Gli esclusi

Ristori, così i parametri rigidi sul fatturato creano i nuovi «esodati»

Tre storie vere di piccoli imprenditori, raccontateci dai lettori

di Marco Mobili e Gianni Trovati

Decreto Sostegni: perdite autocertificate, ma controlli

2' di lettura

C’è Lorenzo, che ha aperto la partita Iva a fine 2018 per ottenere il finanziamento bancario ma ha finito la ristrutturazione e ha ospitato il primo cliente del suo Bed and Breakfast a Napoli solo a giugno del 2019. C’è Maria, che a marzo 2019 ha deciso di trasformare il suo bar di Milano in un bistrot con un investimento di 100mila euro e sei mesi di lavori nel locale prima di riaprire a ottobre di quell’anno. E c’è Giampiero, che di ristoranti ne ha tre, a Firenze, ma li ha riuniti sotto un’unica società, che ha fatturato 10,2 milioni di euro.

I nomi sono di fantasia. Ma le storie sono vere, raccontateci dai lettori di questo giornale. E hanno un tratto in comune. I tre piccoli imprenditori hanno perso fra il 50 e il 75% del loro fatturato nel 2020, ma non hanno ottenuto un euro: né di «ristori», come il governo Conte-2 chiamava gli aiuti a fondo perduto, né di «sostegni», nella nuova onomastica del governo Draghi.

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I criteri di calcolo e il loro difetto

I criteri di calcolo degli aiuti sono cambiati, e non guardano più il solo mese di aprile 2020, estendendosi ora a tutto l’anno. Ma non è sparito il loro difetto d’origine: considerare l’economia reale delle piccole imprese come un mondo rigido, tutto uguale, fotografato in modo fedele dal confronto fra il fatturato pre-crisi e quello investito dalla pandemia.

Il mondo vero, invece, è articolato, popolato di vicende tutte diverse fra loro. Il fatturato del 2019, che i rigidi parametri ministeriali considerano la pietra di paragone per misurare l’attività “normale” e confrontarla con quella in crisi da Covid, è un numero soggetto a variabili infinite. E, quando incrocia un meccanismo rigido come quello che ha governato fin qui gli aiuti statali, rischia di penalizzare di più proprio chi ha deciso di scommettere sulla propria attività. In un momento sbagliato.

Trovare un indice che si adatti su misura a ogni singolo caso è complicato, certo. Ma in calendario per le prossime settimane c’è un altro decreto, finanziato da nuovo deficit. È l’occasione giusta, anzi l’ultima, per evitare di creare la nuova categoria degli «esodati dai ristori». E per mettere davvero in campo quella «perequazione» di cui i partiti hanno parlato in continuazione. Ma che finora non si è vista.

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