DOPO LA SENTENZA

Roma, Raggi assolta ma la corsa della Lega alla capitale è già cominciata

di Riccardo Ferrazza


Processo Raggi, il pm: la sindaca "mentì per evitare dimissioni"

2' di lettura

«Forza Virginia!» esulta Luigi Di Maio alla notizia dell’assoluzione della sindaca di Roma nel processo sulle nomine al Campidoglio. Una reazione scontata da parte del capo politico del Movimento 5 Stelle dietro la quale, però, si cela l’incrinatura che da tempo ha eroso i rapporti tra la prima cittadina pentastellata e la sua “casa madre”.

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Come era chiaro dai commenti dei vertici del movimento alla vigilia della sentenza: in caso di condanna Raggi si sarebbe dovuta dimettere rispettando il codice etico del movimento. Non sarebbero state concesse deroghe.

Ora la sindaca prova a ripartire con un rimpasto della sua giunta (finora sono stati sostituiti otto assessori) e il Movimento non può permettersi di mollarla al suo destino. All’orizzonte, infatti, prende forma con sempre maggiore nitidezza il disegno della Lega: conquistare Roma. Non sostenere ora la giovane avvocatessa significherebbe aprire le porte della capitale all’avanzata del Carroccio, alleato a livello nazionale in impressionante ascesa di consensi per il quale la conquista dell’Urbe assumerebbe un forte connotato simbolico nella sua metamorfosi quasi completata in forza nazionale. Significative, per capire le intenzioni di Matteo Salvini, la sua reazione all’assoluzione del sindaco: «È una buona notizia», ha detto perché «è giusto che i cittadini giudichino un’amministrazione non in base alle indagini che finiscono in nulla come in questo caso ma in base alla qualità della vita. Quindi - ha sottolineato - i romani giudicheranno l’amministrazione dei 5 Stelle in base a come è messa Roma». Frase che suggerisce un sottotesto: non serve che i giudici decretino la fine della giunta Raggi, basta guardare come è messa la città dopo due anni e qualche mese di amministrazione a cinque stelle.

Un’ambiguità che si ritrova anche nelle dichiarazioni di ieri del ministro dell’Interno sul referendum consultivo per la liberalizzazione dei servizi di trasporto pubblico in programma domani a Roma. Un’altra mina per la già provata Raggi, schierata per il No dopo aver scelto con la sua giunta la strada del concordato preventivo per la malandata Atac. «Invito tutti ad andare a votare - aveva detto Salvini - però non voglio fare invasioni di campo. Certo, poi c’è modo e modo di votare». Un passaggio chiave sarà la manifestazione organizzata dalla Lega per l’8 dicembre a Roma a piazza del Popolo: convocata ufficialmente per sostenere la manovra del governo e il decreto sicurezza. Sarà anche un modo per prendere contatto con i romani delusi.

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