TRAFFICO CONGESTIONATO

Ritardo aereo, perché è così affollato il cielo sopra l’Europa

Il cielo unico in Ue è ancora un’utopia. In Europa, infatti, esistono ben 41 diversi controlli del traffico aereo

di Biagio Simonetta

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Il cielo unico in Ue è ancora un’utopia. In Europa, infatti, esistono ben 41 diversi controlli del traffico aereo


3' di lettura

Se state programmando di volare per un meta europea la prossima estate, cominciate a pensare anche che potreste subire ritardi. La situazione nei cieli d’Europa, infatti, pare sia molto affollata. Almeno secondo gli addetti ai lavori, come Eurocontrol , l'organizzazione intergovernativa che si occupa di controllare proprio il traffico aereo sui cieli europei. E il fatto che Ryanair abbia in programma di aggiungere solo 10 voli al suo programma estivo, per evitare di congestionare il traffico, la dice lunga sulla situazione attuale.

«La gente deve capire che siamo in una situazione di crisi», ha detto al Wall Street Journal, Iacopo Prissinotti, dirigente ENAV, direttore di gestione della rete per Eurocontrol da marzo. Una crisi che, a quanto pare, nasce da lontano da un problema europeo mai risolto: l'autonomia dei Paesi membri in fatto di traffico aereo.

Il cielo unico europeo? Non esiste
Negli ultimi 6 anni, i voli di linea sono aumentati del 16% in Europa, mentre i ritardi imputabili a congestione aerea o altri rallentamenti sono quadruplicati, passando da una media di 0,38 minuti per volo del 2013 a 1,68 minuti nel 2018 (era di 1,43 minuti/volo nel 2008). Il problema principale, secondo molti analisti, riguarda l'autonomia dei cieli. In Europa, infatti, esistono ben 41 diversi controlli del traffico aereo. Un risultato al quale si è arrivati perché mai nessuno ha voluto rinunciare alla sovranità dei propri cieli.

Una ventina di anni fa, a livello comunitario, si era discusso della possibilità di realizzare sei centri ATC (Air Traffic Control), gestiti da Eurocontrol, così da costruire un cielo unico europeo. Ma non è mai successo. Così, ogni volta che un singolo Paese ha un problema, il tutto si riversa sull'intero traffico continentale.

Qualche giorno fa, ad esempio, uno sciopero dei lavoratori francesi per la riforma previdenziale, ha messo in evidenza tutte le lacune di un controllo del traffico aereo così frammentato. Perché quando i controllori di volo parigini si sono staccati dalle loro postazioni per scioperare, le ripercussioni si sono abbattute non solo sulle tratte da e per gli aeroporti francesi, ma sulla maggior parte dei voli che dovevano sorvolare i cieli francesi, quindi gran parte del traffico aereo europeo. E oggi che la riforma economica francese sta incontrando ostacoli e manifestazioni di protesta in tutti i settori, le compagnie aeree temono che nei prossimi mesi possano susseguirsi continui scioperi e conseguenti disagi. A questo si somma l'effettiva carenza di controllori del traffico aereo, che si acuisce maggiormente nei mesi estivi. Ed è questo quello che desta più preoccupazione.

Il paradosso del vecchio continente, comunque, rimane enorme: perché oggi, in Europa, le persone attraversano liberamente le frontiere. Ma in cielo esistono confini ben definiti, e gli aerei devono attenersi a regole precise. «Abbiamo un unico sistema bancario in Europa. Abbiamo un unico sistema per dirigere i treni. Ma lo spazio aereo in qualche modo è diverso. È pazzesco» ha detto al Wall Street Journal, Kenny Jacobs, il capo del marketing di Ryanair.

Accordo ancora lontano
C'è da aggiungere che a inizio dicembre, i ministri dei Trasporti dell'Unione si sono riuniti per rimettere in pista il Regolamento per il Cielo unico europeo (SES), fermo al 2013, trovando una sorta di accordo preliminare sul fatto che serva un intervento concreto. Ciononostante, permangono le perplessità di alcuni stati membri sull'apertura dei loro cieli, e alcuni ministri hanno chiesto espressamente che vengano tutelate «le specificità locali».

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