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Fisco, stop a Iva e ritenute più esteso nelle Regioni arancioni

Si allargano i confini della sospensione fiscale che ferma pagamenti per 584,8 milioni. Stop ai contributi alle attività limitate. Fondo perduto per 1,1 miliardi

di Marco Mobili e Gianni Trovati

Nuovo dl Ristori, Conte: "Anche scostamento se serve"

3' di lettura

Nel giorno in cui comincia a estendersi il novero delle Regioni «arancioni», arriva in Gazzetta Ufficiale il decreto Ristori-bis. Che nel suo testo finale allarga anche a questi territori il meccanismo delle sospensioni fiscali per le attività chiuse. Ad ampio raggio anche la sospensione dei contributi di novembre: riguarderà tutte le attività che subiscono limitazioni, non solo chiusure. In altre parole, il blocco dei pagamenti Inps di novembre riguarderà anche bar e ristoranti in area gialla, che non saranno però abbracciati dal blocco di Iva e ritenute. I ristoratori, però, insieme ad alberghi e tour operator trovano l’esplicito esonero dai versamenti fiscali quando si trovano in area rossa. Si precisa anche lo stop all’acconto di fine novembre per i soggetti Isa, che si applicherà a tutte le attività chiuse a prescindere dal calo del fatturato del primo semestre 2020.

La versione finale del Ristori bis

Il complicato intreccio di queste norme ha occupato i tecnici del governo a lungo. E l’approdo del testo in Gazzetta Ufficiale è arrivato solo dopo un’ulteriore limatura di regole e coperture. Nella sua versione finale, la nuova tornata di contributi a fondo perduto vale 1,071 miliardi, ed estende i contributi a 130 categorie. Fra gli ingressi dell’ultimo minuto vanno segnalate una serie di attività collegate ai trasporti, che non rientrano nei principali codici Ateco del settore, e gli operatori che lavorano nelle filiere di agricoltura e pesca. Per queste attività la sospensione dei contributi riguarda anche il mese di dicembre.

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Misure per oltre 2,8 miliardi

L’ennesima messa a punto del decreto testimonia le difficoltà crescenti per i conti pubblici nel tentativo di seguire passo passo l’evoluzione dell’emergenza. Nella sua versione finale il decreto Ristori-bis innesca misure per poco più di 2,8 miliardi, raccolti con un complesso lavoro di ricerca fra le somme non spese degli interventi precedenti. La norma finanziaria di chiusura determina coperture per 2.568,8 miliardi. Ma altri 300 milioni circa sono prodotti dalle rimodulazioni presenti negli altri articoli. Il complesso di questi sostegni, precisa il decreto, rientrerà nei calcoli sui limiti agli aiuti di Stato fissati dal Temporary Framework comunitario.

Risorse da 1,2 miliardi dal fondo sblocca debiti

Per completare lo sforzo finanziario indispensabile a mettere in moto il nuovo giro di aiuti il decreto pesca 1,2 miliardi dal fondo sblocca-debiti della pubblica amministrazione, che nonostante le promesse della vigilia si è trasformato in un flop liberando solo il 10% delle fatture potenzialmente interessate. Altri 830 milioni sono pescati dalle risorse non spese per la Cassa integrazione modello Covid, 200 milioni arrivano dal fondo per le «esigenze indifferibili», 160 vengono dirottati dalle risorse per il bonus pensato per gli stagionali del turismo e della cultura e 100 dagli stanziamenti per i centri di accoglienza dei migranti.

Il ministero dell’Economia vigila sui tetti di deficit

Su questa delicata architettura vigila una super-clausola, inserita in extremis nel decreto, che incarica il ministero dell’Economia di vigilare sul rispetto dei tetti di deficit autorizzati dal Parlamento adottando «le iniziative previste» per il rispetto dell’articolo 81 della Costituzione. Un altro segnale che sembra indicare il progressivo assottigliarsi degli spazi di manovra ancora a disposizione per quest’anno. Se serviranno altri aiuti, ipotesi non impossibile visto l’evolversi della pandemia, tornerà di stretta attualità il ricorso a un nuovo scostamento di bilancio chiesto a gran voce sia nella maggioranza sia nell’opposizione. E il fatto che nuovi interventi servano è chiaro allo stesso Governo. «Vogliamo costruire una misura per chi è rimasto aperto e ha subito un forte calo di fatturato», spiega ad esempio la viceministra all’Economia Laura Castelli. Per il momento, il decreto prevede un cuscinetto in caso di ulteriore allargamento, di fatto già in corso, delle aree ad alto rischio, con un accantonamento da 340 milioni sul 2020 e 70 milioni sul 2021. Il decreto arriverà ora in Senato dove confluirà nel decreto Ristori-1, il cui termine per gli emendamenti è fissato per giovedì alle 12.

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