Startup

Rivoluzione digitale al ristorante: social, delivery, conti e personale in una sola app

Le nuove piattaforme controllano fatture, ordini, magazzino, ecommerce e profilo clienti in tempo reale

di Gianni Rusconi

Ristocall: la startup che trova dipendenti nel food in 60 secondi

4' di lettura

Prima il lockdown, poi il susseguirsi di restrizioni, e nel mezzo il cambiamento delle abitudini dei consumatori. Per bar e ristoranti si è aperto il campo a sfide sempre più complesse, considerando la virata forzata verso i servizi di take-away e delivery una base per una trasformazione non più rimandabile.

Fra le tante strade da seguire per uscire dalla crisi, l’adozione sistemica di strumenti digitali è considerata da molti la soluzione per realizzare un modello di ristorazione che semplifichi e ottimizzi il lavoro di chef e gestori per quanto riguarda l’organizzazione degli ordini per l’asporto, l’aggiornamento dei menu anche a distanza, la comunicazione in tempo reale con produttori e fornitori, l’ottimizzazione di alcuni processi. A tutto vantaggio della user experience.

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GourmX cura la comunity

Online da alcune settimane, è uno strumento che consente ai ristoratori di gestire tutte le attività commerciali e di comunicazione attraverso un’unica piattaforma. A dar vita a GourmX è stato Inti Merino Rimini, che di questa startup è il ceo. Per superare i limiti delle vecchie logiche del fare ristorazione, come la mancata mappatura dei clienti sui canali “digital” o le cucine non adattate al modello del delivery/take away, ecco l’idea, complementare al sito Internet del locale, con la quale gestire tutte le principali attività di “public relation” (social network compresi), riprodurre in digitale l’esperienza della sala (con la descrizione del piatto e della ricetta e video ed immagini a corredo) e mappare la community dei clienti senza il rischio di disperdere contatti preziosi. Ma non solo. Con GourmX è possibile organizzare le attività di asporto e delivery con menu creati ad hoc, rafforzare il personal branding dello chef e creare un negozio online per la vendita dei prodotti.

Con Scloby addio alla cassa

Pmi innovativa nata nel 2013 presso l’I3P del Politecnico di Torino e ora parte del Gruppo Zucchetti, Scloby ha avuto l’intuizione di sviluppare una soluzione in cloud che sostituisce i vecchi registratori di cassa con un comune dispositivo (tablet, smartphone o computer) a cui affidare la gestione delle vendite dentro il locale e online. Da remoto, infatti, i gestori dei ristoranti possono controllare l’emissione degli scontrini, la fatturazione, il magazzino e il sito di e-commerce integrato con le piattaforme di consegna a domicilio, ma anche ricevere gli ordini direttamente in cassa e processarli in tempo reale rispetto alla tipologia di consegna (asporto o delivery) o alla modalità di pagamento (alla consegna o in anticipo tramite il sito) scelta dal cliente.

«Il 2020 ha determinato un forte cambiamento nel mondo horeca (bar e ristoranti, ndr) premiando le realtà che hanno saputo innovarsi», spiega Francesco Medda, ceo di Scloby, confermando come la società abbia incrementato il numero di clienti attivi (il 70% operano nella ristorazione, in particolare in Lombardia e Toscana) e il tasso di fidelizzazione (arrivato al 93%). Il nuovo passo in avanti, nel post pandemia, è già disegnato: affermarsi come hub per l’omnicanalità.

Jojolly gestisce il personale

La trasformazione della ristorazione passa, necessariamente, anche da nuove modalità di gestione delle risorse umane. Questa, almeno, la convinzione di Jojolly, il primo marketplace italiano dedicato alle prestazioni occasionali nel mondo della ristorazione e ponte digitale di comunicazione per tutti le categorie di lavoratori (cuochi, bartender, baristi, camerieri, lavapiatti e via dicendo) e i ristoratori. L’algoritmo creato dall’azienda milanese categorizza infatti le attività commerciali in base a specifiche caratteristiche e i lavoratori in base alle loro esperienze al fine di generare una prestazione occasionale in piena regola attraverso due differenti portali: uno rivolto a chi sta cercando occupazioni part time e il secondo agli operatori horeca.

«La qualità del servizio – dice Mattia Ferretti De Luca, ceo di Jojolly – è garantita da un sistema di feedback sulle prestazioni mentre i suoi plus dichiarati sono la possibilità di reperire personale con pochissimo preavviso, di regolarizzarne la prestazione in soli tre click e di rendere gratuito l’accesso alla piattaforma ai lavoratori». Ad oggi la soluzione è attiva a Milano, Torino e Bari, è utilizzata da oltre un migliaio di ristoratori e 7mila lavoratori e ha gestito più di 10mila prestazioni occasionali. Roma, Napoli, Firenze, Bologna e Genova sono invece le prossime tappe del piano di espansione che prevede di coprire l’intero territorio nazionale entro fine anno.

Welfare digitale con EatsReady

È stata un’apripista nel campo dei buoni pasto digitali e una convinta fautrice di un’offerta di welfare benefit innovativa, integrando in una piattaforma il sistema di emissione dei ticket restaurant, i pagamenti elettronici e vari servizi di mobile ordering per connettere aziende, dipendenti e gli operatori del settore della ristorazione. Al momento la startup innovativa milanese è presente a Torino e Roma (oltre che nel capoluogo lombardo) e opera con una rete di oltre mille esercenti partner. «L’obiettivo che ci siamo dati nei prossimi mesi – conferma il ceo di EatsReady, Nicola Faedi – è quello di coprire nuove città su tutto il territorio nazionale e di incrementare l’attività nelle aree dove siamo già presenti, arrivando al milione di euro di fatturato entro l’anno. Il nostro plus rispetto a servizi simili? Portiamo all’esercente a un risparmio sulle commissioni che va dal 5% al 15% e abbiamo reso il servizio perfettamente interoperabile con i più diffusi sistemi di cassa, così da rendere semplice e lineare la gestione quotidiana delle transazioni e la loro amministrazione».

Le aziende che si appoggiano a EatsReady sono più di una trentina (per circa 2.500 fra dipendenti e collaboratori abilitati all'uso dei buoni pasto) mentre il servizio di mensa diffusa sta prendendo sempre più piede grazie complice la sua deducibilità totale al di sopra delle soglie previste per i buoni pasto digitali (pari a 8 euro). Entrambi i benefit sono spendibili tramite apposita app sia per le transazioni in store che per gli ordini da asporto e delivery.

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