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Roma travolta da un’insolita Udinese. Inter, dopo il derby perso c’è la prova Bayern

I giallorossi ne prendono quattro al Friuli, i nerazzurri devono lasciarsi in fretta alle spalle la sconfitta col Milan. Ma è un campionato tutto da decifrare

di Dario Ceccarelli

Roma sconfitta 4-0 sul campo dell’Udinese

5' di lettura

Dove eravamo rimasti? Alla Roma che vuole tentare il gran salto? Che è pronta ad essere inserita nel nobile club delle favorite? Come non detto: ricominciamo da capo. Mentre rimbomba ancora l’eco della caduta dell’Inter nel derby col Milan, anche la Magica si schianta in Friuli contro l’Udinese che la raggiunge in classifica. Un pesantissimo 4-0 che s’abbatte come un tornado sulla squadra di Mourinho, quasi irriconoscibile rispetto alle precedenti partite che l’avevano portata al comando. Una serata da incubo, propiziata in avvio da una surreale follia di Karsdorp che di petto, per servire il suo portiere, offre un perfetto assist ad Udogie. Una follia che manda in tilt l’intera squadra che dopo, per recuperare, si espone alle rasoiate dell’Udinese che ancora va in rete con Samardzic, Pereyra e Lovric.

Roma, una notte da dimenticare

Ai giallorossi gira tutto storto. Anche un evidente rigore per spinta di Becao su Celik viene negato dall’arbitro Maresca. Ma sono dettagli. La verità vera è che, colpita a freddo la Roma, non riesce più a riorganizzarsi. Si salvano solo Dybala e Matic mentre lo stesso Mourinho fa il parafulmine («Ci sono stati tanti errori individuali, ma l’unico responsabile sono io») per evitare che la batosta abbia altre ripercussioni in futuro. Non è un ridimensionamento, ma certo un brutto colpo che fa riflettere sulla stranezza di questo campionato, ancora tutto da decifrare. Una sorta di ascensore, che va su e giù senza gerarchie definite. Una giostra impazzita dove si alternano giocate sontuose (quelle di Leao, per esempio) a maldestri errori da principianti.

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Si era detto che questo campionato (partito a mercato ancora aperto e con lo stop di quasi due mesi per il Mondiale) avrebbe patito diverse conseguenze. Ebbene, quasi tutte le favorite sono ancora in ritardo di condizione e penalizzate da una girandola di infortuni. Lo stesso Milan, brillante e straripante nel derby, la settimana prima aveva a malapena pareggiato col Sassuolo. Ora in vetta (11 punti) ci sono i rossoneri col Napoli. Ma se questo lunedi l’Atalanta batte il Monza (compito non impossibile visto che la squadra di Berlusconi e Galliani finora non ha fatto un punto), potrebbe addirittura trovarsi al comando a quota 13.

Milan in festa, l’Inter dallo psicanalista

Povero Simone Inzaghi: facciamo qualcosa per lui. Lo avete visto dopo subito dopo il derby? Pallido, esangue, come se gli fosse passato sopra un tir. «Dopo il pari dei rossoneri si è spenta la luce, prendiamo troppi gol, il responsabile sono io», ha sussurrato il tecnico interista con un filo di voce.

Parlare cosi gli fa perfino onore. Ma Inzaghi non esageri con il mea culpa: gli allenatori nel calcio pesano, ma fino a un certo punto. Se l’avversario può contare su un Leao che inventa due gol stupendi e un assist d’oro per Giroud, diventa complicato trovare le contromisure adeguate. Se in più ti manca Lukaku, sui gol del quale è stata impostata la stagione dell’Inter, e Handanovic (a differenza di Maignan) va spesso e volentieri a farfalle, allora uscire dal derby a testa alta è quasi impossibile.

È proprio vero che un derby non vale solo tre punti. Lo si era già visto nella primavera scorsa con la famosa doppietta di Giroud. Un successo porta con sé un’onda lunga di emozioni che carica di forza e sicurezze chi si impone, e di incertezze e paure chi soccombe. Milan e Inter, dopo la sfida di sabato, hanno solo due punti di differenza. Eppure adesso il divario sembra enorme: Il Milan appare come la squadra del futuro, lanciata verso qualsiasi traguardo, con dei giovani talenti affamati di nuove imprese. L’Inter, che mercoledì s'incrocerà col Bayern Monaco in Champions, sembra invece svagata e impaurita, con un progetto che fa acqua e i suoi principali giocatori in crisi fisica e mentale.

Eppure è la stessa squadra che, due settimane fa, era la candidata numero uno allo scudetto. La verità è un’altra: è cioè che questo derby ha certificato lo straordinario stato di grazia di un gruppo - quello di Pioli - che anche quando sbaglia, come è successo coi gol di Brozovic e Dzeko, riparte con una freschezza travolgente.

Comunque, al di là delle ottime parate di Maignan, il Milan ha meritato la vittoria perchè ha stravinto i confronti individuali più importanti. Nell’Inter ha prevalso la paura di sbagliare, l’indecisione. E lo si nota da errorii banali come il passaggio sbagliato di Calhanoglu che ha innescato il pareggio di Leao. E Bastoni? E Darmian? Tutti con le orecchie basse, tutti soggiogati dalle magie di Leao.

Nell’Inter ognuno sembra muoversi per conto suo. La faccia di Inzaghi, a cui i tifosi non hanno mai perdonato la perdita dello scorso scudetto, è il manifesto di questa deriva. Una deriva - 8 gol subiti e 2 sconfitte in 5 giornate - che deve essere subito arginata già col Bayern Monaco, uno snodo cruciale per la stagione dell’Inter. Inzaghi ha chiesto ai giocatori più personalità e più umiltà. Soliti discorsi che si fanno dopo queste batoste. E non sempre servono.

Anche il Milan ha delle fragilità. In trasferta ha perso dei punti. Alcune distrazioni si potrebbero evitare. Ma l’impressione è che questi peccati (di gioventù) preoccupino poco lo stesso Pioli. Più interessato a guidare una squadra che fa scintille e spettacolo. Una squadra che ha colpito il nuovo proprietario, Gerry Cardinale, sabato ospite d’onore al derby, che farà probabilmente di tutto per non farsi sfuggire il giovane Leao, legato al Milan fino al 2024.

Il mistero Juventus

In un campionato tutto da decifrare, la Juventus resta un mistero. Vero che ad Allegri mancano ancora Chiesa e Pogba, però la squadra vista a Firenze ricorda una fotocopia venuta male. Un gioco che non è un gioco. Una pasta scotta da rimandare in cucina. Nonostante i forti investimenti della società, non ci sono scintille. Tre pareggi in cinque partite. E non parliamo di «spettacolo» parola che fa venire l’orticaria ad Allegri. Max dice che «bisogna imparare a chiudere le partite». Mah... fosse solo quello. Con la Fiorentina deve ringraziare che i viola non fanno gol neppure sotto tortura. Jovic ha anche sbagliato un rigore. La fortuna di Allegri è di avere un contratto quadriennale che costa più del gas russo. Ma non si può vivere all’infinito sui ricordi. Il presente incalza. Martedì al Parco dei Principi la Juve se la vedrà col Psg di Messi e Mbappè. Ecco, forse in attesa del piano A, sarà bene che Allegri sforni almeno il piano B

A Sarri le sconfitte fanno male.

A proposito di risultati alterni, anche Napoli e Lazio non scherzano. A Roma nella sfida diretta hanno prevalso i partenopei (1-2) ma resta difficile capire quale delle due squadre sia più affidabile. Finché ha avuto benzina nel motore quella di Sarri è parsa di una caratura superiore. Soprattutto in qualità di gioco. Nella ripresa, con una maggiore organizzazione, e con i gol di Kim e Kvara, la squadra di Spalletti ha invece vinto in rimonta mandando su tutte le furie il tecnico laziale per due episodi arbitrali piuttosto controversi. Parole pesantissime («Stiamo sui c... agli arbitri, arbitri che sono scarsi») lanciate da Sarri per riscuotere qualche credito a futura memoria. Colpisce la disinvoltura con cui si lanciano certe accuse e si pronunciano certe parole. Ormai si può dire tutto e il contrario di tutto. Poi non lamentiamoci quando i tifosi danno di matto.

Ferrari: PIt stop al rallentatore per Sainz

Concludiamo con la Formula Uno. Al Gran Premio di Olanda, tanto per cambiare, ha vinto un imperiale Max Verstappen, davanti a Russel e a Leclerc. E fin qui non c’è nessuna novità. Tutto scontato, o quasi. Notevole invece il pit stop di Carlos Sainz: 13 secondi per fare il cambio. Il motivo? Mancava la gomma posteriore sinistra…

Ai box della Ferrari si erano dimenticati di tenerla pronta. Un po’ come capita a noi quando in autostrada foriamo una gomma della Panda e andiamo nel panico. Se ci capiterà ancora, una cosa è certa: non chiederemo aiuto a Binotto.

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