La sfida di Gualtieri

Roma, il Comune investe all’anno 77 euro a cittadino (436 a Milano)

Nel 2020 il Campidoglio ha speso 215, 7 milioni, contro i 609 del capoluogo lombardo. Spesa a picco anche in Ama e Atac. In manovra e nel Pnrr i fondi per i progetti collegati all'anno Santo

di Gianni Trovati

Campidoglio. Oggi il Comune di Roma conta su 23mila dipendenti, il 9% in meno di dieci anni fa

4' di lettura

Per capire meglio i termini della sfida che attende al Campidoglio il neosindaco Roberto Gualtieri e la sua giunta è meglio lasciar perdere per un attimo i dibattiti polemici sulle malattie facili degli spazzini e sui bonus per contrastarle, sulla polverizzazione sindacale dei tramvieri o sui cartellini furbetti di qualche sede municipale. È meglio guardare ai numeri. Il loro linguaggio è più freddo, si presta meno allo scontro politico ideologico che da sempre appassiona la Capitale. Ma il loro racconto è chiarissimo. Più che al diritto amministrativo, il compito di Gualtieri e colleghi sembra rimandare alla medicina d’emergenza. Qui non si tratta di gestire. Ma di rianimare una macchina ferma. Dati alla mano.

Le cifre, allora. Quelle più interessanti riguardano gli investimenti, cioè la spesa che nei Comuni prima ancora che a far crescere le economie locali serve a mantenere in condizioni ottimali, o almeno dignitose, le infrastrutture materiali e immateriali delle città.

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L’anno scorso Roma Capitale ha speso alla voce «investimenti fissi lordi» 215,7 milioni. Tanti? Pochi? Pochissimi. Per capirlo basta dare una scorsa ai numeri di Milano, che negli stessi dodici mesi ha speso 608,9 milioni. Senza dimenticare che nel capoluogo lombardo abitano meno di 1,4 milioni di persone, mentre a Roma i residenti sono 2,78 milioni. Insomma, per ogni cittadino Palazzo Marino ha speso per investimenti 436,5 euro in un anno, mentre il Campidoglio non è andato oltre i 77,6 euro: un sesto o, se si preferisce, una differenza di -82,2 per cento. Ma c’è di più: complici gli aiuti governativi e l’evoluzione delle regole contabili, il 2020 è stato nonostante la pandemia un anno buono degli investimenti comunali, che a livello nazionale sono cresciuti del 3% in termini di cassa. Non a Roma: dove sono caduti del 24,5 per cento.

È questo indicatore a spiegare per esempio le voragini che travagliano l’esistenza di automobilisti e pedoni romani, più dei sette Colli, dell’estensione geografica della città o degli altri argomenti che le discussioni capitoline tirano spesso in ballo per giustificare un confronto generalmente impietoso con le altre metropoli europee.

Intorno alle buche si accumulano le cattedrali di rifiuti che sono diventate più numerose, e a volte più grandi, delle chiese sparse in ogni via della Capitale della cristianità. E anche nel loro caso l’origine può essere cercata con un certo successo in un bilancio. Quello di Ama: che nel 2020 ha dedicato agli investimenti 20,1 milioni. Se si torna a Nord e si guarda A2A Ambiente, che oltre a Milano gestisce l’igiene urbana a Bergamo, Brescia, Como e Cremona per una popolazione che comunque non arriva a quella capitolina, gli investimenti nello stesso periodo valgono 168 milioni di euro, otto volte tanto. Perché il tasso di assenteismo in Ama è senza dubbio patologico, le battaglie dei vari amministratori per stringere i bulloni dei controlli sviluppano un’epica infinita quanto perdente, e un sistema fondato su mega-cassonetti in strada che non ha paragoni in altre città sembra costruito apposta per la gioia di piccioni, gabbiani e cinghiali. Ma se non esiste un’impiantistica in grado di gestire il ciclo la raccolta quotidiana rischia comunque di trasformarsi in un esercizio impossibile. E nell’esile colonna degli investimenti 2020 di Ama colpisce una voce: per «impianti e smaltimento/trattamento rifiuti» sono stati spesi l’anno scorso 215.674 euro, cifra più adatta a un caseggiato che a una metropoli.

E gli autobus che arrancano, si piantano e non raramente si incendiano? Inutile farla lunga, anche qui la morale è chiara: e riassunta nei soliti numeri, che l’anno scorso mettono a confronto i 29,8 milioni investiti da Atac contro i 139,9 milioni scritti nel bilancio della milanese Atm.

È su queste tabelle che devono lavorare ora Gualtieri e l’assessore al Bilancio Silvia Scozzese, solida conoscenza della finanza locale e dei problemi capitolini con il suo curriculum sviluppato fra Anci, Ifel, l’assessorato al bilancio già ricoperto per un anno durante la sindacatura di Ignazio Marino e il ruolo di commissario al debito di Roma. Per ripartire, Gualtieri al debutto ha giocato la carta dei progetti speciali, con un certo successo iniziale favorito anche dalla rete non banale di conoscenze nazionali e internazionali (non estranee forse alla scelta di Euronext di spostare da Parigi a Roma tutte le attività di clearing ).

In epoca di Recovery la scelta appare quasi scontata. Ma a Roma più del Pnrr il gancio per far ripartire gli interventi locali è rappresentato dal Giubileo del 2025. E in particolare dal fondo di 1,45 miliardi assegnato a Roma per questo scopo dalla legge di bilancio ora in discussione al Senato dal 2022 (per il prossimo anno ci sono 300 milioni) al 2026, in una dote che comprende anche i 15 milioni per la candidatura a Expo 2030 e che fa di Roma la città di gran lunga più beneficiata singolarmente dalla manovra del governo Draghi.

E poi, certo, c’è il Pnrr. Il cui contatore si ferma decisamente sotto le ambizioni della vigilia, e si concentra in particolare sui 500 milioni di «Caput Mundi», il progetto di rilancio dell’offerta turistica e del patrimonio culturale anch’esso collegato al Giubileo. Oltre a promettere un minimo vitale proprio per il futuro di trasporti e igiene urbana.

L’accoppiata di Giubileo e Recovery offre per i prossimi anni un flusso di risorse inedito nella storia recente capitolina. E solleva un’incognita pesante sulla capacità reale di gestire il fiume dei finanziamenti con una struttura amministrativa che condivide l’anchilosi di tutti gli enti locali italiani, e a questa aggiunge problemi propri. Oggi il Comune di Roma conta su 23mila dipendenti, il 9% in meno di dieci anni fa, con un’età media salita a 52,4 anni e carenze profonde nelle strutture tecniche, quelle cruciali per far viaggiare bandi e progetti. Anche su questo terreno, insomma, bisognerà fare affidamento sulla protezione giubilare, un po’ come accaduto nel 2000 quando si fecero gli ultimi interventi significativi in una città che poi si è fermata.

Silvia Scozzese

Per un anno e fino a luglio 2015 è stata assessore al Bilancio della Giunta Marino.

Dopo le dimissioni è stata nominata dal governo Renzi Commissario del debito di Roma (dal 2015 al 2017)

A maggio 2019 è stata nominata dal governatore del Lazio Zingaretti Capo dell'Ufficio legislativo.

A settembre è stata chiamata dal neoministro del Sud, Giuseppe Provenzano, a guidare il suo Ufficio di Gabinetto

Dal 3 novembre è di nuovo assessore al Bilancio e vicesindaco di Roma

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