LA FASE DUE

Ristoranti, le regioni danno i primi via libera alle vendite da asporto. Apripista Abruzzo, Liguria, Toscana e Veneto

La lista potrebbe arricchirsi di nuovi casi nelle prossime ore. Pronto ad andare in questa direzione anche il Lazio

di Andrea Carli

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La lista potrebbe arricchirsi di nuovi casi nelle prossime ore. Pronto ad andare in questa direzione anche il Lazio


4' di lettura

In vista della fine del lockdown, prevista per il 3 maggio, alcune Regioni si sono portate avanti nel settore della ristorazione, e in particolare delle vendite d’asporto di cibo e bevande. Apripista sono Abruzzo, Liguria, Toscana e Veneto, con la terza ad aver preceduto le altre tre. Ma la lista potrebbe arricchirsi di nuovi casi nelle prossime ore. Pronto ad andare in questa direzione anche il Lazio.

L’intero comparto dei ristoratori italiani, secondo una stima della Fipe Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi) rischia di perdere con il lockdown oltre 28 miliardi di euro nel 2020, con circa 50.000 imprese che rischiano di non riaprire, con perdite di posti di lavoro per altre 300.000 persone. Da qui la richiesta all’esecutivo di consentire di vendere piatti pronti da asporto ai clienti, nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria e di distanziamento, esattamente come accade nella maggior parte dei Paesi europei. Il servizio di take away è attualmente attivo in Francia, Germania, Danimarca, Irlanda, Paesi Bassi e Regno Unito.

Il piano del Governo
Il piano per la ripartenza che nelle prossime ore il presidente del Consiglio dovrebbe delineare prevederebbe per bar e ristoranti la riapertura il 18 maggio. Ma l’ipotesi che già dal 4 maggio scatti il via libera per il servizio di asporto è in discussione.

Toscana autorizza vendita cibi da asporto
La prima ad autorizzare la vendita di cibi da asporto è stata dunque la Toscana. Mercoledì 22 aprile è stata emanata un’ordinanza che autorizza da oggi la vendita di cibi per asporto nei pubblici esercizi come ristoranti, pizzerie, gelaterie, bar e pasticcerie. L’ordinanza, la numero 41 dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, accoglie le richieste in tal senso delle associazioni di categoria, secondo le quali mediante lo strumento della prenotazione (per telefono, email o messaggio Whatsapp) il cliente si presenterà al punto vendita a un orario prestabilito, senza che si creino assembramenti.

Abruzzo riapre cucine ristoranti, ma solo asporto
Il giorno dopo è stata la volta dell’Abruzzo. La regione anticipa una parte della fase 2 dell’emergenza coronavirus e riparte dalla tradizionale pasta alla chitarra, dai ravioli e dalle pizze. Il governatore Marco Marsilio ha firmato un’ordinanza che, da oggi e fino al 3 maggio, permette di fatto la riapertura delle cucine di ristoranti e gastronomie, ma solo per la vendita per asporto. Il provvedimento consente, anche nei giorni festivi, «la vendita di cibo da asporto da parte degli esercizi di somministrazione di alimenti e da parte delle attività artigiane. La vendita per asporto - si legge - è effettuata previa ordinazione on-line o telefonica, garantendo che gli ingressi per il ritiro dei prodotti ordinati avvengano per appuntamenti, dilazionati nel tempo, allo scopo di evitare assembramenti all’esterno e consentendo nel locale la presenza di un cliente alla volta, assicurando che permanga il tempo strettamente necessario alla consegna e al pagamento della merce».

Il via libera del Veneto
Oggi, 24 aprile, è giunto il via libera del Veneto. La regione ha anticipato, con nuova nuova ordinanza firmata dal governatore Luca Zaia, alcune deroghe alle restrizioni nel commercio: è stato dato il via libera nella regione alla vendita del cibo per asporto nei take away, pasticcerie e gelaterie - finora era possibile solo la consegna a domicilio - mantenendo il divieto di consumo all’interno dei locali dell’esercizio. Negozianti e clienti dovranno avere mascherine e guanti, e rispettare il distanziamento di un metro. «Abbiamo raschiato il barile - ha detto Zaia - togliendo tutto ciò che si poteva per quanto è consentito dalla legge. Ma sia chiaro, non è il libera tutti».

Dal 27 aprile semaforo verde anche in Liguria
Anche il governatore della Liguria Giovanni Toti ha rotto gli indugi e ha annunciato una ordinanza con cui dal 27 aprile darà il via libera a una serie di attività come quelle dei bar e dei ristoranti che potranno preparare pasti da asporto. «Lavoriamo a una ordinanza che entri in vigore domenica notte per lunedì - ha spiegato in una conferenza stampa per far il punto della situazione covid-19 - Ve ne annuncio una parte ma tenete presente che sarà aggiornata nelle prossime ore. Al momento pensiamo che potranno aprire bar e ristoranti in modalità asporto, negozi di fiori e di calzature per bambini, saranno possibili attività sportive all’aperto anche insieme ai congiunti che vivono nella stessa abitazione. Sarà possibile usare bici in alcune fasce della giornata. Si potranno fare passeggiate e anche pesca sportiva lungo i fiumi. Pensiamo anche a eventuali servizi alla persona a domicilio come parrucchieri ed estetiste per contrastare un eventuale mercato nero», ha concluso.

La Campania dà il via libera (ma alle consegne a domicilio)
Se Abruzzo, Liguria, Toscana e Veneto hanno deciso di far scattare il via libera alla vendita d’asporto dei cibi, la Campania ha fatto lo stesso ma con le consegne a domicilio. Che proprio in questa Regione non si potesse mangiare la pizza, era qualcosa che non andava giù a parecchi. Saracinesche abbassate causa Covid19, i campani al governatore De Luca almeno chiedevano questo: la consegna a domicilio. E così dopo appelli e anche qualche protesta, il sì è arrivato e dal 27 aprile la pizza tornerà sulle tavole dei campani. La pizza non è l’unica novità contenuta nell’ordinanza numero 37, firmata il 22 aprile da De Luca. «Sono consentite le attività e i servizi di ristorazione - fra cui pub, bar, gastronomie, ristoranti, pizzerie, gelaterie e pasticcerie - esclusivamente, quanto ai bar e alla pasticcerie, dalle ore 7,00 alle ore 14,00, gli altri esclusivamente dalle ore 16,00 alle 22,00, per tutti con la sola modalità di prenotazione telefonica ovvero on line e consegna a domicilio e nel rispetto delle norme igienico-sanitarie nelle diverse fasi di produzione, confezionamento, trasporto e consegna dei cibi». Per acquistare una pizza d’asporto bisognerà invece attendere.

Per approfondire:
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