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Centesimi di euro, quanto costa la guerra degli arrotondamenti nei…

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Centesimi di euro, quanto costa la guerra degli arrotondamenti nei supermercati

Si fa presto a dire «arrotondamento», Ma qui casca l’asino. Che siamo tutti noi, perché è inevitabile sentirsi poco smart quando proviamo a fare calcoli al supermercato, davanti agli scaffali con i prezzi. Andiamo con ordine: sta facendo discutere la mossa di alcune catene di supermercati di arrotondare l’importo degli scontrini per eccesso o per difetto per cifre inferiori ai 5 centesimi. È l’effetto della decisione di interrompere la produzione di monetine da 1 e 2 centesimi, decisa lo scorso autunno dal governo. Una decisione presa per risparmiare: i “ramini” costano più di quel che valgono, impegnano la Zecca dello Stato in un lavoro importante a fronte di un valore facciale bassissimo.

Diciamo subito che è la norma che prescrivere di arrotondare i prezzi al multiplo di 5 centesimi più vicino (per eccesso o per difetto), non una decisione delle catene di distribuzione. Conad, ad esempio, ha deciso di procedere all’arrotondamento ma solo per i pagamenti in contanti. Una mossa che non piace alle associazioni consumatori: Federconsumatori, ad esempio, sottolinea come questa mossa sia di fatto vanificata dal prezzo indicata nel cartellino esposto: visto che l’arrotondamento viene fatto al multiplo di 5 centesimi più vicino, un prodotto esposto al prezzo di 9,99 euro (o anche 9,98) verrà ritoccato automaticamente alla cassa a 10 euro. Rendendo ancor più “civetta” il prezzo vicinissimo alla cifra tonda. Pratica antica, che poggia le sue radici sulla nostra vulnerabilità a “esche” mentali come queste. Censurando questa pratica, le associazioni consumatori chiedono di esporre i prezzi reali e maggiore trasparenza alle catene di distribuzione.

Chi ha memoria delle vicende del change over da lira a euro sa bene quanto siano importanti gli arrotondamenti: in quella circostanza l’effetto prodotto dal passaggio delle due valute ha trasformato i 1936,27 in 2mila. Briciole, si potrebbe dire, ma questo pur piccolo aumento ha ingenerato una corsa lungo tutte le filiere distributive che ha portato a una crescita dei prezzi rilevante, soprattutto per i beni di primo consumo. Un effetto valanga che ha portato a una percezione di forte rincaro dei prezzi (anche se il rialzo dell’inflazione è stato limitato).

Ma quanto sono costate, finora, le monetine da 1 e 2 centesimi di euro? Secondo quanto riferisce il Poligrafico e Zecca dello Stato, 10 milioni di euro l’anno (iva esclusa) fino al 2017, per coniare circa 350 milioni di monetine da 1 e 2 centesimi (230 milioni di pezzi da 1 e 170 da due centesimi). Nel tempo il Poligrafico e Zecca dello Stato ha concentrato il suo lavoro sui valori maggiori.

Come evitare la trappola mentale dell’arrotondamento e dei prezzi civetta? La soluzione è in qualche modo a portata di mano e passa attraverso i sistemi di pagamento digitali: le transazioni via carta di credito o tramite app non sono arrotondabili nè contrattabili. Ma non può prescindere da una maggiore consapevolezza delle nostre finanze personali. L’educazione finanziaria, com’è noto, è particolarmente bassa in Italia: solo il 37% mostra di conoscere i concetti di base. E sono in molti a confidare di una maggiore diffusione del digitale per colmare, almeno si spera, quei gap culturali cui da tempo i policy maker provano a mettere mano.

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