Intervista con ferruccio resta (crui)

Università, esami scritti con risposta multipla o intelligenza artificiale

Dalla conferenza dei rettori più vie per immaginare gli esami scritti a distanza ma la scelta sarà lasciata ai docenti. Nessuno studente ha perso il semestre

di Eugenio Bruno

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(Imagoeconomica)

Dalla conferenza dei rettori più vie per immaginare gli esami scritti a distanza ma la scelta sarà lasciata ai docenti. Nessuno studente ha perso il semestre


2' di lettura

«Più che i numeri mi colpisce la velocità e la coesione con cui le università li hanno raggiunti, superando i personalismi e garantendo a tutti gli studenti di non perdere il semestre». Il rettore del Politecnico di Milano (e neopresidente della Crui), Ferruccio Resta, commenta così i dati sulla didattica a distanza degli atenei italiani e indica negli esami scritti la prossima “frontiera” online.

Come farete a garantirli?
Si può pensare alla trasformazione dell’esame in un test a risposta multipla oppure alla suddivisione delle classi in piccoli gruppi, ognuno con un supervisore via web o ancora all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per controllare i singoli studenti. Come Conferenza dei rettori puntiamo a condividere tutte le pratiche già in campo in modo che sia poi il docente a scegliere.

Quali problemi l’emergenza potrebbe lasciare in eredità agli atenei?
Partirei dai problemi che lascerà sul territorio: sicuramente una sanità in difficoltà e un tessuto socio-economico destinato a cambiare. Per il sistema universitario andrà verificato l’effetto sulla mobilità, anche internazionale, degli studenti e andrà necessariamente ripensato il sistema della ricerca. Siamo stati impreparati su alcuni temi, come il tracciamento dei dati o dei modelli di crisi e le importazioni/esportazioni di farmaci e dispositivi.

Vede anche delle opportunità?
Il nostro Paese è quello che ha garantito in maniera più diffusa la didattica online. In poche settimane abbiamo portato a distanza tutta la nostra offerta formativa. La cosa importante è non confonderla con l’assenza di luoghi fisici per l’università. Questa didattica, erogata in situazione di guerra, non ha la stessa qualità di aggregazione culturale e sociale che ha una lezione in aula. Guardando avanti potremmo pensare di lasciare online certi contenuti, prettamente di base, per dare spazio e tempo alla valorizzazione in aula, in modo che diventi sempre più un luogo di progettualità e crescita di conoscenza.

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