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Roberto Ricci (Rrd): la corsa ai saldi è dannosa e impensabile in un futuro di ricostruzione

L’azienda di Grosseto nata dalle tavole da surf si è specializzata nell’ abbigliamento tecnico; il fondatore: siamo contrari alle collezioni usa-e-getta

di Silvia Pieraccini

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Il fondatore Roberto Ricci e look della collezione RRD

L’azienda di Grosseto nata dalle tavole da surf si è specializzata nell’ abbigliamento tecnico; il fondatore: siamo contrari alle collezioni usa-e-getta


2' di lettura

Dalle tavole da surf all'abbigliamento tecnico, RRD-Roberto Ricci Designs continua la marcia segnata dall'innovazione e dall'attenzione al dettaglio con le sue divisioni ”clothing” e “equipment”. Un caso unico anche per la sede, Grosseto, città che non ha un distretto della moda ma ha il mare della Maremma come fonte d'ispirazione. L'azienda fondata e controllata da Roberto Ricci nel 2019 ha fatturato 32 milioni con una sessantina tra dipendenti e collaboratori.

Quali misure avete adottato per tutelare i lavoratori?
Da subito lo smart working: per alcuni settori della nostra azienda non ci sono stati problemi nell'adottare questa impostazione. Dal 27 aprile abbiamo ripreso con personale ridotto legate alla produzione, adottando tutte le precauzioni sanitarie richieste.

Potete fare una previsione sul calo di fatturato per il 2020?
Per quello che riguarda la collezione primavera-estate 2020 attualmente nei negozi prevediamo un calo del 25%. Per l'autunno-inverno 20/21 abbiamo già fatto un ridimensionamento della nostra proposta con una riduzione della produzione del 30%. Nonostante questo siamo fiduciosi delle nostre politiche commerciali dirette a incoraggiare i negozianti e a stimolare il mercato.

Quali misure avete adottato per la gestione dei negozi? Vi siete attrezzati con l'e-commerce? Se sì, praticando che tipo di sconti?
Noi non abbiamo punti vendita di proprietà. Con l'e-commerce ci siamo dallo scorso ottobre: per noi questo mezzo ha una logica in funzione del mercato estero, una vetrina che utilizziamo per far conoscere il prodotto e l'azienda. Per quanto riguarda gli sconti su prodotti in collezione siamo contrari, e siamo contrari anche ai modelli di business che generano solo prodotti moda usa-e-getta, che tolgono il valore dell'unicità a ogni capo presente nelle collezioni in favore di una logica consumistica capace di svalutare il prodotto. Dobbiamo ragionare in funzione della stagionalità, vendendo capi estivi in estate e invernali nella stagione fredda: la corsa ai saldi è dannosa e impensabile in un futuro di ricostruzione.

Come vi siete preparati (o vi state preparando) alla riapertura dei negozi?
Diamo un supporto con cambi taglie e colori quando possibile. Cerchiamo di facilitare il rischio commerciale più possibile nell'ottica di dare nuovi impulsi al comparto.

Siete rimasti in contatto con i clienti in qualche modo?
Sì, sia telefonicamente che via mail con comunicazioni precise e aggiornamenti continui. Abbiamo cercato di comunicare ai nostri clienti il bisogno di resettare le tempistiche dettate dal calendario della moda. Resettare le stagionalità e ritardare i saldi sono state le tematiche d'interesse.
Cosa pensate dei format “virtuali” annunciati da Milano e Parigi per le prossime fashion week?
Siamo a favore di queste presentazioni con sistemi on line. E' un metodo giusto per dare visibilità al prodotto ma anche per facilitare gli ordini da parte dei buyer stranieri e italiani.

Avete dato un contributo per l'emergenza con riconversioni/donazioni/raccolta fondi?
Sì, io personalmente alla Protezione civile italiana.

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