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Robiglio: «Manovra, rischio Caporetto senza Industria 4.0»

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(IMAGOECONOMICA UFFICIO)


5' di lettura

Governo e manovra? È una situazione, avverte, che “crea imbarazzo, crea difficoltà, crea quella grande difficoltà di dialogo che c'è oggi. Prima di essere una critica è una 'non comprensione'. Per criticare dovresti capire perchè il tuo interlocutore ha fatto una scelta, io in questa fase non riesco a capire la ratio della scelta”. Così il leader della Piccola Industria, Carlo Robiglio descrive il clima nelle imprese, tra Governo e manovra: “L'imprenditore non ha paura delle difficoltà, ha paura dell'incertezza, delle cose non chiare”. E “mai come in questo momento vede incertezza quindi blocca gli investimenti”, c'è chi “ha paura che finisca in una Caporetto”.

Il Governo annuncia “una manovra espansiva, per la crescita, ma da tutte le valutazioni che facciamo, personalmente, con il Centro Studi di Confindustria, come imprese, ci sembra che il percorso sicuramente non è in quella direzione. Hai bisogno di fare un 1,5% di crescita in più, in un momento così difficile a livello europeo, e vai a non supportare i driver della crescita? Io non capisco. Se hai 10 o 20 miliardi e li usi in una direzione capisco che mi dici che non puoi darli
altrove. Ma io qui ti critico e dico: allora hai sbagliato dove allocarli”.

La pedagogia del governo
Il reddito di cittadinanza? “Capisco e non voglio essere contrario ad una logica solidaristica. Ma la direzione èun'altra: supporto alle imprese, enormi sgravi fiscali per le assunzioni dei giovani, supporto per la formazione. Supporto alle imprese per dare lavoro al punto da dire: defiscalizzo completamente la contribuzione e tu assumi un giovane”. Poi, “c'è addirittura un clima antipedagogico. La cosa che mi preoccupa di più è: cosa trasmettiamo ai nostri giovani? Io cosa dico a mio figlio, che conviene non far nulla perchè se è un neet avrà i soldi dallo Stato e potrà rifiutare tutti i posti di lavoro se sono ad una certa distanza da casa. La cosa che più mi preoccupa la pedagogia che viene portata avanti da questo Governo: è una cosa folle, allucinante”. Questo clima “le pmi lo vivono male. La prima paura che hanno è il credito: un piccolo imprenditore quando accende la tv fa fatica a comprendere tutti i concetti”, tra manovra, spread, impatto sui mercati, “ma comprende che quel percorso rischia di essere estremamente tragico per lui, perchè se aumenta lo spread la banca farà ancora più difficoltà a darti il denaro”.

Industria 4.0 a rischio
“Cos'è che non capisce il nostro imprenditore? Ma, accidenti, abbiamo fatto più investimenti con Industria 4.0 e cominci a togliere? Il superammortamento non c'è più, l'iperammortamento lo rivedi, decontribuzione sulla fiscalità legata alla formazione non c'è più, l'incentivo Sud non c'è più. Ricerca e sviluppo: anche là è stato abbassato il sostegno. Ed è stato tolto l'Ace, l'aiuto alla crescita economica”. Così, chi aveva spazi per investire “blocca gli investimenti”, e chi “non solo aveva problemi ad investire ma anche il problema di difendere la trincea ha paura che finisca in una Caporetto”. Cosa chiedono le imprese al Governo e quale contributo possono dare al Paese? “Chiediamo sicuramente una grande attenzione ai temi della formazione. Siamo assolutamente ben disponibili a ragionare in termini di investimento e lavoro”. Servono incentivi, defiscalizzazioni: “Dammi tutto quello che mi puoi dare perchè io possa creare valore e lavoro. Perchè è quello che mi interessa”

Da qui - spiega Robiglio - “l'accordo con 4.Manager e con Federmanager, l'addendum con Banca Intesa che vede la costruzione di una piattaforma formativa che lanceremo a breve - annuncia - che si chiamerà 'Skills4Capital': i nostri imprenditori potranno accedere per avere pillole di formazione”. All'imprenditore italiano che guarda al futuro il presidente della Piccola Industria di Confindustria chiede “assunzione di responsabilità, comprensione del suo ruolo sociale e soprattutto dei suoi obblighi e doveri etici e morali verso il territorio, che vuol dire mantenimento di posti di lavoro e creazione di valore, una ricaduta sociale. E creare una impresa sostenibile dal punto di vista economico: trasparenza e correttezza nei bilanci, nelle comunicazioni agli azionisti, nell'attenzione della gestione”.

L’evento a Bologna
Carlo Robiglio, al termine del primo anno di mandato ed in vista del Forum della Piccola Industria il 1 dicembre a Bologna, ripercorre l'impegno nella trincea delle Pmi. Un lavoro quotidiano per “cultura d'impresa, ruolo sociale dell'imprenditore, crescita. Tre valori, tre baluardi sui quali abbiamo pensato di costruire questo mandato”. Con obiettivi e valori chiari: “Creare valore e lavoro”, in imprese “che mantengono una comunità”, e “mai come oggi mettendo al centro la persona, competenze e merito”.

“Una azienda resiliente in un territorio fragile continua a dare lavoro e rende forte anche il territorio”. Lo dimostra l'esperienza accanto agli imprenditori colpiti dal terremoto: “Lo abbiamo visto andando a visitare gli imprenditori ad Accumoli e Amatrice: manteniamo i posti di lavoro, manteniamo una comunità. Dove non c'è l'azienda non c'è più neanche la comunità”. C'è poi il tema del welfare. E quello centrale della crescita con “il nuovo modello che sta prendendo piede che è la filiera: oggi vuol dire trasmissione di saperi, la necessità di fornitori capaci, competenti e che innovano”. L'appuntamento di Bologna arriva, per la Piccola Industria di Confindustria, “alla fine di un percorso di 14 tappe ne territori di tutt'Italia: il filo rosso è la persona al centro, e mai come oggi, con le sue capacità, le sue competenze. E' la persona sulla quale dobbiamo lavorare tutti insieme perchè possa svilupparsi in un ecosistema che dia valore fondamentale alla competenza ed al merito”

Professionalità che non si trovano
Con il timore che la rivoluzione tecnologica di 4.0 “si possano perdere migliaia posti di lavoro” nelle imprese “mai come oggi è al centro la persona, con le sue capacità, e dando un valore fondamentale a competenze e merito, ed alla formazione”, dice il presidente della Piccola Industria di Confindustria, Carlo Robiglio, che avverte”: “Uno dei nostri problemi non è tanto la fuga dei cervelli ma il fatto che nei prossimi 5 anni le nostre imprese ricercheranno 469mila figure tecniche e probabilmente non le troveranno”. Serve “quindi attenzione agli Its”, gli istituti tecnico scientifici.

“Una famiglia preferisce un figlio laureato piuttosto che valorizzare percorsi come gli Its”, dice Robiglio: “Dobbiamo sostenere la formazione che possono garantire gli Its, magari dandogli anche un appeal: chiamiamoli Smart Academy, diamo un valore di comunicazione che non c'è, ma mettiamo al centro della nostra attenzione l'elemento della formazione tecnico scientifica”. Tra Industria 4.0, formazione di nuove competenze, opportunità di creare lavoro, come Paese industriale “se non vogliamo perdere il nostro secondo posto europeo e settimo al mondo dobbiamo lavorare su questi elementi. Altrimenti è prova provata che nei prossimi anni in Italia non avremo le competenze che serviranno per lavorare nelle aziende”. Confindustria stima che nei prossimi 5 anni le aziende avranno la necessità di assumere 469mila tecnici, superperiti e laureati in materie 'stem' (Science, Technology, Engineering and Mathematics) di cui 264mila operai specializzati.

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