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Roma, patto pubblico-privato per correre su Expo, rifiuti e rigenerazione urbana

In un convegno all’Auditorium con gli operatori del Real estate, il sindaco Roberto Gualteri e gli assessori all’Urbanistica puntano a integrare le risorse (circa 10 miliardi tra Giubileo e Pnrr) con una semplificazione organizzativa per attrarre investimenti e portare avanti progetti. Dal termovalorizzatore alla candidatura a Expo 2030

di Paola Pierotti

3' di lettura

Ripartire con un patto pubblico-privato, mettendo allo stesso tavolo tutti gli stakeholder, utilizzando al meglio le risorse disponibili e integrando le politiche, «considerando i grandi asset del Next Generation Eu, non come una somma di cose distinte: scuole, sanità, parchi, digitale, trasporti, rifiuti (impianti nuovi inclusi) vanno gestiti in modo coerente – ha dichiarato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri – per moltiplicarne la capacità trasformativa. Devono essere inseriti in un’idea di città, in quella della prossimità, vicina alle persone, e con un forte potenziale di flessibilità, che tiene conto del cambiamento degli stili di vita e dell’organizzazione della vita durante la giornata».

A sei mesi dall’insediamento della nuova giunta, l’amministrazione capitolina ha dato appuntamento ad operatori economici e sociali, istituzioni pubbliche, filiera delle costruzioni e rappresentanti del mondo del real estate, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, con un invito alla “ripartenza”. E se la Regione Lazio, attraverso la voce dell’assessore all’Urbanistica e alle Politiche abitative, Massimiliano Valeriani, ha tracciato un bilancio dei dieci anni di lavori, l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Maurizio Veloccia ha rilanciato. Parole chiave? Rigenerazione urbana, sostenibilità, semplificazione e «sburocratizzazione», investimento sulle competenze, partecipazione, analisi dei bisogni, organizzazione.

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Gli appuntamenti

Si guarda ai primi obiettivi: Giubileo (il cui commissario è lo stesso sindaco) e Pnrr che cubano quasi 10 miliardi di euro e con scadenze ravvicinate al 2025 e al 2026. All’orizzonte anche la candidatura per Expo 2030 con una sfida aperta per l’area di Tor Vergata e con la firma di Carlo Ratti coinvolto per questa prima fase di posizionamento e storytelling, e che immagina il post-evento come un campus dell’innovazione (sulla linea di quanto fatto a Milano e in corso a Mind). Città digitale sì, «ma a Roma ci sono ritardi importanti dal punto di vista infrastrutturale» ha ricordato il neopresidente Ance Roma – Acer, Antonio Ciucci –. Ottima l’idea di un patto condiviso: oggi sembra ci sia la “calma” perfetta in termini di rapporti Comune-Regione e le risorse ci sono».

Il rapporto pubblico-privato

«Come associazione, percepiamo questa volontà di ripartenza, di un dialogo virtuoso tra pubblico e privato, ma la Capitale deve tornare ad essere attrattiva – ha commentato Silvia Rovere, presidente di Assoimmobiliare – i capitali oggi non vanno solo a Milano (in riferimento al frequente dibattito che contrappone le due città, ndr) ma a Parigi, Londra, dove c’è un sistema delle regole certe. Non secondario – ha aggiunto – il tema dell’empowerment della macchina organizzativa – sottolineato dallo stesso Veloccia –: bisogna aumentare competenze, assumere persone, prendere decisioni”. Rovere ha ripreso il tema della visione della città sottolineando il ruolo della libera iniziativa privata con progetti che atterrino in un sistema di regole che prevede l'indifferenza funzionale». Questa è una battaglia portata avanti da Rovere con l’intento di evidenziare che «la rigidità dell’attribuzione delle funzioni che c’è stata per decenni a Roma è stata uno dei principali ostacoli per il suo sviluppo. A maggior ragione la città dei 15 minuti implica una molteplicità di funzioni che non hanno niente a che vedere con le aree vocate a business center o altre a dormitori, per fare due esempi. Bisogna incentivare la permeabilità nei quartieri e nei singoli edifici, altrimenti come si può dare una risposta ad un mercato evoluto anche nei format, che oggi chiede co-living, co-housing e mix di usi?».

Le aree strategiche per i prossimi anni

Nella sua relazione l’assessore Maurizio Veloccia ha citato le aree strategiche dei prossimi anni, con riferimento ai grandi player come Cdp per Guido Reni e Cinecittà, Ferrovie dello stato per gli scali (a partire da Tuscolana ma traguardando San Lorenzo, Trastevere e Ostiense) e l’anello verde, ma anche come Agenzia del Demanio per Tor Vergata, caserme e forti (in primis quella di Donato in via del Trullo e il forte di Bravetta), e anche la Difesa, «per ragionare in un’ottica collaborativa a partire dal forte Trionfale».
Veloccia ha annunciato «un gruppo di lavoro in via di costituzione per agire sul Piano regolatore rendendo le norme flessibili, aggiornandole e recependo la legge sulla rigenerazione urbana della Regione Lazio; un nuovo ufficio per la rigenerazione urbana entro maggio che dovrà seguire i processi di rigenerazione urbana per fare in modo – ha detto – che le pratiche non si impantanino per un esproprio non fatto o per altre criticità irrisolte».
L’assessore ha annunciato anche il prossimo avvio di concorsi di progettazione, compreso quello atteso per la città della scienza al Flaminio e ancora ha parlato di un «piano strategico del Tevere che sarà uno degli assi di finanziamento del Giubileo e dovrà considerare i muraglioni, gli assi traversali, i parchi che si affacciano sul fiume e fare in modo che per i quartieri che vi si affacciano non sia fonte di degrado ma di valorizzazione, garantendo servizi ecosistemici».

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