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strategie e tempistiche

Borse, perché è più vantaggioso restare sempre sui mercati

Il sogno di ogni investitore è cavalcare i trend sul mercato azionario per ottimizzare le performance. Un sogno comune a molti risparmiatori visto che gli acquisti e vendite di fondi di investimento o Etf si muovono spesso sull’onda emotiva di rialzi e ribassi in Borsa, con risultati non particolarmente soddisfacenti. Capita spesso che le vendite avvengano sui minimi e gli acquisti sui massimi. Azzeccare la giusta tendenza del mercato è complesso oltre a essere oggettivamente difficile e in soccorso di questa tesi ci sono le statistiche sulle performance dei mercati.

A CONFRONTO
Le performance di 10mila euro investiti sull'indice Msci Europe tra il 2004 e il 2018 con i ritorni % annualizzati. (Fonte: elab. su dati Jp Morgan Am )

Dentro o fuori

L’ultimo report trimestrale sui mercati di Jp Morgan AM analizza l’andamento delle Borse del Vecchio Continente, e nello specifico l’indice Msci Europe, dal 2004 al 2018. Chi avesse investito 10mila euro 15 anni fa, restando sempre sul mercato, oggi si ritroverebbe in portafoglio oltre 20mila euro con un ritorno annualizzato del 5,3per cento: una performance di tutto rispetto visto che in questo lasso di tempo si è verificato anche il crollo 2007-2009 sull’onda della crisi subprime. Il risultato muta drasticamente se il risparmiatore fosse rimasto fuori alcuni giorni dal mercato, nell’ipotesi di sfruttare il market timing migliore di ingresso.

Ad esempio perdere i 10 giorni migliori di rialzo durante l’anno avrebbe significato azzerare le performance con un progresso ridotto al +0,5 per cento. Questo significa che durante l’anno ci sono delle sedute, poche per la verità, che per intensità di guadagno possono cambiare radicalmente le performance dell’investitore. Perdere queste giornate significa alterare il bilancio del proprio investimento. Addirittura restare fuori i 30 giorni migliori significa accumulare una perdita annualizzata di poco più del 4 per cento. O si è abili nell’individuare gli esatti punti di inversione del mercato oppure è decisamente meno stressante e più efficiente restare investiti.

LE DUE OPZIONI
L'esito i 5mila euro investiti sull'indice Msci Europe tra il 1986 e il 2018 con e senza dividendi reinvestiti. (Fonte: Elab. su dati Jp Morgan Am)

Il fattore dividendi

Per ottimizzare ancora di più la performance di lungo periodo il report analizza anche lo scenario di investimento con il reinvestimento o meno dei dividendi incassati. Con l’aumento degli anni di osservazione il divario diventa notevole. Ad esempio 5mila euro investiti nel 1986 avrebbero reso circa 73mila euro nel 2018 con i dividendi reinvestiti. Senza questo incremento periodico la performance si sarebbe limitata a circa 27mila euro. Una differenza notevole che dimostra un punto importante: chi investe sull’azionario in ottica di lungo termine, anche con piani di accumulo, per avere alla fine una rendita ad esempio deve ottimizzare la propria strategia reinvestendo le cedole. Rinuncia a un flusso periodico di entrate ma questo consente, grazie al principio dell’interesse composto, di avere il massimo risultato alla fine del piano.

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