auto su cui puntare

Rolls-Royce Silver Seraph, il 12 cilindri con una storia breve ma appetibile per i collezionisti più attenti

di Vittorio Falzoni Gallerani


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3' di lettura

Dopo diciotto anni di modelli derivati dal progetto SZ, quello che aveva dato vita alla Rolls-Royce Silver Spirit e Silver Spur nonché alla cugina Bentley Mulsanne, anche alla Rolls-Royce Motor Cars, viene il momento di cambiare in maniera più radicale. E, siccome in un primo momento sembrava impossibile adeguare l’immortale V8 L410 in produzione dal 1959 alle via via più stringenti normative antinquinamento, si stipula un contratto con la BMW, che come è noto avrà sviluppi in quel momento imprevedibili (forse), per la fornitura dei motori per i nuovi modelli in rampa di lancio. Che sono due: la Bentley Arnage, mossa dal V8 BMW da 4,4 litri sovralimentato da due turbocompressori; e la Rolls-Royce Silver Seraph che adotta invece il V12 da 5,4 litri ad alimentazione atmosferica della BMW 760i che sviluppa 326 CV, circa cento in più delle ultime versioni aspirate della Silver Spirit.

Della BMW anche l’intero impianto di climatizzazione ed il cambio di velocità, ovviamente automatico, a cinque rapporti che, però, sulla RR, in omaggio alla tradizione, viene azionato da una leva al volante. Come è noto fu la Bentley Arnage, con le sue infinite evoluzioni, a fare tornare i conti di questo progetto, essendo stata prodotta fino al 2010 dal Gruppo Volkswagen; fu infatti la Casa di Wolfsburg ad assicurarsene, nella contesa con la BMW, il Marchio e lo storico stabilimento dove produrla; si tratta quindi di un modello che ha avuto una vita ed un respiro pressoché normale.

Vogliamo parlare un po’ più diffusamente, invece, della Rolls-Royce Silver Seraph poiché è stata la protagonista di una vicenda tormentata che l’ha portata ad essere prodotta per soli quattro anni, fino a tutto il 2002, in soli 1.570 esemplari (dei quali solo 1.017 con la irrinunciabile guida a sinistra); e questo, nonostante si tratti di una delle RR più riuscite di tutti i tempi. Innanzitutto lo stile: Graham Hull, lo stesso che era riuscito a “pulire” la linea delle SZ rendendole progressivamente più attraente mano a mano che passavano gli anni, con il nuovo modello supera se se stesso e, ispirandosi in maniera neanche tanto nascosta alle straordinarie Rolls-Royce Silver Cloud/ Bentley S-Type, crea una linea inequivocabilmente britannica seppur molto più moderna della precedente.

Modernità che la meccanica BMW porta allo stato dell’arte del periodo fornendo alla pesante berlina prestazioni più che adeguate alle necessità della sua clientela (0-100 in 8 secondi e 230 km/h) con una sobrietà impensabile per le precedenti V8 (7 km/litro sono facilmente ottenibili) che non percorrevano più di 5 km con un litro neanche procedendo al seguito di una gara ciclistica. Qualità costruttiva e materiali impiegati rimangono quelli di sempre dal momento che tutte le Silver Seraph saranno assemblate a Crewe, nel Cheshire, dalle stesse maestranze e con gli stessi metodi di sempre.

Ma è proprio a causa di questo storico impianto che nasce l’inghippo che porterà alla fine della sua produzione: nel 2001, a chiusura della disputa con VW per l’aggiudicazione dei Marchi Bentley e Rolls-Royce, la BMW riesce a conquistare quest’ultimo mentre, come accennato, la Fabbrica va alla VW; la quale concede, sì, un anno di tempo per sgomberare ma poi la RR dovrà andare a costruire le sue auto da un’altra parte lasciando a Crewe le linee di montaggio necessarie per la Arnage. Lo farà con un nuovo stabilimento a Goodwood, nel Sussex, ove, giocoforza, inizierà a costruire, dal I Gennaio 2003, un modello del tutto nuovo: quella limousine Phantom ancora in produzione ai giorni nostri, mentre molti anni dovranno ancora passare prima di vedere l’erede della “piccola” Silver Seraph; della quale, per la verità, esiste anche una rarissima versione «da autista» con il passo allungato, ma che non consigliamo particolarmente in quanto ci pare che la Silver Seraph sia un’auto, certamente da rappresentanza, ma da guidare personalmente.

L’esperienza è di una piacevolezza assuefacente e, oggi, ci pare che anche il fattore investimento abbia aspetti straordinari: a partire da una cinquantina di migliaia di Euro, circoscrivendo la scelta agli esemplari con guida a sinistra, si acquisisce una Rolls-Royce con motore a dodici cilindri, come la Phantom III del 1936 (quindi in piena tradizione del Marchio), con uno stile in grado di sfidare i decenni, con rifiniture all’altezza della fama della Casa e «last but not least» una produzione estremamente limitata. Occorre, a nostro avviso, prestare attenzione, in particolare sugli esemplari provenienti dagli USA, a carrozzerie e radiche troppo chiare, pelli in tinte azzardate e cerchi ruota cromati che possono rendere l’immagine della vostra elegantissima Rolls un tantino meno signorile del dovuto.

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