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«Banche, rivoluzione digitale? Migliora la vita delle persone ed è democratica»

Parla Elena Lavezzi, responsabile Sud Europa di Revolut: «I millennials confrontano i costi e preferiscono il tech»

di Alessandro Graziani

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Parla Elena Lavezzi, responsabile Sud Europa di Revolut: «I millennials confrontano i costi e preferiscono il tech»


4' di lettura

«La rivoluzione digitale semplifica e migliora la vita delle persone. E rende accessibili a tutti alcuni servizi che un tempo erano solo per i ricchi. Oggi basta avere uno smartphone e chiunque, per esempio, può noleggiare un autista privato, come prima facevano quasi solo le celebrities. È un nuovo modo di fare business? Sì, certo. Ma è un sistema democratico e trasparente».

A soli 32 anni, Elena Lavezzi è già una delle donne italiane più note del business digitale. Qualche anno fa ha lanciato in Italia i servizi di Uber (mobility), per poi andare ad aprire Uber in India. Poi ha lavorato a Circle (criptovalute) e da meno di un anno è responsabile per il Sud Europa di Revolut, la App di servizi di pagamento che in quattro anni ha già raggiunto 9 milioni di clienti.

Revolut, la carta di debito semplice, trasparente e sicura

Il digital banking è una delle aree di sicuro sviluppo del 2020 ed è destinato a impattare, si vedrà poi quanto in profondità, sugli assetti organizzativi delle banche tradizionali basate ancora su filiali e tanti dipendenti “fisici”. Lavezzi è una loro concorrente, cerchiamo di capire su che basi si giocherà la sfida tra nuovo e vecchio.

Le banche tradizionali si presentano alla sfida con il fintech come un vecchio “oligopolio” che per anni è stato seduto su un tesoro che non sapeva di avere: i dati dei clienti. La vostra sfida all’oligopolio passa soprattutto su costi ed efficienza del servizio: no commissioni e costi nascosti. Ma come pensate di estrarre valore dai dati dei clienti?

L’unico modo per estrarre valore è quello di aumentare i benefici per i clienti aumentando l’offerta di servizi. Già oggi Revolut è una piattaforma globale che propone una gamma variegata di servizi che nel tempo, poco perché i ritmi dell’innovazione sono rapidi, sono destinati a crescere. Tenga conto che siamo nati quattro anni fa come conto multivaluta senza commissioni svantaggiose. Già da tempo, oltre ai servizi di pagamento, Revolut consente in modo semplice di fare investimenti sul mercato azionario Usa e in criptovalute. L’azienda, nata come partner al servizio di chi viaggia, offre ai suoi utenti anche servizi come assicurazione sui viaggi, accesso alle lounge negli aeroporti, concierge per prenotare cene ovunque nel mondo, controllo del budget e di quanto si spende in tempo reale.

Il digital banking attrae soprattutto millennials?

No, affatto. Attrae chi utilizza lo smartphone, anche persone di 80 anni. È un servizio comodo e intuitivo da usare. E proprio perché abbiamo una clientela variegata, l’offerta di servizi sarà sempre più rivolta a soddisfare le differenti generazioni. Cresciamo rapidamente proprio perché non abbiamo clienti solo giovani.

Alcuni banchieri tradizionali vi considerano una “moda passeggera”. Attraete molti clienti, sostengono, ma si tratta dei clienti meno redditizi. Per intenderci: quelli che cambiano gestore bancario come cambiano gestore telefonico, in base alla migliore offerta del momento. Difficile estrarre valore da questo tipo di cliente. Che cosa risponde?

Capisco che nei nostri confronti ci sia molta curiosità. Ma non ci sentiamo né trascurati, né temuti. Nel merito, le rispondo che sì, è vero, i millennials sono clienti meno fedeli: confrontano prodotti e costi e, di conseguenza, cambiano banca se non sono soddisfatti. A differenza dei loro genitori, che spesso sono legati da sempre alla cosiddetta banca di famiglia, quasi a prescindere dai costi. Per noi la sfida è quella di offrire sempre servizi migliori: solo così si mantiene una relazione con un tipo di cliente che confronta costi e servizi in continuazione.

I Big tech per ora non sono scesi direttamente in campo nell’attività bancaria. Si dice che se e quando lo faranno, per le banche saranno guai seri. Sarà un problema anche per voi? E se no, perché?

Io credo che la competizione sia sempre un fattore positivo per tutti. Se i Big Tech entreranno direttamente nel banking, sarà educativo per tutti. Non li vedo come una minaccia. Noi intanto andiamo veloci e cerchiamo di portare Revolut in ogni area del mondo.

Nel digital banking conta più la tecnologia o le persone?

La tecnologia ha un ruolo di rilievo. Ma la tecnologia la programmano le persone, spesso talenti e menti geniali. È fondamentale avere “visione”. Ed essere veloci e flessibili.

Revolut ha superato i 9 milioni di clienti nel mondo e i 350.000 in Italia. L’offerta principale è nei servizi di pagamento. E poi? Pensate di trasformarvi in banca?

Revolut ha già ottenuto la licenza bancaria in Lituania, che una volta operativa sarà “passaportabile” in tutta Europa. Non svelo i progetti futuri, ma è evidente che puntiamo ad espanderci nel banking.

Start up, unicorni, fintech: è un mondo prevalentemente a guida maschile?

Io credo che sia importante che molte donne entrino nel fintech perché stiamo lanciando una nuova industria che deve parlare a tutti. Non vedo differenze di trattamento tra chi lavora in questo nuovo settore. È un ambiente meritocratico, la burocrazia è ridotta al minimo, la piramide gerarchica è molto piatta. È un mondo per chi ha voglia di correre e di mettersi in gioco. Mi sembra adatto alle donne.

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