Economia circolare

Riutilizzare il materiale di scavo, la nuova sfida della Torino-Lione

di Filomena Greco

 Il materiale degli scavi ammonta a 37 milioni di tonnellate

3' di lettura

A scuola di tecnologia e ricerca sui materiali. Per la Torino-Lione si apre una fase di “studio”, come la definisce il direttore di Telt Mario Virano, per ottimizzare il più possibile, negli anni di cantiere e poi di esercizio, gli effetti positivi dell’opera, spingere sullo studio e sul riutilizzo dei materiali di estrazione in chiave di economia circolare e mettere a punto un sistema focalizzato sul tema della sicurezza sul lavoro, con l’obiettivo “mortalità zero”. I partner scientifici di questa fase sono Iter – il consorzio Internationa Thermonuclear Experimental Reactor che riunisce Ue, Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Corea del Sud e Russia – il Cern di Ginevra, la Fondazione Links e Eurotunnel che gestisce il tunnel della Manica. I numeri che ruotano intorno alla realizzazione dell’opera transfrontaliera sono imponenti: 115 chilometri di gallerie per le due canne del tunnel di base, 37 milioni di tonnellate di materiale dai lavori di scavo che saranno in parte riutilizzate, per una percentuale compresa tra il 50 e il 60%, studiate per permettere di incrementare conoscenze e buone pratiche in questo campo.

Sui materiali di scavo, in particolare, sarà realizzato uno studio-benchmarking sulle soluzioni internazionali per il loro riutilizzo e il tracciamento. «La collaborazione con il Cern – aggiunge Virano – permetterà di incrementare le conoscenze sui materiali di scavo, un ambito che interessa l’istituto in relazione alla costruzione del futuro nuovo acceleratore di particelle che sarà realizzato a Ginevra». Il progetto del Future Circular Collider, l’anello da 100 chilometri di circonferenza che sarà scavato servirà ad aumentare la capacità di accelerazione sulle particelle di almeno sette volte rispetto a quanto oggi accade nell’LHC, il Large Hadron Collider. Un interesse primario per il più importante laboratorio di fisica europeo che ha anche indetto un concorso per trovare le migliori soluzioni green di riutilizzo dei materiali di scavo nella cui giuria figura anche la direttrice Sviluppo Sostenibile e Sicurezza di TELT, Manuela Rocca.

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In linea generale, trattare i milioni di tonnellate di materiali di scavo soltanto come un rifiuto aumenta l’impatto sull’ambiente e i costi stessi dell’opera. L’obiettivo dunque è mettere in campo buone prassi, a cominciare dal riutilizzo dei materiali per la produzione dei conci da utilizzare all’interno delle gallerie ma anche, come spiega Virano, «sviluppare un progetto pilota che in via sperimentale permetta la circolazione dei materiali tra Italia e Francia a fronte delle eccedenze da un lato e dei fabbisogni dall’altro». Si sta lavorando dunque per garantire questa possibilità nell’ottica di una sperimentazione sull’equilibrio transnazionale, considerando i due cantieri come un unicum. Un’azione utile per aumentare la quota di materiali riutilizzati e necessaria a ridurre passività ed effetti negativi sull’ambiente.

Con il 2021 si esaurisce, per la Torino-Lione, la procedura attinente le opere civili, con l’assegnazione della gara per lo scavo del tunnel di base in Francia, entro l’estate, ed entro inizio 2022 con la conclusione dell’iter anche per i lavori sul lato italiano. Per questo in parallelo si cerca di guardare avanti e proiettarsi al prossimo step che è rappresentato dal bando di gara da circa due miliardi per l’attrezzaggio tecnologico della galleria, in calendario l’anno prossimo. Telt prevede che il primo treno di attrezzaggio tecnologico entri dall’imbocco Ovest, lato Francia, nella seconda metà del 2026

«Si tratterà di uno dei bandi più significativi in Europa – aggiunge Virano – che guarderà a diversi aspetti, dai binari al segnalamento fino alla sensoristica e ai monitoraggi. Parliamo di un universo di big data da gestire in maniera integrata, che apre nuovi scenari». Si tratta dunque di aggiornare il progetto di massima messo a punto sette anni fa, alla luce delle nuove tecnologie disponibili. Inoltre obiettivo è integrare nel futuro bando il tema della manutenzione, alla luce del fatto che Telt sarà chiamata anche gestire l’infrastruttura. «Pensiamo ad un modello di manutenzione evolutiva, che garantisca lo status dell’opera a distanza di anni, anche grazie a nuove tipologie di contrattualistica» sottolinea Mario Virano.

Sul fronte della sicurezza Telt ha avviato un lavoro di collaborazione con ITER a favore di un modello “mortalità zero” in cantiere. La sfida è condividere esperienze e competenze per mettere a punto best practice europee. «È un obiettivo – spiega Virano – da raggiungere attraverso tre tipi di azioni: lo sviluppo di procedure per gestire il lavoro dell’intera filiera, dall’engineering alle imprese coinvolte, che comprende fino a 5mila persone, accanto ad attività di formazione sul tema della sicurezza e infine le tecnologie, le più avanzate, attingendo alle esperienze più diverse». A concretizzare l’impegno in questa direzione c’è un memorandum d’intesa per promuovere scambi di esperienze.

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