Destinazioni

Ritorno alla normalità con la dolce vita di Capri

Alla scoperta di uno dei gioielli del turismo mondiale dall’hotel Punta Tragara al ristorante stellato Monzù fino all’aperitivo sulla terrazza del JK Capri

di Sara Magro

3' di lettura

All'hotel Punta Tragara si arriva solo a piedi. Le valigie te le prelevano all'uscita dell'aliscafo, poi sali fino alla piazzetta in funicolare o in taxi, ma gli ultimi 800 metri devi scarpinare. Ed è il suo bello, perché dove c'è da camminare, anche pochi passi, non arriva mai la folla.

Ma piazzetta Tragara vale tanto quanto quella mondana, poco più giù: nella seconda si fa amicizia, business, politica, nella primasi va per passeggiare, ammirare il panorama, ma anche per bere al gin bar più rifornito dell'isola, per mangiare al Monzù, dove lo chef Luigi Lionetti ha conquistato la stella Michelin nel 2019 e per dormire in suite con le viste più poetiche che si possono immaginare nello storico albergo, che a sua volta è in una villa immaginata e schizzata da Le Corbusier come “un lichene attaccato alla roccia”.

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Inizialmente doveva essere una residenza privata, così grande che l'avevano soprannominata la “stracasa”. Poi, più consono alle sue dimensioni, è diventato un piccolo hotel. Contrariamente alle recenti mode dell'ospitalità, al Punta Tragara non ti stupiscono con le esperienze avvincenti, ma con quella avvolgente di un cinque stelle caprese. Una delle due piscine è un anfiteatro rivolto verso lo spettacolo delle scogliere a picco, del mare, degli yacht in cerca di un riparo tranquillo.

Infatti Capri è innanzitutto un ritiro accogliente, come lo fu per Tiberio che per 11 anni comandò l'Impero Romano da Villa Jovis e dalle sue altre ville sull'isola. Il motivo? «Semplice: è uno dei posti più belli del mondo», spiega Antonio Monda che con questo slogan allettante, invita a Capri scrittori di fama internazionale per partecipare al festival letterario “Le conversazioni”, assicurando loro meraviglia e ispirazione e nuovi adepti all'isola. Gli incontri si svolgono perlopiù in piazzetta Tragara, davanti all'hotel, dove spesso risiedono gli illustri ospiti, da Jonathan Franzen a Ian McEwan, da Fran Lebowitz a Dave Eggers (fino al 4 luglio 2021, www.leconversazioni.it). Nei giorni del festival può capitare di far colazione di fianco a un futuro Premio Pulitzer, ma il parterre è sofisticato anche senza letterati. Oggi non c'è più il jet set, bensì giovani che riservano la suite più bella per fare una proposta di matrimonio, o famiglie di più generazioni che preferiscono trovare una dimora indipendente, con personale e servizi dedicati, a maggior ragione in tempi di Covid19.

Come Villa Castiglione, della stessa proprietà, a un quarto d'ora dall'hotel: un fortino di mille metri quadrati e cinque camere con interni di design appena rinnovato che domina l'isola da ogni finestra e dalle grandi terrazze. La Dolce Vita, più intima e privata di prima, ha i suoi riti. Un salto alla libreria della casa editrice La Conchiglia, dove si trova tutta la letteratura caprese, i sandali su misura da Costanzo Ruocco, come ai tempi di Jacqueline, le camicie di lino di 100% Capri, con cui Toni Aiello ha spopolato ispirandosi a Curzio Malaparte, Vittorio De Sica, Onassis.

L'aperitivo si fa sulla terrazza del JK Capri, piccola e raffinatissima casa-hotel, dove è approdato Andrea Cimino portando da St Barths un tocco esotico per i piatti estivi, come le linguine all'astice e scorza di limone. Il new normal dell'era Covid prevede un piatto di scialatielli sotto i limoni da Paolino, e la pizza da Aurora, il ristorante più vecchio. Per la serata gourmet si prenota al Monzù, 10 tavoli in terrazza al Punta Tragara, dove arrivano 4, 6 o 9 portate, dalla seppia con ricci di mare e mela verde al Lemon-zù, una delizia al limone con cuore di babà, tutto essenzialmente caprese.

La consapevolezza di aver creato un gioiello del turismo mondiale è evidente nei capresi, l'orgoglio tangibile. Ma chi lo rappresenta oggi, chi è il nuovo Tonino Cacace? «Purtroppo non ce n'è un altro come il “dottore”» dicono tutti, con nostalgia. È un uomo colto e di buon gusto, un grande hotelier che ha portato l'arte, il lifestyle e gli stranieri ad Anacapri, creando la zona ultravip dell'isola, dove si fa trekking sul Monte Solaro, il punto più alto (589 m), e si passeggia nel Parco Filosofico, con la ricompensa di tramonti e panorami indimenticabili.

Guarda caso, i migliori concierge, direttori di sala, manager arrivano dalla scuola di Cacace, che anche se ha lasciato l'isola da qualche anno, è ricordato come il grande ambasciatore dell'eleganza caprese degli ultimi decenni. Ora il posto è vacante. Eppure l'isola è piena, non tanto come vorrebbe chi lavora nel turismo, ma certo non desolata. In piazzetta trovi un posto a sedere - vantaggio non trascurabile - per bere una limonata ghiacciata e guardarti intorno. C'è osservatorio migliore per capire com'è Capri oggi? È presto per dirlo e per parlare di nuova Dolce Vita. Ma dopo mesi di clausura, qualche giorno lì sa di ritorno credibile alla normalità.

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