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Rita Levi Montalcini: come trovare il bene nel male


«Col farmaco della Montalcini portiamo l’eccellenza italiana in tutto il mondo»

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«Se non fossi stata discriminata o non avessi sofferto di persecuzioni, non avrei mai ricevuto il premio Nobel», aveva dichiarato Rita Levi-Montalcini. Femminista in una famiglia dai costumi vittoriani, ebrea e libera pensatrice nell’Italia di Mussolini, il premio Nobel ha dovuto fronteggiare molte e varie forme di oppressione nella sua vita. Nonostante questo la neurobiologa non ha mai perso la sua tenacia e anzi ha trasformato le difficoltà in punti di forza.
La lunga e determinata lotta è infatti culminata con l’adesione al piccolo gruppo di donne “Nobeliste” nel 1986.

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Ha vinto il premio Nobel per aver scoperto una sostanza essenziale per la sopravvivenza delle cellule nervose: il nerve growth factor (Ngf), scoperta che ha portato a una nuova comprensione dello sviluppo e della differenziazione del sistema nervoso con la possibilità di rigenerare le fibre nervose. Si apriva quindi la strada delle applicazioni pratiche.

Il premio Nobel cominciò a lavorare su possibili applicazioni nel settore dell’oculistica. La scienziata aveva visto gli effetti della sua proteina su una piccola paziente verso la fine degli anni ’90. Fu poi l’azienda biofarmaceutica Dompé a investire nel progetto. Nel tempo ci fu una collaborazione tra Dompé e i centri di eccellenza in oftalmologia italiani per sviluppare il farmaco. Cenegermin è il nome del principio attivo del farmaco ed è la versione ricombinante dell’Ngf umano, sviluppata e messa a punto attraverso un processo produttivo biotecnologico originale di Dompé.

Si tratta di una proteina simile a quella naturalmente prodotta dal corpo umano, coinvolta nello sviluppo, nel mantenimento e nella sopravvivenza delle cellule nervose. Somministrato sotto forma di gocce oculari in pazienti con cheratite neurotrofica moderata o grave, questo collirio può aiutare a ripristinare i normali processi di guarigione dell’occhio e a riparare il danno della cornea. In pratica, stimola lo sviluppo, il mantenimento e la sopravvivenza delle cellule nervose e a riparare il danno della cornea.

Ma si spera anche che in un futuro prossimo la molecola Ngf sotto forma di collirio possa essere somministrata durante le prime fasi dell’Alzheimer per ridurre o bloccare l’evoluzione della patologia.

Già da anni si è provato l’uso di Ngf nel trattamento di questa malattia neurodegenerativa, ma l’ostacolo è che richiede la somministrazione intracerebrale. Questo perchè la molecola non riesce ad attraversare la barriera ematoencefalica. La somministrazione di Ngf per via oculare rappresenterebbe una potenziale strategia, non invasiva, per attraversare la barriera cerebrale.

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Gli studi clinici condotti da Luigi Aloe, dell’Istituto di Neurobiologia e medicina molecolare (Inmm) del Cnr di Roma e da Alessandro Lambiase della Clinica Oculistica dell'Università di Roma “ Campus” pubblicati sulla rivista Brain Research confermano infatti che l’Ngf somministrato come collirio raggiunge i neuroni cerebrali migliorando le capacità cognitive e permettendo un nuovo approccio terapeutico contro l’Alzheimer. La strada è promettente anche se lunga ed è stata tracciata nel lontano 1986, quando Levi-Montalcini e Cohen hanno vinto e condiviso il premio Nobel.

Quando il telefono squillò a Roma con la notizia, la neurobiologa stava leggendo un libro di Agatha Christie’s, Evil under the Sun. «Nel momento in cui stavo scoprendo l’assassino, mi hanno comunicato l’assegnazione del Nobel - raccontava. E sulla penultima pagina di quel libro c’è segnato “la chiamata da Stoccolma” e l’ora. Levi Montalcini era molto felice, ma voleva conoscere la fine della storia...

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