verso la fase 2

Ristoranti, la reazione ai 28 mld di perdite da Covid. Fipe: agevolare l’asporto

Gli esempi di chi prova a ripartire con nuove iniziative, ma locali poco attrezzati per il delivery. A rischio 50mila imprese e 300mila posti di lavoro.

di Maria Teresa Manuelli

default onloading pic
Ristoranti chiusi a piazza Navona, a Roma

Gli esempi di chi prova a ripartire con nuove iniziative, ma locali poco attrezzati per il delivery. A rischio 50mila imprese e 300mila posti di lavoro.


3' di lettura

L’emergenza virus ha colpito pesantemente la ristorazione. Fipe (Federazione italiana pubblici esercenti) ha calcolato che dall’inizio dell’anno il settore degli esercizi pubblici ha già perso 12 miliardi di euro e a fine 2020 la perdita complessiva potrà essere di 28 miliardi di euro. Sono a rischio 50mila imprese e 300mila posti di lavoro.

Fipe chiede al governo la possibilità di vendere per asporto, come già avviene in altri Paesi, quali Francia, Germania, Danimarca, Regno Unito, Irlanda, Svizzera, Turchia e Olanda. «In questo modo – commenta il presidente Lino Enrico Stoppani – ci sarebbe un servizio in più per i cittadini, che potranno scendere al ristorante sotto casa per acquistare piatti pronti e un’opportunità commerciale per un settore strategico della nostra economia, tra i più danneggiati dall’emergenza in corso».

Accanto a Fipe anche 26 realtà dell’imprenditoria enogastronomica - con 34mila associati tra cuochi, ristoratori, pizzaioli, panificatori, pasticceri, cioccolatieri, gelatieri, responsabili di sala - si sono mobilitate unitariamente. Hanno presentato al Governo e alle Istituzioni la richiesta di misure essenziali per la sopravvivenza degli operatori per tutto il 2020: cancellazione delle imposte nazionali e locali pertinenti, credito per utenze relative alle attività commerciali; rateizzazione dei pagamenti degli acconti Ires, Irap senza interessi; proroga della cassa integrazione; sospensione di leasing, mutui e noleggio operativi e altri interventi specifici.

La situazione, infatti, è particolarmente grave: stando ai dati raccolti da Tiller, azienda francese con sede a Milano che si occupa di sistemi applicativi per registratori di cassa, con la chiusura di tutte le attività non essenziali il calo degli esercizi attivi è stato di circa l’80%. Oggi, però, dopo diverse settimane, si evidenzia una timida riapertura, grazie alla soluzione della consegna a domicilio. Tra i ristoratori che hanno deciso di tentare questa strada, vi sono trend in risalita soprattutto durante il weekend, dove si registrano solamente il -19% degli ordini e il -77% degli esercizi attivi rispetto alle settimane precedenti l’emergenza.

Secondo un’indagine del Centro Studi Fipe, tuttavia, solo Il 14,5% dei ristoranti è attrezzato per il delivery. Anche se il trend è in crescita, essendo attualmente l’unica fonte di ricavi. Lo confermano i numeri di Ristoacasa.net , la vetrina digitale della ristorazione italiana lanciata da Fipe proprio per aiutare gli imprenditori a sviluppare al meglio il servizio a domicilio, dando visibilità anche a chi per la consegna fa leva sulle proprie forze. La piattaforma conta, a pochi giorni dall’avvio, già quasi mille attività di ristorazione e cresce al ritmo di 40/50 nuove iscrizioni al giorno.

E diverse sono le iniziative in questa direzione. Menù, impresa leader nella produzione e commercializzazione diretta di specialità alimentari destinate alla ristorazione professionale, insieme ad altre aziende e associazioni, ha creato una rete per promuovere la distribuzione di pasti a domicilio e per fronteggiare con lo spirito di gruppo questo delicato periodo: #ristoriAMOci a casa.
«A fianco dei grandi nomi della ristorazione ci sono migliaia di piccole e medie realtà che ce la stanno mettendo tutta per affrontare questa situazione, cercando di diversificare nella consegna a domicilio. Un aiuto anche per gli anziani soli a casa», afferma Rodolfo Barbieri, presidente Menù.

#iostoconiristoratori è, invece, un gruppo di startup e professionisti del settore horeca che mette a disposizione gratis alcuni dei propri servizi. Il progetto guidato dalla modenese Dishcovery ha come obiettivo semplificare la transizione dei ristoranti nel mondo digitale rispettando le disposizioni e le restrizioni del Dpcm. «L’idea è stata ispirata dal progetto del Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione. Intendiamo fare lo stesso, con un focus sul mondo horeca» ha dichiarato Giuliano Vita, fondatore e ceo di Dishcovery.
Fa parte del progetto la stessa Tiller, impegnata a sensibilizzare i propri clienti sulle potenzialità del delivery e su come poterlo effettuare in sicurezza, attraverso webinar sulle regole da seguire per chi effettua delivery e su come organizzare la logistica del proprio locale per permetterne lo svolgimento nel rispetto della sicurezza di tutti.

Per approfondire:
MyCia, Foorban, High Quality Food, Fipe e Satispay: delivery smart
Il decalogo Fipe per il food delivery in sicurezza

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti