ha schiacciato il rendimento sotto lo zero persino per l’emissione a dieci anni (solo dai 15 anni in poi Berlino paga interessi pari allo 0,2% a chi gli presta soldi e per i governativi a 30 anni il tasso è allo 0,6%). L’ultima volta che è successo era l’autunno del 2016, dopo il referendum sulla Brexit e prima dell’elezione di Donald Trump, che poi fu un volano per le Borse. In un certo senso è paradossale che i timori premino il Bund, perché è in Germania che le aziende manifatturiere soffrono di più (gli indicatori sono ai minimi dal 2012). Ma è anche vero che quando c’è burrasca sui parterre finanziari è sul merito di credito del Governo tedesco che fanno affidamento gli investitori, tanto da voler pagare per affidargli i loro capitali.

Pure Oltreoceano il movimento dei Treasury, i titoli di Stato statunitensi, è stato anomalo, come se gli operatori si aspettassero un peggioramento dell’economia nel medio termine e la curva dei tassi Usa si è invertita come non accadeva dal 2007: le vendite hanno alzato i rendimenti delle scadenze più corte, che hanno sorpassato i tassi delle durate fino a dieci anni.

L’euro ha fatto le spese dell’avversione al rischio ed è piombato sotto quota 1,13 contro il dollaro. In realtà, anche negli Stati Uniti le ultime statistiche segnalano una marcia sincopata del ciclo, però la corsa veloce dei listini dell’Eurozona negli ultimi tempi giustifica maggiori prese di profitto. Il rinvio della Brexit, tra l’altro, non è un viatico alla spensieratezza.

La prossima settimana l’umore degli operatori farà i conti di fine trimestre con una serie di dati macro, con rilevazioni sulla fiducia del mondo produttivo e, non ultimo, con gli sviluppi al parlamento inglese sul divorzio Regno Unito-Unione europea. La concessione da parte della Ue di una proroga fino al 22 maggio è comunque subordinata a precise richieste e il percorso a Westminster non appare affatto agevole: in caso di non approvazione dell’accordo, infatti, l’Inghilterra dovrà uscire dall’Unione o prendere parte alle elezioni europee del 26 maggio.

Dagli Usa indicatori regionali, inflazione e stima finale del Pil

Alcune sedi regionali della Fed diffonderanno gli indicatori sui settori manifatturieri e dei servizi (lunedì 25 marzo la Fed di Dallas, martedì la Fed di Richmond). Il mercato immobiliare sarà al test dei nuovi cantieri e dei prezzi delle case (martedì 26 marzo) oltre che dei permessi edilizi (venerdì 26 marzo). Ma l’attenzione maggiore sarà riservata martedì 26 marzo alla fiducia dei consumatori e venerdì 29 marzo all’inflazione Pce (Personal consumption expenditure) osservata dalla banca centrale americana per decidere la politica monetaria.

«Oltre ai dati sulla bilancia commerciale in uscita mercoledì - spiega Stefan Scheurer, Director, Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors -, che devono essere letti nel contesto dei negoziati in corso con la Cina, e alla terza stima del Pil del quarto trimestre (giovedì), l'attenzione sarà probabilmente rivolta al deflatore della spesa al consumo privata (Pce) esclusi alimentari ed energia (venerdì). Il deflatore Pce è il parametro di inflazione preferito dalla Fed e il dato di gennaio lasciava presagire il proseguimento di una linea monetaria attendista».

La settimana a Wall Street si concluderà venerdì 29 marzo con la fiducia misurata dall’Università del Michigan.

Prezzi, Ifo e conferenza Bce in Eurozona

Nell’area euro il primo dato importante in arrivo è l’indice Ifo tedesco di marzo, un indicatore della fiducia delle aziende, che cresce di importanza dopo la delusione dei Pmi della scorsa settimana. Seguiranno rilevazioni sulla fiducia (martedì delle imprese italiane, mercoledì dei settori industriali e dei servizi dell’intera area euro) e le statistiche sull’inflazione a marzo in diversi paesi: giovedì 28 marzo in Germania, venerdì 29 marzo in Francia e in Italia. Mercoledì 27 marzo a Francoforte gli investitori saranno concentrati sulle dichiarazioni di alcuni esponenti della Banca centrale europea, tra cui il presidente Mario Draghi, che discuteranno di politica monetaria e della stabilità finanziaria alla conferenza “The Ecb and its watchers”.

In Asia consumi e prezzi giapponesi e Pmi cinesi

In Oriente i principali catalizzatori dei mercati saranno in Giappone, con i prezzi al consumo dell’area di Tokyo, le statistiche sul mercato del lavoro e le vendite al dettaglio (venerdì 29 marzo). Il trimestre si concluderà domenica 31 marzo con gli indici Pmi della manifattura e dei servizi in Cina, altra locomotiva del mercato al test della tenuta economica.

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