strategie

Roberto Cavalli, ecco il piano industriale che coniuga luxury e svolta digitale

Focus su investimenti tecnologici e vocazione commerciale: questo secondo la società giustifica il trasloco del quartier generale a Milano. I sindacati vigilano sulle procedure del trasferimento

di Silvia Pieraccini

default onloading pic
(ANSA)

Focus su investimenti tecnologici e vocazione commerciale: questo secondo la società giustifica il trasloco del quartier generale a Milano. I sindacati vigilano sulle procedure del trasferimento


2' di lettura

È pronto, e tra pochi giorni sarà presentato a istituzioni e sindacati, il piano industriale della “nuova” Roberto Cavalli, la maison che sei mesi fa, dopo essere finita in crisi finanziaria, è passata dal portafoglio del fondo di private equity Clessidra a quello del magnate arabo Hussain Sajwani, fondatore del gruppo di real estate Damac Properties di Dubai. Saiwani ha investito nell'azienda 160 milioni di euro attraverso la società Vision Investments.

Il nuovo piano, messo a punto con la consulenza di Deloitte, conferma il posizionamento nella fascia luxury e l'italianità di Roberto Cavalli, sia nella sede – che però verrà spostata da Firenze (dov'è nata) a Milano, come annunciato da mesi – sia nell'indotto produttivo, che continuerà ad essere radicato in larga parte in Toscana. Sul fronte degli investimenti il focus è su quelli tecnologici, soprattutto per lo sviluppo di piattaforme di marketing digitale e di e commerce.

L'indirizzo strategico su cui si basa il piano di rilancio prevede infatti che il brand debba avere sempre più una vocazione commerciale: per questo la scelta di aggregare a Milano tutte le funzioni e i dipendenti (circa 200, di cui 170 oggi impiegati a Firenze) è definita “fisiologica”, considerato il ruolo della città come punto di riferimento per gli investitori e i clienti nazionali e internazionali.

Anche l'emergenza Covid ha avuto un ruolo nel rafforzare la scelta di trasferire il quartier generale in Lombardia, visto che – secondo quanto spiega l'azienda – la pandemia ha accelerato il trend di trasformazione digitale con conseguenze sul modello di business e sull'organizzazione del lavoro. Questo comporta «la necessità di spostare l'asse vicino alle società che erogano servizi digitali» e che sono concentrate nell'area milanese, sostiene la maison.

Mercoledì 13 maggio, nell'incontro con i sindacati che da tempo contestano la chiusura della sede fiorentina, l'azienda ha assicurato che non ci saranno licenziamenti e ha annunci ato l'apertura della procedura di trasferimento. «È importante che i lavoratori non accettino il trasferimento prima dell'attento esame del piano industriale », affermano i sindacati Femca-Cisl e Filctem-Cgil, che ora sperano nel confronto che si aprirà con le istituzioni (la Regione Toscana ha istituito un tavolo di crisi che si è già riunito due volte) per far sì che un marchio storico non lasci del tutto il territorio in cui è nato e cresciuto.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti