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Riviera, ci sono le premesse per i numeri degli anni d’oro

Tornano gli stranieri e sono risalite le prenotazioni ma l'impatto delle ultime annate non si può dire ancora del tutto recuperato

di Raoul de Forcade

3' di lettura

La stagione turistica 2022 è partita col piede giusto in Liguria, anche se sono ancora vive le ferite lasciate dal primo lockdown del 2020 e da un’estate 2021 partita tardi.

Rispetto allo scorso anno, afferma il presidente della Regione Giovanni Toti, «la stagione estiva è iniziata due mesi in anticipo. Nel 2021, infatti, a causa della pandemia avevamo iniziato ad accogliere i primi visitatori a giugno, quando il Covid aveva allentato la presa. Adesso invece abbiamo già registrato un ponte di Pasqua da tutto esaurito, un buon afflusso di turisti per il 25 aprile e un weekend dell’1 maggio con migliaia di visitatori».

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Dopo due anni «molto complessi e difficili - prosegue Toti - questo inizio di primavera è partito nel migliore dei modi: la Liguria si è confermata una delle mete più amate dagli italiani ma anche dagli stranieri che, dopo mesi di limitazioni sugli spostamenti a lungo raggio, durante le festività pasquali sono tornati sul nostro territorio, contribuendo al tutto esaurito registrato dalle strutture ricettive. Sono arrivati visitatori da Francia, Germania e Svizzera oltre che dagli Usa, con dati molto incoraggianti in vista dell’estate».

L’impatto causato dalla pandemia, del resto, era stata duro, per la Liguria. Nel 2019 le presenze, nella regione, ammontavano a 15,1 milioni di turisti. Nel 2020 sono scese a 8,5 milioni (-43,23%); e nel 2021 sono risalite 11,8 milioni: mancavano ancora 3,3 milioni di turisti per tornare al dato del 2019. La speranza è che quest’anno si recuperino ancora numeri: le premesse ci sono. Per gli alberghi la situazione è stata particolarmente dura. Tra 2019 e 2020 gli hotel in Liguria hanno segnato (rileva uno studio dell’università di Genova per l’Osservatorio turistico regionale) un calo del fatturato del 41%.

«L’analisi – afferma Maurizio Caviglia, segretario generale della Cciaa di Genova - ci dice quali sono stati gli esiti della terribile stagione del 2020 sui bilanci degli alberghi liguri. Oltre all’esplosione del Covid-19 in piena apertura di stagione, abbiamo avuto, per tutta l’estate, le code sulle autostrade liguri, per cui la Camera di Commercio e le associazioni di categoria hanno presentato una dettagliata richiesta di ristoro al Governo. I dati ci dicono che c’è stato un calo del fatturato del 41% ma anche che le imprese alberghiere liguri sono solide, perché, nonostante tutto, i livelli d’indebitamento restano bassi. Hanno sofferto di più gli hotel in città (quelli di Genova hanno segnato ricavi a -45%, ndr) e quelli di fascia alta (fatturato dei 5 stelle a -58%; dei 4 stelle a -46% e dei 3 stelle a -38%, ndr), che hanno risentito maggiormente dell’azzeramento dei congressi e del turismo business. Interessante anche il confronto con altre aree simili, al di fuori della Liguria: fra Genova e Torino, ad esempio, è andata meglio a Genova, che ha saputo affiancare all’offerta business anche quella della città d’arte e del balneare; fra la Riviera ligure e Versilia, l’andamento è stato sostanzialmente lo stesso, con un lieve vantaggio per la Versilia, che è riuscita a mantenere margini di guadagno più alti».

Con l’inizio della stagione estiva 2022, aggiunge l’assessore al Turismo della Liguria, Gianni Berrino, «stanno tornando in massa gli stranieri, il che ci fa ben sperare, sia per quest’anno che per il 2023. Il dato che cogliamo dal trend delle prenotazioni degli alberghi ci suggerisce che la prospettiva è buona. Ma non si può far finta che non sia cambiato nulla. Ormai il turista è alla ricerca di luoghi non convenzionali in Liguria e di vacanze il più possibile personalizzate e non di massa. L’offerta deve adeguarsi a queste richieste».

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