AIUTI verso il cdm

Ristori 5, dalle tasse sospese crediti d’imposta a chi è in crisi

Stop ai pagamenti congelati alle partite Iva che hanno subìto più perdite nel 2020

di Marco Mobili e Gianni Trovati

Indennizzi, ristoranti e bar in agitazione. Già distribuiti aiuti per 628 mln

3' di lettura

Non solo bonifici, ma anche crediti d’imposta, per cancellare le tasse al momento sospese fino ad aprile ad autonomi e imprese più in difficoltà per la crisi sanitaria. L’accoppiata è al centro del nuovo giro di «ristori» che il ministero dell’Economia sta studiando per il decreto finanziato dai 32 miliardi di nuovo deficit, atteso giovedì prossimo in Consiglio dei ministri. L’indice dei contenuti del «Ristori 5», atteso nelle prossime settimane, è stato steso dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri nella lettera inviata al vicepresidente della commissione Ue Valdis Dombrovskis e al commissario all’Economia Paolo Gentiloni. E accanto al rifinanziamento del reddito di cittadinanza e della Cig fino all’autunno e ai fondi aggiuntivi per scuola, sanità ed enti locali, si incontra un doppio intervento per le attività in crisi, a cui sarà destinato un «supporto di liquidità per le imprese colpite direttamente o indirettamente dalle chiusure» e «specifiche misure di aiuto per i settori più danneggiati».

Indennizzi destinati a moltiplicarsi

Le formule dei «ristori», su cui le Regioni chiedono di essere coinvolte nell’erogazione per «accelerare i tempi», sono insomma destinate a moltiplicarsi. E ad assumere anche una veste fiscale. In gioco ci sono in particolare le tasse sospese dal decreto numero 4 della serie, che valgono secondo i calcoli governativi 5,3 miliardi. Lo stop vale fino al 30 aprile, quando è probabile che molti dei debitori saranno invischiati in una crisi analoga o anche più dura rispetto a novembre scorso. Per questa ragione una parte degli aiuti, nel complesso di misure che dovrebbero valere fra i 12 e i 15 miliardi, dovrebbe arrivare sotto forma di cancellazione delle tasse. Con un meccanismo che trasforma quelle somme in crediti d’imposta da utilizzare in compensazione. Per esempio un’impresa che si è vista fermare tasse per 80, e avrebbe diritto a nuovi ristori complessivi per 100, riceverebbe i 20 di differenza. Una strada che evita alla finanza pubblica anche il rischio di finanziare nuovi aiuti perdendo in contemporanea le entrate ancora scritte a bilancio.

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Il fronte delle cartelle esattoriali

L’altro fronte fiscale del decreto in costruzione è quello delle cartelle, bloccare in extremis fino al 31 gennaio. Nel nuovo provvedimento arriverà un altro rinvio, almeno fino al 30 aprile quando termina (per ora) lo stato di emergenza. La nuova riscrittura del calendario poi, come confermato da Gualtieri nella lettera inviata ai vertici Ue, finisce per spostare all’anno prossimo una parte dei crediti, che come anticipato sul Sole 24 Ore sarebbero messi in sicurezza dall’allungamento dei termini di prescrizione. Ai piani alti del ministero dell’Economia si spinge anche per nuove forme di sanatoria, sotto forma di rottamazione quater e saldo e stralcio, rilanciate ancora nei giorni scorsi dalla viceministra all’Economia Laura Castelli. Ma il rischio di cancellare tasse anche a chi non ha subito perdite di reddito non sembra entusiasmare il ministro Gualtieri.

Anche perché il deficit abbonda, ma la finanza pubblica continua ad avere le proprie esigenze. Rimarcate dallo stesso ministro che ha voluto anche rassicurare la Ue sul fatto che il nuovo disavanzo 2021 non cancella gli obiettivi per i prossimi anni. Obiettivi che in realtà si fanno sempre più ambiziosi: perché per centrare il 4,7% di deficit nel 2022 bisognerà ridurre il disavanzo di oltre 4 punti, rispetto all’8,8% a cui si attesta quest’anno sulla base di una stima di crescita al 6% messa in pericolo dall’emergenza. Emergenza che ha già fatto accantonare l’altro obiettivo di quest’anno, quello di avviare la riduzione del debito: il 2020, conferma Gualtieri, si chiuderà con un debito Pil intorno al 157%, mentre quest’anno si dovrebbe arrivare intorno al 158-158,5%. Ma entro il 2030 si tornerà ai livelli precrisi, ribadisce Gualtieri.

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