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Ritardi, hacker, Regioni diverse: ecco chi non riesce ad avere il green pass

Chi è vittima di discrepanze tra Regioni, chi di problemi normativi, chi colpito dall’attacco alla Regione Lazio: chi sono i bloccati nel limbo

di Alessandro Longo

Green pass, ecco i nuovi obblighi dal 1° settembre sui mezzi di trasporto e a scuola

3' di lettura

Guariti e vaccinati bloccati nel limbo del green pass. Ritardi nel fornirlo, a causa persino di un attacco informatico, quello a Regione Lazio. Per non parlare dei vaccinati all'estero che ora, tornati in Italia, si sentono come paria. Soprattutto in vista dell'obbligo dal primo settembre, che pesa in particolare sul personale scolastico e sui pendolari (su treni intercity e alta velocità).

Sono numerose le lettere che arrivano alla redazione del Sole 24 Ore: cittadini vaccinati e scontenti, perché pur avendone diritto non riescono ad avere il green pass. Al solito per colpa di un intoppo burocratico o informatico.

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Piattaforma per le scuole in ritardo

È il caso di Donatella T., preoccupata perché «a breve dovrò riprendere servizio scolastico». Inutili le chiamate al call center (1500). Tramite un'indagine con il ministero della Salute, abbiamo scoperto l'intoppo: Donatella è guarita dal Covid e ha ricevuto una dose; ha attestato la guarigione tramite un test antigenico.

Prima serviva un test molecolare a questo scopo, ma ora alcune regioni – tra cui quella di Donatella, il Lazio – accettano anche un antigenico con valori di confidenza molto alti. Il problema è nato da questa discrepanza tra la scelta regionale e le impostazioni del sistema informatico, ancora fermo alle regole nazionali, che richiedono un molecolare.
Risultato: il sistema non riportava il completamento del ciclo.

Adesso Regioni e ministero lavorano alla bonifica dei dati per risolvere queste discrepanze. Si confida che la soluzione ci sia in fretta.
Intanto è in arrivo una piattaforma informatica per identificare in automatico i docenti senza pass. Tra l'altro sembra proprio che la piattaforma sia in ritardo rispetto all'avvio dell'obbligo, per motivi tecnici e normativi (si attende un decreto e l'ok del garante privacy): le scuole saranno costrette a verifiche manuali nel frattempo.

L’attacco alla Regione Lazio

Poi ci si può mettere anche un attacco informatico, a ritardare il sistema. È accaduto alla Regione Lazio, con il risultato che l'erogazione del green pass (come molti altri servizi) è in ritardo, come ci confermano fonti del ministero.

Così si lamenta Andrea di Tillo (candidato a Roma nella lista Calenda), su Facebook: «Sono vaccinato ma privo di pass per la seconda dose; dopo attacco hacker molti si trovano nella mia situazione. Penso a un giovane vaccinato che non può tornare a studiare lavorare a Parigi o Londra. Un disastro assurdo targato Regione Lazio».

In questo caso, dato che la competenza è solo regionale, anche se il green pass ha valenza nazionale un attacco informatico contro una singola Regione ha conseguenze senza soluzioni per i suoi cittadini. “Dei vaccinati stranieri in Italia avete scritto, ora scrivete anche dei vaccinati italiani all'estero privi di pass», scrive invece Gian Luca F. «Molti italiani, lavoratori all’estero, sono discriminati dal green pass per aver fatto qualche vaccino politicamente ed economicamente scorretto (vedi Sinovac, Sinopharm, Sputnik). In questo momento io, italiano e residente in Italia, ma all’estero (Algeria) per lavoro e vaccinato, quando torno a casa non posso uscire liberamente con la mia famiglia», aggiunge.

Problemi tra regioni

Qui l'intoppo è di alto livello, normativo. In teoria il lettore potrebbe farsi un vaccino in Italia – dato che per il nostro sistema sanitario non si è vaccinato -, ma è meglio consultarsi con il proprio medico. Al minimo, è consigliabile un certo distanziamento temporale tra le dosi.

«Potrebbe fare un test per il dosaggio anticorpale; se non ci sono anticorpi o quasi significa che non è protetto e può andarsi a vaccinare in Italia», consiglia Sergio Pillon, medico esperto di green pass.

Perdurano infine i ritardi green pass a chi si vaccina in due regioni diverse. Come testimonia, il 19 agosto, Gale C., vaccinata prima a Milano, dove risiede, e poi in Liguria dove è bloccata per motivi medici.

Di solito questi casi, a quanto appurato con fonti del ministero, sono dovuti a discrepanze tra i sistemi informatici regionali o a errori manuali di input dati: il centro vaccinale della seconda dose l'ha inserita come prima senza considerare quella precedente.


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