Il mercato

Riuso, riciclo, nuovi servizi: la sostenibilità della telefonia

Vendita di prodotti ricondizionati o usati e permuta: così la vita dei device viene allungata e l’impatto sull’ambiente è ridotto

di Mario Cianflone

(REUTERS)

3' di lettura

Una scelta smart e sostenibile. È il riuso dei dispostivi elettronici e qui parliamo soprattutto di smartphone, visto che sono ormai l’alfa e l’omega dell’elettronica di consumo nel cui mercato si assiste a due fenomeni: la vendita di device ricondizionati e quella dei prodotti usati. Qual è la differenza tra due questi due segmenti che complessivamente arrivano a pesare fino 15% del volume complessivo che in Italia si aggira sui 15 milioni di pezzi?

Uno smartphone usato è un oggetto venduto senza che siano stati eseguite importanti operazioni di ripristino. In genere la vendita avviene nei tanti negozi online, anche in forma di app sia da parte di privati che sfruttano le piattaforme web sia da parte di operatori specializzati che spesso eseguono una diagnostica e sostituiscono la batteria (che resta l’elemento più critico). Questi prodotti presentano normali segni di usura e qualche graffio. Si tratta per lo più di difetti estetici che non inficiano la funzionalità. Come accennato esiste anche la vendita tra privati, utilizzando per esempio portali e app, ma bisogna andarci cauti perché si può prendere una cantonata. Non a caso molti gestori dei market online fra privati offrono formule di garanzia e di assistenza alla spedizione. Quello dello smartphone usato fa parte anche dell’emergente fenomeno dell’oggetto di seconda mano scambiato tra privati che in questo periodo, proprio grazie a piattaforme online, sta prendendo piede perché permette di fare un decluttering sostenibile delle cose che abbiamo in casa e non usiamo: si ricava qualche soldo e in più facendo bene al pianeta e riducendo gli sprechi.

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I NUMERI DEL FENOMENO
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Un device ricondizionato, refurbished come si dice, è invece stato quasi sempre rivisto da cima a fondo: praticamente ricostruito.Questo tipo di operazione è effettuata in grandi laboratori, situati in paesi con costi bassi della manodopera, dove in un processo auspicabilmente carbon neutral, vengono sostituite le scocche e rimpiazzati i vetri (o il display) e installati componenti nuovi (presa usb, modulo fotocamera per esempio). Il tutto ha l’aspetto, se è classificato come “A Grade”, pari al nuovo. Ma nuovo non è, tuttavia funziona ed è garantito. Con questa formula spesso si fanno buoni affari. Inoltre, come nelle auto ci sono i km zero: device praticamente di ultima generazione nuovi, usati pochissimo (perché magari facenti parte di un lotto dimostrativo) e non mancano gli smartphone super recenti e tenuti in modo maniacale. Nel refurbished vanno tenuti in considerazioni alcuni fattori come l’originalità dei pezzi di ricambi.

È infatti possibile trovare device con scocche e telai contraffatti o con schede elettroniche che via software dichiarano date di produzione o aggiornamento improbabili, anche molto antecedenti al lancio sul mercato: cosa significa? Semplice, il dispositivo è stato sottoposto a interventi invasivi.

Usato e ricondizionato sono un vero fenomeno economico e sociale, spesso spinto anche dalla lotta ai cambiamenti climatici , riduzione degli sprechi, riuso di oggetti ancora in grado di svolgere il loro lavoro. Ma la sostenibilità non solo ambientale è anche, forse soprattutto, economica. Un dispositivo comprato attraverso questi canali costa meno di un prodotto nuovo e questo vale anche per altri oggetti tecnologici (tablet, personal computer). Inoltre tra i driver vi è il fatto che gli smartphone di ultimissima generazione hanno perso spinta propulsiva: poca innovazione, e quella che c’è verte su prestazioni esagerate e da molti considerate non essenziali se non addirittura inutili. Ed ecco che magari un iPhone o un Galaxy di due o tre anni fa, può ancora fare egregiamente il suo lavoro, aiutare a inquinare meno e ad produrre meno spazzatura elettronica, la famigerata e-waste.

E poi c’è la formula del trade-in, termine semplice per dire “acquisto del nuovo con ritiro dell’usato”. Insomma una permuta simile a quella del mercato automotive.

Il trade-in permette di acquistare un device nuovo dando dentro quello vecchio. La cosa è conveniente soprattutto se il proprio usato è recente. Un esempio di questi giorni è «Cambia con Galaxy» di Samsung, ma ci sono altre operazioni simili come quelle di Apple o di Oppo o quella di Vodafone battezzata “Smart Change“ che, se ne parla nell’articolo accanto, mira a far riportare nei punti vendita device usati per ottenere una valutazione e il suo eventuale ricondizionamento. E qui entrano in gioco anche i servizi di assistenza. Il trade-in è dunque un fenomeno importante, lato produttore o operatore Tlc perché alimenta il mercato del ricondizionato in un moto di economia circolare.

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