nella legge di bilancio

Roma sblocca i fondi per terminare il Mose: in arrivo 325 milioni

Nella legge di bilancio arriveranno 325 milioni per completare l’opera entro il 2021 e assicurare la certezza dell’ultima tranche del finanziamento complessivo, pari a 5,49 miliardi. Per la città, sempre in manovra, saranno stanziati 40 milioni aggiuntivi

di Manuela Perrone


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3' di lettura

Dopo l’acqua alta che ha duramente colpito Venezia lo scorso 12 novembre il Governo accelera sul Mose: nella legge di bilancio arriveranno 325 milioni per completare l’opera entro il 2021 e assicurare la certezza dell’ultima tranche del finanziamento complessivo, pari a 5,49 miliardi. Per la città, sempre in manovra, saranno stanziati 40 milioni aggiuntivi per interventi di natura idraulica in tutti i comuni della laguna (che portano a 100 milioni la dotazione 2020). E si lavora a un accordo di programma da 72 milioni per il sito di interesse nazionale di Porto Marghera, con altri 47 milioni per il “corridoio di bonifica”.

L’iniezione di risorse è stata illustrata dal premier Giuseppe Conte e dai ministri Paola De Micheli (Infrastrutture) e Sergio Costa (Ambiente), al termine del “comitatone” che si è riunito a Palazzo Chigi. L’organismo, previsto dalla legge speciale per Venezia, tornerà a riunirsi prima di Natale, anche per affrontare il tema spinoso dell’allontanamento delle Grandi Navi dal Bacino di San Marco. E ha avviato due tavoli tecnici: uno proprio per «riordinare e aggiornare» la legge speciale(il governatore Luca Zaia ha chiesto risorse per 150 milioni l’anno per dieci anni); l’altro per riflettere sulla governance stessa del sistema lagunare, Mose compreso. «L’intento - ha spiegato De Micheli - è quello di approdare a una norma che definisca chi fa cosa, e con quali risorse».

Politica la premessa di Conte: «Iniziamo a vedere la dirittura finale di problemi che si trascinavano da tempo, criticità accumulate nel corso di anni». Vale per Venezia come per gli effetti del dissesto idrogeologico (ultimo il crollo del viadotto sull’A6 Torino-Savona) su cui il premier e i ministri hanno fatto il punto subito dopo il “comitatone”. Ribadendo la strategia avviata lo scorso febbraio con il piano Proteggi Italia da 10,8 miliardi nel triennio.

Conte ha aperto a eventuali correzioni di rotta legate al cambio di maggioranza, ma ha sostanzialmente confermato la scelta del doppio binario: gli interventi sulle emergenze affidati alla Protezione civile («Sono stati avviati i lavori per oltre il 90% degli 1,2 miliardi stanziati», ha ricordato il capo del Dipartimento, Angelo Borrelli), quelli per la prevenzione gestiti dal ministero dell’Ambiente con i presidenti delle Regioni in qualità di commissari straordinari anti-dissesto. È quest’ultimo l’anello debole.

«Dalla ricognizione effettuata emerge che siamo molto efficaci sull’emergenza, invece il sistema Italia deve fare di più per la prevenzione e la manutenzione», ha ammesso il premier. Invitando tutti a «fare squadra». Perché, se i tempi di trasferimento dei fondi dall’Ambiente alle Regioni «si sono ridotti di un terzo», bisogna velocizzare progetti e fasi esecutive. Come, è la domanda che aspetta risposte, visto che l’esame del Ddl Cantiere Ambiente non entrerà nel vivo in Senato prima di gennaio.

«Siamo bravissimi nell’emergenza, ma non abbiamo la sensibilità del cronoprogramma delle infrastrutture, una visione strategica», ha affermato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, al Tg2. «Eppure la più grande politica anticiclica è quella delle infrastrutture».

Resta aperto anche il tema dei controlli sulle opere. Una spinta dovrebbe arrivare dall’Agenzia nazionale di vigilanza sulla sicurezza stradale e ferroviaria, dopo che la ministra De Micheli ha comunicato il nuovo presidente (Fabio Croccolo, al posto di Alfredo Principio Mortellaro) e l’arrivo di almeno 150 unità entro le prossime settimane. Conte, sollecitato, ha affrontato di nuovo la questione della procedura di caducazione della concessione ad Autostrade avviata all’indomani della tragedia del Morandi. Annunciando che «è andata avanti e che siamo pressoché in dirittura d’arrivo» e ripetendo l’orientamento: «Non faremo sconti. Il nostro obiettivo è tutelare non un interesse privato ma quello pubblico, di tutti i cittadini».

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