Scenario e strategie

Risposte tempestive e investimenti sui tool

Ci sono progetti che richiedono ingenti risorse e possono realizzarsi solo nelle grandi law firm

a cura di Dario Aquaro

2' di lettura

«Gli avvocati si considerano insostituibili, anche se una buona parte del loro lavoro è in realtà sostituibile. Ma nella “corsa all’oro” del legal tech, spesso si confonde la tecnologia con l’innovazione, il mezzo con il fine. Mentre gli strumenti sono solo uno degli elementi in gioco». Giangiacomo Olivi è partner di Dentons e responsabile del team Technology media and telecoms. E dall’affaccio privilegiato del grande studio legale osserva come la vera innovazione risieda in realtà nel cambiamento di processo: reso possibile anche dall’interazione con i clienti.

«Le tecnologie servono a concentrarsi sul lavoro a maggior valore aggiunto, lasciando perdere le mansioni “commodity”. Gli avvocati saranno sempre più di nicchia, accompagnati sempre più da funzioni non legali: project management, advisory, eccetera. Questo è lo scenario. Ma il cambiamento bisogna governarlo, ecco perché Dentons ha fatto una scelta precisa: alimentare l’ecosistema. Finanziare start up e offrire prodotti di start up ai nostri clienti».

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Certi progetti richiedono però ingenti finanziamenti e possono realizzarsi solo in determinati ambienti, come quelli delle grandi law firm. Tra quelli principali di Dentons c’è un ecosistema di condivisione dei materiali con i clienti, nel quale ci sono vari tool (contract automation, training, gestione diretta della fatturazione in più giurisdizioni, eccetera). «Un mondo in cui condividiamo anche app e tecnologie di terzi. Mentre continuiamo a portare avanti i nostri approfondimenti sull’intelligenza artificiale».

Gli scambi continui con i clienti, con i dipartimenti legali e di compliance delle grandi aziende assistite sono alla base anche dei servizi sviluppati da Orrick. «L’innovazione nasce da un bisogno. E la nostra abilità sta nel capire la reale esigenza del cliente e vedere se c’è già una soluzione adeguata sul mercato, oppure occorre adattarla o svilupparla da zero», riassume Paola Barometro, of counsel di Orrick e coordinatrice con Ivan Rotunno dell’Innovation team italiano guidato da Alessandro De Nicola. Da questo punto di vista, per dare risposte pronte, lo studio (che investe anche in startup legal tech tramite un suo Venture fund) può contare sugli Orrick Labs: laboratori dove avvocati, programmatori e data scientist collaborano per sviluppare progetti ad hoc su commissione (oltre che soluzioni in-house per i processi interni).

C’è anche “The Observatory”, una piattaforma in cui sono mappate circa 600 soluzioni legal tech globali, accessibile ai clienti, che possono consultare le caratteristiche dei tool testati e dei progetti sviluppati nelle diverse sedi. «Più che su soluzioni di intelligenza artificiale – nota l’avvocato Barometro – mi sembra che negli ultimi mesi l’attenzione sia concentrata su strumenti più semplici, soprattutto per la collaborazione, il knowledge management e la condivisione dei documenti. Fondamentale in ogni caso è il giusto timing. Prevenire troppo le esigenze dei clienti può essere negativo. Anche perché l’offerta è molto ampia e si deve evitare il rischio di concentrarsi su soluzioni che non intercettano bisogni attuali».

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