Il commiato del capo della Dna

Roberti: «Puntare sulla lotta alle mafie transnazionali»

di Roberto Galullo


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(ANSA)

2' di lettura

Un saluto che non ha mancato di entrare nel vivo delle funzioni della Direzione nazionale antimafia, dello stato dell'arte nella lotta alla criminalità organizzata e dello sviluppo atteso (e inevitabile) sul fronte del contrasto transnazionale alle mafie e al terrorismo. Il giorno in cui il plenum del Csm ha votato all'unanimità il nuovo capo della Dna Federico Cafiero De Raho, la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, presso l'aula del V piano di Palazzo San Macuto, ha svolto l'audizione del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo uscente, Franco Roberti. Roberti lascerà il 16 novembre per raggiunti limiti di età.

Il primo intervento è stato un ringraziamento a chi ha ospitato il suo intervento. «Grazie alle sinergie anche con la Commissione antimafia – ha infatti affermato Roberti – siamo riusciti ad ottenere modifiche condivise, come ad esempio la modifica dell'articolo 85 del codice antimafia. C'è stato, in questi anni, un continuo scambio di opinioni».
Il secondo capitolo Roberti lo ha aperto sul successo delle azioni di contrasto alle mafie che un tempo si consideravano silenti, e dunque in territori come Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Liguria, nei quali ci sono stati processi con sentenze di condanna e confische molto importanti. «Se all'azione giudiziaria non segue un intervento politico e sociale – ha però ammonito Roberti – c'è il rischio che l'azione venga vanificata dal sopravvento di nuove organizzazioni criminali che coprono i vuoti lasciati da quelle colpite dall'intervento della Giustizia».

Nel suo intervento iniziale – estremamente asciutto e che ha poi lasciato lo spazio alle domande dei commissari – Roberti ha tenuto poi a ribadire un concetto logico: bisogna saper contrastare l'organizzazione mafiosa di tipo transnazionale. «Tra le cose più significative condotte negli ultimi quattro anni che hanno coinciso con la mia guida – ha detto il capo della Procura – c'è stato lo sviluppo internazionale. La Dna sta assumendo un ruolo di guida internazionale. Basti pensare, da ultimo, all'accordo stipulato con la Libia per lo scambio reciproco di informazioni. La Libia è un Paese con il quale è necessario stringere rapporti perché da lì non arrivano solo migranti ma anche traffici di droga, armi e terrorismo. Poco prima analogo accordo avevamo raggiunto con il Marocco».

La Dna negli ultimi tempi si è spesa moltissimo per organizzarsi al suo interno e coordinare le attività in materia di terrorismo internazionale e Roberti ha insistito molto sul punto. «La buona prassi avviata con la Direzione investigativa antimafia, con l'Unità di informazione finanziaria di Bankitalia e con la Guardia di finanza per lo scambio di segnalazioni di operazioni sospette in campo terroristico, che per anni è avvenuta di fatto – ha rivendicato il capo della Procura nazionale antimafia – è diventata finalmente legge. Oggi viene riconosciuto un ruolo centrale di coordinamento alla Dna sia per il contrasto alle mafie che al terrorismo».

L'ultimo pensiero, da Servitore dello Stato, lo ha riservato al principio di legalità, che secondo Roberti «si applica con legge conformi ai principi costituzionali e poi attraverso una amministrazione pubblica efficiente e trasparente e una Giustizia tempestiva e uguale per tutti».
r.galullo@ilsole24ore.com

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