ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI cinque progetti in agenda

Roma, un cantiere da 19 miliardi per cambiare volto alla Capitale

Uno spettro larghissimo di opportunità per cambiare faccia alla metropoli romana, ma anche una sfida che rischia di mettere a nudo fragilità sulla progettazione e un apparato amministrativo incapace da anni di gestire anche solo gli investimenti ordinari

di Giorgio Santilli

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4' di lettura

Una massa di risorse mai viste per Roma Capitale: fino a 19 miliardi se si sommano i cinque piani attuali - Pnrr, Giubileo, Caput Mundi, rifiuti ed Expo 2030 - prendendo la parte alta della forchetta. Se si prende i dati prudenziali ci si ferma a 8 miliardi, e non sono pochi. Il numero faraonico di 19 miliardi può spaventare, rappresenta l’orizzonte massimo di risorse disponibili per la città, ma non è una forzatura: è il frutto di un calcolo dettagliato piano per piano che comprende, oltre agli investimenti diretti, quelli indiretti e quelli collegati.

Sfida enorme

Uno spettro larghissimo di opportunità per cambiare faccia alla metropoli romana, rimettendola nella competizione in cui deve stare, quella con le grandi capitali europee, ma anche una sfida che rischia di mettere a nudo una fragilità condivisa a livello nazionale - la progettazione - e una enorme criticità locale - l’apparato amministrativo sfinito e incapace da anni di gestire gli investimenti ordinari, figuriamoci quelli straordinari.

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Due questioni - progettazione e macchina amministrativa per la gestione degli appalti - che devono trovare subito soluzioni convincenti e definitive. Tranquillizza solo parzialmente che sulle spalle del comune graverà la gestione di metà di queste risorse totali perché il resto farà capo alle grandi spa pubbliche (Ferrovie e Rfi in prima linea).

Ci si chiede se basteranno i poteri straordinari affidati dal governo Draghi al commissario sindaco Roberto Gualtieri e le procedure eccezionali contenute nel Dl 68 che la Camera convertirà in legge in settimana dopo il sì del Senato di venerdì scorso.

L’avvio delle manutenzioni stradali affidate all’Anas

Poteri sulla carta che potrebbero non bastare, la storia della Repubblica è piena di piani non finiti. Eppure il sindaco ha mostrato prime idee molto precise quando la settimana scorsa ha annunciato l’avvio delle manutenzioni stradali affidate dall’Anas grazie a una convenzione. È un modello di intervento che affida chiavi in mano al soggetto esterno pubblico convenzionato tutte le fasi tecniche dalla progettazione alla gestione del contratto: sarà probabilmente la soluzione cui la città guarderà per sopperire alle proprie carenze amministrative. Un’altra soluzione è quella di project financing a soggetti privati ben strutturati che contribuiscano al finanziamento e facciano gestione dell’opera.

«Sono molti anni ormai - dice il direttore generale di Roma Capitale, Paolo Aielli - che le amministrazioni pubbliche locali sono concentrate a svolgere un ruolo in proprio nella fase ascendente degli investimenti, cioè la ricerca delle risorse per realizzarli, e nella fase discendente della rendicontazione. C’è invece una debolezza strutturale, e Roma Capitale non fa eccezione, nella parte di mezzo, quella della progettazione e della gestione dell’appalto. Per questo pensiamo a un ricorso ampio alle convenzioni con soggetti terzi, come è accaduto con Anas». Anas che ha avviato i lavori su una prima tranche molto limitata di manutenzioni ma su cui potrebbero essere convogliati lavori per almeno 200 milioni. «Anche il project financing è una soluzione che sperimenteremo nella gestione calore ed energia nelle scuole, nella chiusura del ciclo dei rifiuti e nella gestione delle infrastrutture pubbliche complesse», dice Aielli.

Le risorse per i cinque piani

Ma vediamo le risorse per ognuno dei cinque piani. In settimana Gualtieri presenterà il piano per il Giubileo e quello per i rifiuti. Il piano Giubileo conta su un fondo di 1,3 miliardi, ma arriverà a 4,2 miliardi considerando i finanziamenti da fonti diverse. Il piano rifiuti prevede un investimento di 1,3 miliardi di cui circa 700 milioni per il termovalorizzatore. Nel piano - che indicherà la strategia complessiva al 2030 con le tendenze e gli obiettivi di produzione dei rifiuti, la quota di raccolta differenziata, la logistica e l’impiantistica - prevede anche la realizzazione di due biodigestori a Casal Selce e a Cesano. Sono in gran parte finanziamenti Pnrr. Il piano rifiuti sarà sottoposto al dibattito pubblico e alla valutazione ambientale strategica (Vas), prima del varo definitivo.

Per il Pnrr la stima è complessa. Il comune di Roma calcola di avere tre miliardi di investimenti gestiti direttamente, ma non tiene conto dei molti investimenti fatti da altri soggetti. Il lavoro più attendibile lo ha fatto il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, che per i settori di sua competenza stima un investimento su Roma dell’ordine dei 6-6,5 miliardi (al netto di 1,3 miliardi destinati al piano Giubileo). I capitoli sono il trasporto rapido di massa con le tranvie Palmiro Togliatti e Termini-Vaticano-Aurelio e il rinnovo del parco autobus e dei treni dei metrò (1.656 milioni), gli investimenti Fs (2.041 milioni), strade e autostrade (1.696 milioni), rigenerazione urbana ed Erp (354 milioni), infrastrutture idriche con l’ammodernamento del Peschiera (160 milioni), porti (Civitavecchia 159 milioni), piste ciclabili (56 milioni), cittadelle giudiziarie e carceri (169 milioni). Se mobilità ed edilizia pubblica sono la fetta più consistente, per arrivare ai 7 miliardi stimati per il Pnrr si devono aggiungere investimenti appartenenti ad altre missioni come lo sviluppo di Cinecittà (150 milioni).

Nessun problema per il conteggio di Caput Mundi, 500 milioni per valorizzare i beni culturali. Più articolato il piano per la candidatura all’Expo 2030. Quel che per ora si può dire è che 2 miliardi sono investimenti diretti per la realizzazione dei siti dell’Expo mentre 1,5 miliardi riguardano investimenti indiretti per le infrastrutture, la mobilità e la logistica di servizio al sito. Il comune di Roma stima che ci siano poi 2,5 miliardi di investimenti connessi all’evento, ancora infrastrutture che migliorano il sistema di mobilità con benefici indiretti anche sull’Expo.

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