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Ritorno agli anni Ottanta e la lezione sempre attuale di Super Mario

Sono in molti a sperare che il premier dalle segrete stanze di Palazzo Chigi possa concedere un bis al suo «whatever it takes» del 2012 in salsa esclusivamente italiana

di Giancarlo Mazzuca

2' di lettura

In questi giorni di grave crisi internazionale anche sul fronte economico pochi se ne sono accorti, ma proprio dieci anni fa, nel luglio del 2012 (il 26 per la precisione), l'allora inquilino dell'Eurotower Mario Draghi pronunciò la famosissima frase «Whatever it takes» (che vuol dire: «Tutto ciò che è necessario», o anche «costi quel che costi») per indicare che la Banca centrale europea avrebbe fatto l'impossibile per salvare l'euro dalla speculazione internazionale durante quel difficile periodo attraversato dalla crisi del debito sovrano.

Quelle parole, dette a Londra durante un forum di investitori e dirigenti d'azienda, divennero lo slogan vincente della gestione draghiana di Bce a sostegno dei Paesi dell'eurozona in un periodo di grave crisi dei mercati finanziari del Vecchio Continente e non solo. Alla luce di quanto sta succedendo oggi - con il rischio «default» che incombe e con l'inflazione che ci fa ripiombare agli anni Ottanta - mai un anniversario sembra così d'attualità.

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Senza contare che le ultime mosse di Christine Lagarde, la ”madame” che ha preso il posto di Super Mario, tra decisioni troppo forti ed immediate marce indietro, hanno finito per far rimpiangere proprio quegli interventi che, dieci anni fa, aveva varato a l'attuale inquilino di Palazzo Chigi tanto che molti si sono detti: se all'ultimo piano del grattcielo di Francoforte ci fosse ancora lui…

Reazione a crescita dello spread e crisi dei Piigs

Ma l'allievo di Franco Modigliani cosa fece nel 2012? In quel periodo, alcuni membri del club europeo (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna che vennero poi ribattezzati “Piigs”) erano stati colpiti da un terremoto economico e finanziario in seguito alla grave crisi dei subprime di quattro anni prima, una crisi che aveva visto su fronti contrapposti i Paesi in grande difficoltà come l'Italia, favorevoli all'immissione di nuova moneta da parte della Bce, e gli altri (Germania ed Olanda in primis) che erano invece contrari.

La crescita dello spread, con il rischio-default sempre più incombente, finì per aumentare notevolmente le tensioni tra i partner, tanto da far paventare una rottura all'interno del club comunitario. In una situazione così delicata, Draghi non ci pensò due volte e annunciò solennemente che avrebbe difeso con tutti i mezzi l'euro e l'Unione monetaria europea. Il discorso del governatore di Francoforte, che si concretizzò nel settembre successivo quando presentò un piano di acquisti diretti dei titoli di Stato a breve termine, fu un segnale ben preciso. La cancelliera Merkel, che era molto preoccupata per un possibile aumento dell'inflazione, a quel punto fece buon viso a cattivo gioco, i tassi cominciarono a scendere ed i mercati si tranquillizzarono.

Insomma, accadde tutto quello che non sta succedendo ai giorni nostri, con gli ultimi dati sul costo della vita che ci hanno appena fatto precipitare agli anni Ottanta. Ecco perché la lezione di Super Mario è ancora oggi di estrema attualità, tanto che sono in molti a sperare che il premier possa magari concedere un bis in salsa esclusivamente italiana dalle segrete stanze di Palazzo Chigi.

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