arte

Ritorno a Palazzo Grimani

di Marco Carminati


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3' di lettura

Nel 1981 il Ministero dei Beni e della attività culturali acquistò Palazzo Grimani presso Santa Maria Formosa a Venezia e avviò un complesso e importante restauro che si concluse nel 2008. Poi, dal 2015, il palazzo divenne una delle sedi del Polo Museale veneto. Questo edificio rappresenta per la città di Venezia una singolare rarità perché si ispira nelle forme alle antiche domus romane e ai palazzi rinascimentali della Roma papale; una somiglianza che viene accentuata anche dalla presenza all'interno di affreschi e decorazioni ascrivibili a Giovanni da Udine (allievo romano di Raffaello), a Francesco Salviati e a Federico Zuccari. Cuore di tutto l'edificio era (ed è tutt'oggi) la spettacolare Tribuna, un ambiente a pianta quadrata con volta a padiglione, le cui pareti sono scandite da colonne, lesene, timpani, mensole e nicchie policrome, appositamente pensate per contenere ed esporre la straordinaria collezione d'antichità posseduta dalla famiglia Grimani.

Palazzo Grimani, il ritorno all’antico

Palazzo Grimani, il ritorno all’antico

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Proprio in virtù di questa collezione di “ anticaglie”, Palazzo Grimani era nel Cinquecento meta obbligata di eruditi, letterati, artisti e sovrani in visita alla città di Venezia, e i Grimani erano ben consapevoli della funzione pubblica che rivestiva questa raccolta privata, e del lustro che essa portava alla Serenissima Repubblica Veneta.

Per tutto il XVI secolo, il doge Antonio Grimani e i due cardinali-patriarchi di Aquileia Domenico Grimani (prima) e Giovanni Grimani (poi), contribuirono – assieme ad altri esponenti della famiglia – ad arricchire enormemente le collezioni familiari. Tra queste vi erano appunto le eccezionali statue di origine greca e romana, in parte direttamente acquisite a Roma, che i Grimani collocarono progressivamente nella Tribuna del Palazzo.
Il patriarca Giovanni Grimani fu l'ultimo collezionista della stirpe, e nel 1587 decise di donare la raccolta di sculture alla Serenissima Repubblica. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1593, i marmi vennero tolti dalla Tribuna di Palazzo Grimani e trasferiti nel Vestibolo della Biblioteca Marciana, diventando il nucleo portante del grande Statuario di Venezia.

L'urgenza di effettuare lavori di restauri al soffitto del Vestibolo della Marciana hanno reso necessaria, nei mesi scorsi, la rimozione di tutti i marmi dello Statuario, e tale operazione ha reso possibile il felicissimo ricollocamento delle antichità Grimani proprio nella Tribuna (rimasta vuota ma intatta) che le aveva ospitate nel Palazzo di famiglia fino alla fine del Cinquecento.
Lo scenografica mostra di riallestimento, intitolata “Domus Grimani 1594-2019. La collezione di sculture classiche dopo quattro secoli”, è curata da Daniele Ferrara e Toto Bergamo Rossi e resterà in loco fino al 30 maggio 2021. Lo spettacolo delle statue e dei busti riposizionati nelle nicchie, sulle mensole e sui fastigi originari è davvero mozzafiato, e rappresenta un esempio più unico che raro di museografia tardorinascimentale sostanzialmente intatta.

Il percorso di visita comincia nell'infilata di sale adiacenti alla Tribuna, dove si trovano esposti manufatti oltremodo straordinari: come gli arazzi di manifattura medicea (ma commissionati dai Grimani), i dipinti michelangioleschi e gli strepitosi mobili rinascimentali intagliati nel legno o intarsiati con pietre dure (si osservino il Tavolo Franchetti e il Tavolo Grimani).

    Poi, si giunge alla Tribuna. La magnificenza dell'insieme rende difficile fissare l'attenzione sulle singole statue. Ma è bene sapere che qui si trovano frammiste l'una all'altra statue greche del 130 avanti Cristo con statue romane del I e II secolo dopo Cristo, e statue “all'antica” risalenti al Rinascimento. Ercole e le Muse, Apollo e Afrodite, Giove e Atena occhieggiano dalle nicchie e dalle mensole, assieme agli imperatori di Roma (Caracalla, Adriano, Commodo) e ai personaggi più celebri della mitologia greco-romana. Se aguzzate la vista riconoscerete Ganimede ed Eros, Narciso e la Leda, i Centauri e Sileno. E financo la Dea alata della Vittoria.

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