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Robotica: Michele Guarnieri, l’«italiano di Fukushima»

dal nostro corrispondente Stefano Carrer


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4' di lettura

E' un genio della robotica che di recente ha acquisito una maggiore notorietà internazionale perché un paio di robot realizzati dalla sua societa' sono stati utilizzati per raccogliere foto e dati essenziali per avviare il decommissionamento del reattore numero 1 della centrale nucleare di Fukushima Daiichi danneggiata dallo tsunami del 2011. Michele Guarnieri - fondatore, membro del board e e direttore di R&S di HiBot - ha 43 anni e viene dalla provincia di Mantova. Dopo la laurea in informatica a Verona e successivi studi ingegneristici ed aerospaziali in Giappone, ha co-fondato una startup che ha ottenuto numerosi riconoscimenti ed e' diventata il simbolo di come l'innovazione tecnologica, anche in Giappone, non passi più necessariamente dai grandi gruppi (non di rado appesantiti da strutture interne ancora piuttosto burocratiche).

Spin-off. “Sono arrivato in Giappone nel 2001 attraverso una borsa di studio giapponese per un dottorato - racconta Guarnieri - Nel laboratorio del Tokyo Institute of Technology del professor Shigeo Hirose ho incontrato un collega brasiliano: abbiamo fatto partire una societa', HiBot, nel 2004, che puntava a portare nella societa' la tecnologia fino ad allora confinata all'interno dei muri accademici. Per una decina d'anni, come spinoff dell'istituto, siamo stati per lo più consulenti per clienti esterni che miravano a nuovi prodotti per rendere il lavoro dei loro dipendenti più sicuro o più efficiente”.
La svolta e' arrivata tre anni fa. “Nel 2014 abbiamo ottenuto un primo finanziamento da 3,1 milioni di dollari e nel 2016 c'e' stato un secondo round da 10,5 milioni di dollari: con queste risorse, arrivate per lo più da un fondo europeo e dalla Mitsubishi UFJ Capital, stiano attuando un nuovo business plan di sviluppo”.

I robot a serpente. HiBot, che ha sede a Shinagawa nella zona sud di Tokyo, e' pioniera nella tecnologia degli “snake-like robot”, a forma di serpente: questi sistemi sono stati portati attraverso altri robot all'interno della centrale di Fukushima Daiichi, all'edificio del reattore numero 1, e sono stati utilizzati dalla Shimizu, su incarico della societa' di gestione Tepco, per le delicate attività' preliminari al decommissionamento del reattore numero 1. Sono due diversi sistemi: uno di circa 5 metri per 230 chili, l'altro molto più compatto - un metro e mezzo.

“La nostra missione principale e' quella di aiutare l'umanità', portando questa tecnologia al suo servizio - sottolinea Guarnieri -. Non facciamo applicazioni militari. Al contrario, utilizziamo le nostre tecnologie per fare in modo che i lavori dell'uomo possano essere effettuati in modo più' sicuro ed efficiente”. Un concetto per cui i robot non sono sostitutivi del lavoro umano: “Al contrario: chi e' costretto a entrare in zone molto pericolose, soprattutto per effettuare ispezioni di infrastrutture, può con i nostri sistemi restare ‘a remoto' e agire quindi in piena sicurezza”.
“Ad esempio - continua - abbiamo realizzato un sistema per le linee di trasmissione: l'operatore non deve più andare sui cavi ad alta tensione ma può rimanere a terra, sotto il traliccio, e limitarsi a controllare il robot. Non si perde l'occupazione: si tratta della stessa persona che prima andava sui fili rischiando la vita”. Il robot, insomma, può raggiungere posizioni dove l'uomo non può o, ancora più importante, non dovrebbe andare a causa della pericolosità della situazione.

Ispezioni di infrastrutture. HiBot (con un personale di 27 persone) oggi lavora sia con imprese private sia pubbliche, per meta' con clienti giapponesi e per meta' esteri. E sta allargando il suo perimetro di ricerche. “Come progetto interno abbiamo il rilascio di due sistemi per pipeline inspection che verranno presentati a giugno - rivela Guarnieri - . Stiamo anche lavorando nel settore della ispezione dei ponti, secondo un progetto promosso da un fondo governativo giapponese. Nell'arco di due anni contiamo di avere questo sistema in piena disponibilita'. E' una tecnologia che può evitare tragedie: prevenzione nella manutenzione. Sara' un sistema in grado di ottenere immagini e dati della struttura dei ponti. Riusciamo a trovare crack fino a 0,1 millimetri di spessore e il braccio robotico che abbiamo costruito riesce anche a controllare lo stato del cemento, della struttura complessiva del ponte. Senza disturbare o interrompere il traffico sul ponte o viadotto”. Una tecnologia molto attesa, se si pensa che non solo in Italia (con cronache di crolli di ponti) ma anche in Giappone (clamoroso il crollo di un tunnel alcuni anni fa) le tragedie dovute a cedimenti improvvisi hanno allarmato l'opinione pubblica.

Robotica per servizi. Quando si parla di “aging society”, secondo Guarnieri non ci si dovrebbe riferire solo alla popolazione: anche le infrastrutture invecchiano. E si “ammalano. Qui entra in gioco HiBot, con un suo modello di robotica per servizi più che robotica industriale, e un modello di business che prevede sia la cessione in licenza (specie per prodotto standard adatti a situazioni diverse) sia la realizzazione di strumenti personalizzati specificamente studiati per l'esigenza del cliente e per una particolare attività'.
Sul futuro di HiBot, Guarnieri non si sbilancia: potrebbe esserci la Borsa, ma appare più probabile che prima o poi qualche grande gruppo finira' per comprarla.

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