marchi storici

Romanengo riparte con Decaux Nuovi negozi in Italia e tanto export

Il presidente: manterremo inalterata la lavorazione e la qualità dei prodotti

di Raoul de Forcade

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La storica confetteria genovese è nata nel 1780

Il presidente: manterremo inalterata la lavorazione e la qualità dei prodotti


3' di lettura

Vanta 240 anni di storia, tutti vissuti nel cuore di Genova, ed è la più antica confetteria italiana. Con una particolarità in più: dalla fondazione, avvenuta nel 1780, la Pietro Romanengo fu Stefano è sempre stata guidata dalla stessa famiglia. E anche oggi, dopo l’ingresso in società, con una quota di controllo, di Jean-Sébastien Decaux, che ne è il presidente, resta al vertice dell’azienda (come ad) anche un Romanengo: Pietro, omonimo dell’antenato che, nel 1850, diede alla confetteria creata dal nonno Antonio Maria, l’assetto che mantiene tuttora.

L’arrivo, nel 2019, di Decaux come socio di riferimento segna una svolta importante nel percorso dell’azienda, ma certamente non la prima in quasi due secoli e mezzo di vita: «Anche gli altri Romanengo, nel passato – dice Decaux – hanno dovuto riattualizzare la ditta». L’obiettivo dell’imprenditore è imprimere una crescita, restando però nel solco della tradizione artigiana e mantenendo l’occupazione dei 20 addetti (più gli stagionali) dell’azienda, grazie a un piano di espansione che parte dal mantenimento della fabbrica di Genova in via Mojon (realizzata nel 1929) all’apertura, prima in Italia, dal 2021, e successivamente all’estero, di nuovi negozi, che si aggiungeranno ai due storici genovesi: quello in piazza Soziglia, aperto nel 1814, e quello in via Roma.

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Il fatto che sia proprio un francese a spingere la società verso una strada che punta a mettere, sono parole sue, «l’animo del passato» in armonia «con la realtà di oggi», sembra quasi un segno del destino. Visto che anche la Francia ha una grande tradizione di confetteria. L’azienda, nel tempo, sottolinea Pietro Romanengo, è rimasta appunto una confetteria, cioè una fabbrica dove frutta, fiori, spezie e aromi vengono lavorati con lo zucchero. E nel corso dell’800 è divenuta anche cioccolateria. L’organizzazione produttiva segue ancora il modello ottocentesco francese e italiano, con la fabbrica-laboratorio divisa in reparti, simili a piccole botteghe con artigiani specializzati nella singola materia: frutti canditi e confetture; cioccolato e cioccolatini; confetti; lavorazione dello zucchero; lavorazione della mandorla e dei prodotti da forno. A legare tutto, la fedeltà ai ricettari originali e all’arte genovese della canditura della frutta: un processo che, fatto senza additivi, dura 15 giorni.

Dopo anni di ottimi affari, anche in seguito al crollo del mercato dei regali aziendali, racconta Romanengo «l’azienda ha imboccato una parabola discendente che l’ha portata da un fatturato di 4 miliardi di lire nei primi anni ’90 a 1,1 milioni di euro nel 2016», quando, per risollevarne le sorti finanziarie, nella società è arrivato il gruppo alimentare Agras, tra i cui amministratori figurava anche il fratello di Pietro, Giorgio Romanengo. Ma il matrimonio, che prospettava l’apertura di corner e negozi Romanengo in Italia e all’estero non ha funzionato.

A questo punto è entrato in scena Decaux che, dopo aver lavorato in Italia e in Europa ai vertici della JcDecaux (gruppo di cartellonistica pubblicitaria fondato dalla sua famiglia), si è imbattuto in una scatola di prodotti Romanengo, innamorandosene e, dopo un’articolata trattativa, nel 2019 ha acquisito da Agras la società, chiedendo a Pietro Romanengo di restare. «Mantenere la famiglia in azienda – dice Decaux - era fondamentale per assicurare continuità e rilancio. Agras non aveva il tempo e la capacità per riscoprire l’animo di Romanengo e riattualizzare l’azienda». Decaux non scopre le carte e non racconta nei dettagli i suoi progetti per il rilancio ma spiega: «L’azienda deve crescere, senza che sia alterata la qualità né le lavorazioni dei suoi prodotti. E per questo deve mantenere anche il suo personale specializzato. Occorre puntare tutto sulla qualità e aprire nuovi negozi, non corner. Cominceremo dall’Italia nel 2021 e in seguito andremo su altri Paesi, puntando sull’export, proprio come la ditta faceva nell’800 (e infatti ha ancora clienti in Giappone e Usa, ndr); fermo restando che, in Italia, la Romanengo è solo a Genova e, in Europa, è solo in Italia».

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