WEEK-END IN LIGURIA

Riviera di Levante, niente pienone ma ombrelloni sold out e lettini a peso d’oro

A Levanto pochi gli stranieri, ma il popolo delle seconde case e di quelle in affitto non manca. Gel disinfettante e mascherine in tutti i ristoranti

di Gianni Rusconi

default onloading pic

A Levanto pochi gli stranieri, ma il popolo delle seconde case e di quelle in affitto non manca. Gel disinfettante e mascherine in tutti i ristoranti


5' di lettura

Meno gente rispetto alle scorse estati: questo il riscontro, confermato direttamente da ristoratori e negozianti, dell’attuale presenza di turisti a Levanto, borgo marinaro molto frequentato da lombardi ed emiliani che fa da anticamera alle Cinque Terre. E non c’entra il rischio (reale) di fare un viaggio da incubo causa cantieri e lavori (troppi per essere a metà luglio e dopo due mesi di lockdown) per raggiungere questa porzione di Levante ligure: arrivando da La Spezia e dall’Autostrada della Cisa il traffico è risultato essere abbastanza scorrevole sia all’andata, venerdì mattina, che al ritorno, domenica sera.

L'assenza quasi totale degli stranieri pesa ed è chiaramente visibile in confronto alle annate precedenti, mentre il popolo delle seconde case e di quelle in affitto sembra non mancare. Le spiagge sono relativamente affollate (nel fine settimana) ma gli ombrelloni negli stabilimenti balneari sono sold out fino a settembre sebbene non siano effettivamente tutti occupati: sono però venduti in abbonamento mensile o stagionale e questa limitazione rischia di essere un handicap soprattutto per chi può o vuole fare solo qualche giorno di mare. I più fortunati possono trovare il solo lettino sulla battigia a 10 euro al giorno nei giorni feriali che diventano 12 euro nel weekend.

Loading...

Accessi a numero chiuso e app per le spiagge

Negli stabilimenti di Levanto e di Bonassola gli ombrelloni sono sufficientemente separati uno dall’altro (pochissimi però in stile Riviera Romagnola, la maggior parte si limitano alla distanza prevista dalla normativa); le spiagge libere, storicamente poche, sono piene e nel fine settimana il distanziamento previsto (in alcune vi sono paletti indicatori conficcati nella sabbia a circa 2,5 metri uno dall’altro) viene ovviamente meno e sembra di essere tornati completamente all’epoca pre-coronavirus.

Nel week-end trovare un posto dove posare il telo mare è quindi difficile se non impossibile, e in alcuni tratti della costa (a Framura per esempio, ma anche a Bonassola) addetti del Comune regolano l’accesso alla spiaggia bloccando i nuovi arrivi una volta raggiunto un certo numero di bagnanti.

Una soluzione, che di domenica difficilmente porta a risultati soddisfacenti, è quella di prendere una bici (la si trova in affitto a 10 euro al giorno ed è consigliabile prenotarla) e pedalare lungo la splendida ciclabile che porta da Levanto a Framura attraverso le gallerie della vecchia ferrovia, in cerca di qualche piccola spiaggetta o di qualche scoglio dove potersi tuffare.

A Monterosso, l’unica delle località delle Cinque Terre con una spiaggia degna di questo nome, l’accesso è ancora più contingentato e il posto sul bagnasciuga nelle quattro aree libere e gratuite (Fegina, Portiglione, Il Gigante, Tragagià) si prenota via app rispetto a precisi parametri (orari, numero di persone che accompagnano chi prenota e così via) e vale sia per i residenti e chi soggiorna nel Comune sia per i visitatori giornalieri e i possessori di seconde case.

A proposito di Cinque Terre: pochi turisti come quest’anno a luglio non se ne vedevano da tantissimi anni e, lo dice qualcuno del posto, è forse giusto così per una serie di motivi, ambientali e di sicurezza in primis. Niente comitive eccessivamente numerose (soprattutto quelle che sbarcavano dalle grandi navi), insomma, e nessuna ressa di avventori stranieri in cerca di souvenir, prodotti tipici, focaccia ligure e trenette al pesto. Con buona pace di negozianti e ristoratori.

Ristoranti e bar

Avvisi per il distanziamento e gel disinfettante sono ovunque, chi sta dietro al bancone e serve ai tavoli indossa sempre la mascherina (come del resto la maggior parte degli avventori, per cui vige l’obbligo di portarla quando non si è seduti) e l’attenzione all’igiene è sicuramente maggiore rispetto al recente passato. Non c’è però traccia di menu digitali: dappertutto compaiono i classici elenchi su carta, opportunamente sanificati (si spera).

I locali dove mangiare e che vanno per la maggiore a Levanto (Il Moresco, l’Antica Trattoria Centro, i ristoranti La Loggia e Da Tapulin e l'osteria Tumelin) la sera sono pieni nonostante i prezzi non siano certo “low cost” (i listini sono comunque quelli pre-Covid) mentre stanno pagando in parte dazio gli snack-bar del centro e vicino al mare: molti meno coperti a pranzo rispetto agli altri anni e presenze nella media solo per l’ora dell'aperitivo e limitatamente al week-end. Chi non soffre la situazione, almeno in apparenza, sono le tradizionali focaccerie, dove è scontato doversi mettere in coda aspettando il proprio turno e spendere almeno una decina di euro se si vuole rimpinzarsi a dovere.

Voucher sì, voucher no

L’Hotel delle Rose, un 3 stelle con vista mare nel centro del Golfo di Bonassola (140 euro la doppia a notte) è una delle poche strutture fra Levanto e Bonassola che ha risposto in modo affermativo alla mail inviata dall’ufficio del turismo locale per segnalare le richieste di soggiorno legate al voucher vacanze finanziato dal Governo. Il modello, nel caso di questo hotel, sembra funzionare: i clienti scontano l’80% del costo della fattura e la struttura lo recupera il mese successivo con il credito d’imposta sui contributi da versare per i dipendenti. Ma si tratta di un albergo “grande” e probabilmente costituisce un’eccezione. Per molte piccole strutture la strada per far tornare i clienti è necessariamente un’altra.

Ilaria, attentissima proprietaria del B&B “Il Ghiro” nella frazione di Lavaggiorosso, poco fuori Levanto, spiega come il nuovo corso sia anche un’opportunità, pur con tutte le difficoltà del caso e la necessità di trovare soluzioni anche banali per mantenere elevato e impeccabile il livello di hospitality, dalle buste di plastica per contenere le bustine di zucchero e i filtri del tè alle scorte in abbondanza di lenzuola, copriletto e asciugamani.

Sanificazione costante, cortesia, flessibilità totale sulle prenotazioni (niente caparra), lieve adeguamento al ribasso dei prezzi (circa 80 euro al giorno la camera doppia deluxe con colazione) e servizi (il pass per il parcheggio a pagamento di Levanto, utilissimo) sono i suoi ingredienti per attirare gli ospiti per la parte restante di stagione, dopo aver perso i ponti di Pasqua e del 2 giugno (struttura piena e prenotazioni annullate) e l'intero mese di maggio.

Niente voucher, però, perché per una struttura come la sua a gestione familiare, senza dipendenti, il credito d’imposta legato allo sconto in fattura previsto dal bonus vacanza non è economicamente sostenibile anche in relazione alle spese extra sostenute per soddisfare le misure anti Covid.

Dopo settimane di buio, sorride Ilaria, ora le prenotazioni iniziano ad arrivare, pure dall’estero (olandesi, svizzeri e anche canadesi) e la speranza è quella di chiudere la stagione anche solo con un piccolo utile. Riaprire senza aver snaturato l’identità del suo B&B e aver accolto turisti provenienti anche dalle zone calde della pandemia (una famiglia di Nembro, per esempio) è già stata una grande vittoria.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti