Startup

Ristoranti, da Deliverart il software per coordinare più piattaforme digitali

La startup proposte soluzioni che aiutano i gestori a coordinare le loro attività con la crescita delle consegne a domicilio

di Gianni Rusconi

Deliverart aiuta i gestori di ristoranti a gestire il processo di digitalizzazione

4' di lettura

Nel 2030 il settore delle consegne a domicilio di cibo potrebbe sviluppare su scala globale, stando alle proiezioni di Ubs, un giro d'affari stimato in 306 miliardi di euro, con un tasso composito annuo del 15% (l'incremento registrato nel 2020 sul 2019 è arrivato invece al 31%); in Italia questo mercato vale oltre 560 milioni di euro, rispetto al 2018 è cresciuto del 56% ma il peso degli ordini gestiti in forma digitale è ancora marginale (parliamo di una percentuale del 16% sul totale) sebbene le restrizioni dovute al lockdown abbiano sensibilmente aumentato (soprattutto nei mesi di marzo e aprile 2020) i volumi del delivery.

La fotografia che ha scattato la startup romana Deliverart, specializzata in applicativi software per la gestione dei ristoranti, conferma ancora una volta come il fenomeno in questione sia in continua espansione e destinato a durare ben oltre la pandemia. Per la ristorazione italiana, mediamente ancora poco digitalizzata rispetto a quella di altri Paesi europei, è dunque un momento di grande transizione.

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Attualmente gli esercizi della Penisola attivi nelle consegne a domicilio (i dati sono della Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi) sono oltre 50mila e molti di questi hanno sposato per la prima volta il canale e-commerce affidandosi a piattaforme come JustEat, Deliveroo, Glovo e UberEats.

La possibilità di intercettare la domanda della clientela ha però avuto una controindicazione, spesso nascosta. Quale? Un generalizzato peggioramento nella gestione degli ordini in entrata (caricati sui tablet forniti dagli operatori di delivery) rispetto alle tempistiche della cucina e delle consegne.Un problema non indifferente, imputabile secondo Deliverart al fatto che ogni dispositivo in uso al ristoratore è dedicato solamente a una singola piattaforma di delivery, con conseguenti (possibili) criticità a livello operativo là dove non sono disponibili soluzioni tecnologiche dedicate. La pervasività degli strumenti digitali fra i consumatori, come hanno individuato gli esperti di Deloitte, imporrà una necessaria opera di semplificazione di tutti i processi e per questo l'adozione di software per controllare tutta la customer journey, dall'arrivo dell'ordine fino alla consegna con fattorini propri, diventa di conseguenza una sorta di passaggio obbligato o quasi.

Sul mercato da settembre 2020 e presente oggi in una dozzina di città italiane grazie alla diretta collaborazione con un network di aziende di ristorazione, Deliverart promette di avere la risposta a questa esigenza mettendo a disposizione dei ristoratori una piattaforma “tutto in uno” in grado di aggregare gli ordini in entrata provenienti dalle varie piattaforme di delivery (Glovo e Uber Eats le prime a sposare il progetto, per gli operatori le trattative sono in corso) su un unico dispositivo. Il vantaggio dichiarato di questa soluzione? La possibilità – per i ristoratori - di inserire nel software anche gli ordini a domicilio telefonici e di personalizzare le “comande”, coordinando tempi e vettori di consegna e abilitando (là dove richiesti) servizi aggiuntivi come la fiscalità, l'e-commerce e l'integrazione con le casse digitali.

Prossima a completare un round di investimento che vedrà la partecipazione del fondo americano Techstars, la startup ha registrato nei primi tre mesi del 2021 un poderoso salto in avanti rispetto allo stesso periodo del 2020: gli ordini processati sulla piattaforma sono infatti aumentati del 127% e la crescita più importante arriva da Milano, Roma e Torino.

«Il 40% dei nostri clienti – spiega a Food 24 il ceo dell'azienda, Bryan Natavio – vende maggiormente sushi e poké, la pizza è presente nel 38% dei casi e il restante 22% della community si divide tra cucina italiana e internazionale, gelati e panini. I ristoranti con cui lavoriamo operano con almeno due fra i marketplace digitali di food delivery più diffusi in Italia e la maggior parte di loro riceve ordini da più di due canali digitali di terze parti, oltre che dal proprio sito web o app e via telefono, che rappresenta per quasi tutti il principale canale di ricezione ordini».

Tutti i canali utilizzati dal consumatore per raggiungere il ristorante preferito per il food delivery, in altre parole, sono integrati all'interno del gestionale di Deliverart, i cui costi – a detta di Natavio – «sono ampiamente superati dai benefici e dal vantaggio competitivo, sia in termini di fatturato che di tempo risparmiato, rispetto a chi continua a gestire tutto con carta e penna. Non parlerei di un problema di competenze, ma piuttosto di un problema di mindset digitale che la pandemia ha contribuito a correggere, visto e considerato che nella ristorazione stanno oggi trovando spazio soluzioni innovative per digitalizzare l'approvvigionamento di materia prima, le vendite online, la gestione delle ordinazioni al tavolo e del food delivery”.Non c'è, in ogni caso, un profilo unico del ristorante che scommette sull'innovazione. Deliverart vanta infatti fra i propri clienti sia aziende più tradizionali che attività di più recente costituzione, gestite da ristoratori di 25-40 anni più orientati all'adozione di soluzioni tecnologiche e quindi più affini, come osserva il ceo, «alla nostra tipologia di cliente ideale».

Qualche esempio? Realtà come la torinese Tramezzino.it (attiva anche in campo aziendale), la milanese Armonico Sushi (nata da pochi mesi e focalizzata principalmente sulle consegne a domicilio), il The Gipsy Bar di Roma (che propone menu a domicilio con sushi e cocktail in bottiglia) e la siciliana Fooshi, una dark kitchen entrata nel mondo del food delivery con un'offerta di pesce, sushi e burger distribuita anche nei supermercati.

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