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Rob Pattinson ce l'ha fatta!

Con un curriculum ormai inappuntabile, l’attore ha girato un blockbuster. Ma il blockbuster è Tenet, il film che segna la ripartenza delle sale post-Covid. Il blockbuster è diretto da Christopher Nolan

di Mattia Carzaniga

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Robert Pattinson (a sinistra) in Tenet, di Christopher Nolan

2' di lettura

Ho intervistato Robert Pattinson una sola volta, ma m'è bastato per capire chi è. Noi scribacchini da festival soffriamo di questa sindrome mitomane: in mezz'ora di tête-à-tête, riusciamo a stabilire il carattere del divo o divetto di fronte. Questa gente è ben istruita, direte voi, sa che cosa dire (e come) alla stampa. Ma chi se ne importa. Lasciateci l'illusione di poter conoscere tutti , e pure meglio di loro stessi. Quella volta – era Cannes del 2014 – Robert Pattinson mi disse: «Sono felice di aver girato questo film nel deserto australiano: lì nessuna fan poteva trovarmi».

Le fan sottintese erano quelle di Twilight, delizia e (soprattutto) croce della star allora ventottenne. Il film era The Rover di David Michôd. Due anni prima, sempre sulla Croisette, era già venuto Cosmopolis di David Cronenberg a indicare che c'era vita dopo Edward Cullen (il vampiro di Twilight: so che siete lettori troppo colti per saperlo). Ma The Rover era il vero numero zero, il titolo indie in cui Rob (per gli amici come me) si presentava sporco, imbruttito, disinteressato ai grossi budget e alle grandi platee.

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L'attore era lì, davanti ai critici più severi del mondo, a dire: sono qualcos'altro. E i critici più severi del mondo gli diedero il loro placet. La questione “Robert Pattinson è un cane?” (pardon) per molti resta aperta. Ma è vero che, da allora, nella sua filmografia si contano solo opere (belle o brutte) di registi (giovani o vecchi) con il pedigree: un altro Cronenberg (l'incompreso Maps to the Stars), Werner Herzog (Queen of the Desert, che gli perdoniamo solo perché è lui), Anton Corbijn (Life, si fa guardare), Brady Corbet (all'esordio, ambiziosissimo, con The Childhood of a Leader), James Gray (Civiltà perduta, tra i suoi meno riusciti), i fratelli Safdie (il notevole Good Time), Claire Denis (il pastiche sci-fi High Life). Fino al bianco e nero artsy-horror di The Lighthouse di Robert Eggers, certificazione di qualità definitiva.

Il curriculum era ormai inappuntabile, e allora Robert Pattinson ha girato un blockbuster. Ma il blockbuster è Tenet, il film che segna la ripartenza delle sale post-Covid. Il blockbuster è diretto da Christopher Nolan. Il blockbuster è una di quelle cose che «mentre le giri non capisci cosa sta succedendo»: così disse Rob, sentendo di aver preso parte a un colosso, sì, ma intelligente. Tanto basta, a noi biografi immaginari. Robert Pattinson ce l'ha fatta. Robert Pattinson non tornerà il belloccio da poster in cameretta. Robert Pattinson adesso, nel deserto australiano, al massimo troverà un cinéphile con l'accredito al collo. E sarà felicissimo.
Robert.

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