documentari dimenticati

Roberto Rossellini a lezione di psicodramma da Jacob Levi Moreno

di Paolo Bricco


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Jacob Levi Moreno. (Fotogramma proviente dall’Archivio Nazionale Cinema Impresa)

4' di lettura

Un outsider della cultura del Novecento. Collocato a fianco – discosto, ma non in una posizione marginale – rispetto alla montagna dei giganti: Freud e Jung, Klein e Reich. In parte dimenticato o, meglio, trascurato. Soprattutto in Europa. Meno negli Stati Uniti e in Sud America, in particolare in Brasile. Sicuramente, al di fuori del mainstream.

Torna Jacob Levi Moreno, il padre dello psicodramma. E lo fa in un film documentario – a lungo rimasto anch'esso dimenticato - firmato da un maestro del cinema e dell'estetica del secolo scorso, Roberto Rossellini.

Il film è stato girato nel 1956 in uno studio della radio televisione pubblica francese, la RTF. Ed è stato prima ritrovato all'Ina di Parigi, l'Institut national de l'audiovisuel (l'archivio della radio e della tv nazionale), e poi restaurato dall'Archivio nazionale del cinema di impresa di Ivrea.

Il documento è stato individuato grazie alle ricerche della Moreno Museum Association che sta curando il riordino dell'archivio della psicodrammatista francese e ideatrice della psicogenealogia, Anne Ancelin Schützenberger, una delle principali allieve e collaboratrici di Moreno.

L'Istituto Luce sta curando l'edizione di un dvd accompagnato da un'articolata presentazione per questo lavoro che mostra, nel pieno della sua attività sperimentale, uno dei personaggi più originali e controversi – più sottovalutati e obnubilati – della cultura del Novecento.

    Moreno nasce nel rapporto diretto e divergente, combaciante e dissenziente con il padre della psicanalisi. Il milieu in cui si forma – dopo una infanzia passata a Bucarest in Romania dove era nato da una famiglia di commercianti di origine ebraico-sefardita, è la Vienna di inizio secolo, luogo fertile ed esplosivo, pieno di contraddizioni e vitalissimo, uno dei luoghi insieme più cupi e pieni di squarci di luce di una modernità in cui ortodossie del pensiero e eresie del pensare hanno concepito e formato, tenuto al caldo e fatto sviluppare nuovi semi.

    Nella capitale dell'impero austroungarico di Francesco Giuseppe I, Moreno studia medicina, matematica e filosofia. Nel 1912 – racconta in “The autobiography of J. L. Moreno”, un libro pubblicato dalla Harvard University nel 1985 – assiste ad una lezione di Freud, al termine della quale – secondo le sue stesse parole riportate nell'autobiografia – si rivolge a lui con rispetto e ammirazione, ma anche con una indipendenza concettuale e un desiderio di autonomia che quasi appaiono al limite della sfrontatezza: “Ebbene, dottor Freud, io comincio dove lei finisce. Lei incontra le persone nel setting artificiale del suo ufficio. Io le incontro nelle strade e nelle loro case, nel loro ambiente. Lei analizza i loro sogni. Io dò loro il coraggio di sognare ancora. Lei le analizza e le scompone. Io consento loro di agire i loro ruoli conflittuali e le aiuto a comporre le parti separate”.

    Nel 1956, anno in cui Rossellini gira questo film-documentario, Moreno abita negli Stati Uniti a Beacon, nello stato di New York, dove ha una clinica per persone con problemi mentali, una casa editrice e una scuola e dove, oltre a lavorare sullo psicodramma che ancora oggi rappresenta la sua maggiore eredità, sviluppa la sociometria, la tecnica – di ispirazione ottimisticamente positivista e di utilizzo prettamente aziendale – per riuscire a “misurare” le relazioni fra le persone, all'interno delle dinamiche di gruppo in un preciso “qui ed ora”, sviluppando le intuizioni elaborate durante il suo servizio medico presso il campo di rifugiati di Mittendorf, in Austria, durante la Prima Guerra Mondiale.

    A Parigi, invece, opera Anne Ancelin Schützenberger, una delle sue principali allieve che, in quel momento, collabora con il Centro di Ricerca della Televisione Francese. Grazie a lei viene proposto agli attori della televisione un approfondimento sui temi della spontaneità e creatività tramite il coinvolgimento di Moreno. E', dunque, un Moreno di ritorno in Europa, quello che viene ripreso e in qualche maniera anche interpretato da Rossellini. Sì, perché nel 1956 Roberto Rossellini è già Roberto Rossellini: nella sua filmografia compaiono – fra le altre – opere come “Roma città aperta” (1945), “Paisà” (1946), “Germania anno zero” (1948) e “Francesco giullare di Dio” (1950).

    Questa volta Rossellini accetta di riprendere, assistito da un giovanissimo Claude Lelouch – e di montare, conferendo un senso e un ritmo narrativo– una sorta di introduzione sperimentale allo psicodramma, la metodologia inventata da Moreno. Gli uomini ritratti sono un esempio del loro tempo e sono degli interpreti non solo delle loro vite professionali, ma anche delle loro vite interiori. Nelle sessioni di psicodramma riprese – in cui tutte le tecniche di Moreno prendono corpo (dal doppio allo specchio, fino all'inversione di ruolo) – gli uomini e le donne danno il senso di una Francia – di una Europa – in profondo divenire. E', quindi, non soltanto un documento interessante per la storia della psicologia. Ma è anche un documento interessante per la storia politica e sociale tout court. Viene rappresentato il conflitto fra anima monarchica e anima repubblicana francese. Iniziano ad emergere i conflitti fra generazioni, che dodici anni dopo – nel 1968 del maggio francese – avrebbero assorbito in Francia e in Europa le istanze delle università californiane e del movimento pacifista americano, politicizzandolo ancora di più e contribuendo a destrutturare ogni certezza del mondo borghese.

    Un uomo sui sessanta anni interpreta prima suo padre e poi torna se stesso. Una ragazza di poco più di venti si confronta con il tema dei colloqui per avere una parte e con quello del corteggiamento e del piacere a sé e a agli altri. L'elemento interessante – che vale per ogni corrente culturale all'interno del grande fiume generato da Sigmund Freud e da chi, in quella Vienna di inizio secolo, ha iniziato a misurarsi con le inquietudini del profondo e con le scienze sociali – è la bidimensionalità, la tridimensionalità e la quadridimensionalità della esperienza umana.

    In qualche modo, Moreno rappresenta una risposta altra – con il suo metodo insieme del profondo e del pragmatismo – alla scuola del sospetto del Novecento che, se con Marx vedeva celata dietro ogni cosa l'interesse materiale di classe e con Nietzsche la volontà di potenza, con Freud identificava l'inconscio quale ragione ultima.

    Rispetto al grande fiume di Freud, Moreno è un corso d'acqua più piccolo, che conserva una sua autonomia e una sua consistenza, senza mai del tutto confluire nel primo e senza mai annullarsi in esso.

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