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Roberta Camerino «rilancia» con le borse Dadhai

di Marta Casadei

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2' di lettura

Porta un nome importante, perché sua madre, Giuliana Coen Camerino, decise di battezzare con quello stesso nome il suo fortunato marchio di borse: Roberta di Camerino. Ma con quell’azienda, ceduta nel 2007 e accompagnata fino al 2011 come consulente, non ha più a che fare. Si è impegnata, invece, in un nuovo progetto, fianco a fianco con la figlia Tessa: Dadhai, un marchio di borse da donna fatte artigianalmente a Venezia che rilegge in chiave contemporanea alcuni dei codici cari alla maison fondata da Giuliana Coen, scomparsa nel 2010 a 90 anni.

Del resto, Roberta ha passato una vita accanto della madre e Tessa, designer, è cresciuta proprio alla corte di Giuliana Coen Camerino: «Era l’unica che la potesse contraddire - dice sorridendo Roberta - perché la mamma la stimava proprio come professionista».

L’idea di fondare Dadhai - che al momento entrambe definiscono una start up - è stata, di nuovo, un’idea corale, con mamma e figlia coinvolte insieme: «Il nome riprende il modo che mio figlio, quand’era piccolo, utilizzava per chiamare Babbo Natale - spiega Tessa -. Il tema del sogno, del magico e dello stupore è parte integrante dell’approccio alla moda da parte del consumatore».

La prima collezione Dadhai ha debuttato nel 2018 con una decina di modelli; oggi le collezioni sono quattro e sono distinte dall’utilizzo di un materiale predominante: la pelle, il canvas, il velluto, il Pvc. I modelli sono contemporanei, ma impreziositi da dettagli che strizzano l’occhio alla genialità di Giuliana Coen Camerino: la banda tricolore che taglia centralmente i modelli in Pvc, con motivo paglia di Vienna; i manici del modello Caravel - in velluto - che omaggiano quelli della celebre Bagonghi.

Stile a parte, il fil rouge che lega le collezioni del brand è il tocco made in Italy: «A dire la verità è “made in Venezia” - spiega Roberta Camerino - perché la modellistica e la produzione sono affidate a laboratori locali. Ci interessa che i dettagli siano curatissimi». Se la fattura, dunque, guarda (un po’) al passato, la distribuzione è 2.0: «È un momento difficilissimo per lanciare un marchio di moda - dice Camerino - e costruire una rete divendita. Noi puntiamo su alcune selezionate boutique “fisiche” e poi abbiamo deciso subito di vendere online e farci conoscere attraverso i social». Mantenendo alta la qualità e, insieme, il prezzo sotto controllo (si parte dai 220 euro della “Roberta” in plastica fino ai 975 della Caravel big in velluto).

L’obiettivo è quello di costruire un business sostenibile passo dopo passo, espandendosi sia in termini di prodotti (forse nel futuro ci saranno foulard e accessori per gli animali domestici) sia di mercati: «Da settembre Dadhai sarà distribuito in Medio Oriente da Luana Zilio (che distribuisce anche Barovier&Toso, ndr) e speriamo di affermarci anche all’estero».

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