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Ristoranti, pochi fondi per un settore in sofferenza

In attesa del contributo ristorazione circa tre quarti delle attività richiedenti. Nel Dl Sostegni, oltre al fondo perduto calcolato sulla perdita di fatturato, anche 200 milioni per i ristoranti nei centri storici. Incrementato a 400 milioni il Fondo per il sostegno e lo sviluppo delle filiere agricole

di Marta Casadei

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3' di lettura

Ristoratori (quasi) a bocca asciutta in fatto di sostegni. Il Dl approvato venerdi dal Consiglio dei ministri, infatti, non prevede consistenti contributi dedicati in modo specifico alla categoria. Che, ormai da fine ottobre non solo è a “mezzo servizio”, ma è anche costretta a un’altalena di aperture e chiusure in linea con l’andamento dei contagi e i colori delle Regioni.

Il fondo per le attività più colpite

Stando al testo del Dl Sostegni, i pubblici esercizi potranno fare domanda per ottenere i contributi a fondo perduto - che tuttavia le associazioni di categoria vedono insufficienti in termini di importi, troppo limitati in proporzione alle perdite registrate - e ad essi verrà destinata una porzione dei 200 milioni che vanno a confluire, per il 2021, in un fondo per supportare i business maggiormente colpiti dalla crisi derivante dalle restrizioni anti-Covid: attività commerciali e di ristorazione nei centri storici, ma anche imprese che operano nel settore dei matrimoni e degli eventi. Un tesoretto che, a seguito di un decreto del ministero dell’Economia, sarà poi distribuito dalle Regioni e dalle province autonome.

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GLI STANZIAMENTI

GLI STANZIAMENTI

Il decreto mette a budget anche un incremento di 250 milioni per il Fondo per il sostegno e lo sviluppo delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura per cui la legge di Bilancio 2021 aveva stanziato 150 milioni, probabilmente “avanzati” dalla rimodulazione del fondo ristorazione. Ma non ci sono indizi che lasciano immaginare che una parte dei 400 milioni previsti dal Dl Sostegni come ristoro per le attività del settore possa andare a progetti per rilanciare la filiera da monte a valle, che includano i ristoranti.

Una filosofia già incarnata dal fondo per la ristorazione introdotto dal decreto Agosto (Dl 104/2020) con uno stanziamento di 600 milioni di euro, successivamente ridotti a 450 milioni - divisi su due anni - dal decreto Ristori-quater (Dl 157/2020): un contributo a fondo perduto da 1.000 a 10mila euro per attività di ristorazione (ma anche agriturismo, catering) che avessero acquistato prodotti made in Italy.

Il contributo ai richiedenti nei numeri

Il fondo ristorazione, tuttavia, ha subito un percorso piuttosto travagliato - complici tempistiche dilatate che si sono sovrapposte, di fatto, alle chiusure dei ristoranti e alla crisi del governo Conte II - che non si è ancora concluso: delle circa 47mila domande pervenute - la maggior parte, circa 30mila, online sul Portale della ristorazione gestito da Poste Italiane - attualmente risulta liquidata solo la prima tranche. Il ministro Stefano Patuanelli, titolare delle Politiche agricole, in un question time alla Camera lo scorso 10 marzo, ha comunicato che solo 12.700 richiedenti (quindi poco più di un quarto) hanno già ricevuto il 90% del contributo atteso e, dopo aver fornito la documentazione prevista dalla normativa, riceveranno il restante 10% entro la fine del mese di marzo. Il che porterà a 87 milioni la somma complessiva delle erogazioni. La cifra liquidata a oltre tre mesi dalla chiusura del bando (15 dicembre) e a sette mesi dall’introduzione del bonus è ben lontana dai 450 milioni che il Mipaaf ha assegnato ai richiedenti (e, indirettamente, dovrebbero ricadere sulla filiera alimentare).

L’anticipo e i problemi di liquidità

Lo confermano i ristoratori: «La misura di per sé non ha avuto grande successo, sia per la complessità della documentazione da produrre sia perché le richieste per ottenere il contributo sono state aperte tardi, quando ormai molti ristoranti erano chiusi - spiega Matteo Musacci, vicepresidente di Fipe -, ma la cosa più importante è che la maggior parte dei richiedenti non ha ancora ricevuto l’anticipo in un momento in cui la liquidità scarseggia. C’è chi ha acquistato prodotti made in Italy per supportare la filiera contando sul contributo, e ora si trova in difficoltà a saldare le fatture ai fornitori». Sperando quindi in altri sostegni.

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