ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCinquant'anni nel 2023

Rocca delle Macìe, obiettivo 20 milioni di fatturato nel 2022

di Silvia Pieraccini

La Tenuta in Toscana. Una veduta dei vigneti di Rocca delle Macìe

3' di lettura

Era il 1973 quando Italo Zingarelli, produttore cinematografico romano reduce da due grandi successi come “Lo chiamavano Trinità” (1970) e “Continuavano a chiamarlo Trinità” (1971) interpretati da Bud Spencer e Terence Hill, decise di investire una parte dei guadagni per comprare una tenuta in Toscana, a Castellina in Chianti (Siena).

Fu una decisione controcorrente, visto che all’epoca tutti facevano a gara per abbandonare la campagna e trasferirsi a lavorare in città. Parlare di investimenti in vigna e in cantina, di enoturismo e di ospitalità rurale non era neppure ipotizzabile.

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Italo Zingarelli invece impiantò nuove vigne, e nel 1979 iniziò a vendere le prime bottiglie di vino rosso Rocca delle Macìe, il nome che aveva dato alla tenuta che si trova appunto in località Macìe. Oggi quella proprietà, in mano ai tre figli di Italo (scomparso nel 2000), Sergio, Fabio e Sandra, controlla sei fattorie in Toscana - quattro nel Chianti Classico e due in Maremma - conta 207 ettari di vigneti e produce 2,2 milioni di bottiglie di vino. E si è trasformata in un’azienda multifunzionale, una delle più conosciute del Chianti Classico, che al vino ha affiancato l’enoturismo, l’ospitalità e la ristorazione. Castellina, dove ha sede il quartier generale, è oggi una delle zone più belle e più vocate alla viticoltura dell’intera Toscana.

I fratelli Zingarelli

Nel 2021 Rocca delle Macìe ha fatturato 18 milioni di euro (con l’11% di margine operativo lordo), di cui 16 milioni dal vino e due milioni dall’ospitalità rurale (possiede circa 80 posti letto tra relais e agriturismi) e dalla ristorazione, dando lavoro a 105 persone. Quest’anno l’obiettivo è tornare ai livelli pre-Covid, circa 20 milioni di euro.

A trainare - come avviene in gran parte delle aziende vinicole toscane - è l’export, che vale l’80% dei ricavi: Usa e Canada sono i principali mercati di sbocco, col Canada che non ha mai avuto flessioni neppure durante la pandemia. La strategia di crescita punta sulla segmentazione: «Abbiamo scommesso sul Sangiovese come espressione dei singoli vigneti - spiega il presidente Sergio Zingarelli - per trasmettere un carattere territoriale più deciso. Oggi i vini che derivano da singoli vigneti rappresentano circa il 10% in quantità e il 20% in valore. Siamo convinti che sia importante avere grande varietà, anche nell’esposizione dei vigneti, visto il clima sempre più caldo e la siccità che ci sta dando qualche preoccupazione. Per questo, all’interno delle tenute, stiamo cercando di segmentare i vini con altitudini diverse».

Anche il lavoro di reimpianto va avanti, con quattro-cinque ettari di vigneti sostituiti ogni anno e investimenti annuali per circa 500mila euro tra vigna e tecnologie. «La fase Covid è servita, tra l’altro, a portare a termine una ristrutturazione finanziaria - spiega Zingarelli - e a ridurre l’indebitamento totale che ora è sui 15 milioni di euro». Ed è servita ad accelerare sul fronte della sostenibilità, con la certificazione Viva (lo standard pubblico nazionale per le prestazioni di sostenibilità nel settore vitivinicolo) ottenuta dall’azienda nell’agosto 2021 per i quattro indicatori aria, acqua, vigneto e territorio.

Intanto Rocca delle Macìe si prepara a celebrare, nel 2023, i 50 anni di vita con un libro che ne ripercorrerà la storia, edito da Giunti, e una sorpresa: l’apertura nella sede aziendale di un ristorante gourmet che si chiamerà “Oltre”, e che si affiancherà all’osteria “Passo dopo passo” situata nella vicina tenuta di Fizzano, guidato sempre dallo chef Maurizio Bardotti. Le “prove generali” dell’anniversario si sono svolte negli ultimi due anni, quando sono stati ricordati prima i 50 anni del film “Lo chiamavano Trinità” e poi il mezzo secolo di “Continuavano a chiamarlo Trinità”, il più grande successo del cinema italiano, visto da 15 milioni di persone.

Per queste due occasioni sono state realizzate edizioni limitate di bottiglie magnum di Chianti Classico Gran Selezione e l’anno scorso è stato aperto, nella sede di Castellina, un piccolo museo dedicato alla saga di Trinità, che si aggiunge alle esperienze da offrire ai turisti e agli appassionati. «Avevamo sempre tenuto separato il cinema dalla tenuta vinicola - spiega Sergio Zingarelli - ma in occasione di queste celebrazioni così importanti abbiamo deciso di ricreare il legame da cui tutto è nato, e di riavvicinare mondi che si compenetrano nel ricordo di nostro padre».

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