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Rome Technopole al via Dopo l’estate partono i primi laboratori

Con la sigla dell’atto costitutivo e i 110 milioni del Pnrr inizia l’attività di ricerca. Atteso il bando internazionale per il direttore scientifico

di Andrea Marini

 Transizione green, digitale e biofarma i focus del Rome Technopole

3' di lettura

Dopo la sigla, l’8 giugno scorso, dell’atto costitutivo della fondazione che lo governerà e che riunisce i partner fondatori, si è messa in moto la macchina che dopo l’estate permetterà di dare il via alle prime attività del Rome Technopole. Il progetto punta a creare nella capitale una sorta di politecnico, in pratica un polo multitecnologico di riferimento internazionale per la formazione, la ricerca e il trasferimento tecnologico, specializzato in tre settori che sono già le punte di diamante del Lazio: la transizione energetica e la sostenibilità, la transizione digitale, il biofarma e salute.

Il progetto intanto ha ottenuto l’assegnazione dei 110 milioni da qui al 2026 del bando Pnrr grazie al quale potranno iniziare le prime attività. Si punta dopo l’estate a partire con la ricerca, i laboratori e se possibile i master. Sempre dopo l’estate è previsto il concorso internazionale per scegliere il direttore scientifico. Per i corsi di laurea invece si dovrebbe partire a settembre 2023 con il nuovo anno accademico.

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Circa 200 milioni dovrebbero arrivare dalla Regione Lazio con la nuova programmazione dei fondi europei. Altri finanziamenti (anche europei) dovrebbero concretizzarsi nei prossimi mesi, per avvicinare il più possibile l’obiettivo iniziale che punta ad avviare l’attività con circa 500 milioni di euro da qui al 2026.

A regime, l’attività dovrebbe essere finanziata con almeno 70 milioni di euro l’anno, di cui poco più di 55 dal ministero dell’Università, 5 dalla Regione e non meno di 10 dai contributi e ricavi ottenuti da partnership industriali e fondi nazionali ed europei. L’investimento garantito ogni anno in nuove attrezzature dovrebbe assestarsi sui 5 milioni di euro.

Il progetto Rome Technopole ha visto uniti insieme istituzioni e imprese con una comunione d’intenti che forse non si era mai vista nel Lazio. Sette università: Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre, Luiss, Tuscia, Cassino e Campus biomedico; quattro istituti di ricerca: Cnr, Enea, Istituto nazionale di fisica nucleare e Istituto superiore di sanità; istituzioni come Regione Lazio, Comune di Roma e Camera di Commercio, oltre a piccole, medie e grandi imprese e Unindustria Lazio.

Già molti partner hanno previsto quote finanziarie nella fondazione che gestirà il Technopole: la Camera di commercio di Roma ha versato 100mila euro, quella di Latina 20mila, la Regione Lazio 50mila, il Comune di Roma 50mila, l’università La Sapienza 50mila, quella di Cassino 15mila, la Luiss 20mila, la Tuscia 15mila, Tor Vergata 40mila, Roma Tre 40mila e il Campus biomedico 20mila. Ed ancora, per le aziende, tra le altre: Airbus 30mila, Almaviva 40mila, Catalent 40mila, Eni 40mila, Leonardo 40mila, Thales 50mila, Mariemont 30mila, Coimar 30mila, Unicredit 40mila, Adr 20mila, Acea 20 mila. Infine: Unindustria 100mila, Inail 20mila, Cnr, Iss, Infn ed Enea 15mila ciascuno.

Con il Rome Technopole «nasce un’ecosistema dell’innovazione a carattere regionale che alimenterà la filiera della ricerca e dell’innovazione in sinergia con le imprese e le istituzioni pubbliche», ha commentato Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza, che per i primi tre anni sarà il presidente del Rome Technopole.

Per il presidente di Unindustria Lazio, Angelo Camilli (che sarà per i primi tre anni vicepresidente del Rome Technopole), il percorso di nascita della struttura «dura da due anni. Il tecnopolo è il primo esempio di una compagine così ampia che riunisce il mondo dell’economia e della ricerca della nostra regione. Ora si apre la fase della realizzazione: lavoreremo con uguale senso di responsabilità. Abbiamo anche già intercettato – ricorda Camilli – un primo finanziamento del Pnrr ma seguirà altro sostegno da parte della Regione Lazio nell’ambito della prossima programmazione comunitaria oltre a quello del Comune anche in ambito di localizzazione».

Il nuovo tecnopolo punta a valorizzare in un unico polo le eccellenze accademiche di Roma. La sede sarà a Pietralata (nella zona est della capitale), appena il Comune di Roma rilascerà i permessi nelle aree dell’università La Sapienza. In attesa dell’avvio della nuova sede, i laboratori, la ricerca e il trasferimento tecnologico si svolgerà nelle sedi dei partner del progetto.

Tra gli obiettivi specifici del Rome Technopole c’è incrementare il numero dei laureati magistrali nei settori strategici (si punta al raddoppio in 5 anni), potenziare la sinergia con le imprese regionali e nazionali, aumentare il numero dei brevetti, promuovere start up, aumentare l’attrattività del sistema regionale della formazione e della ricerca, attrarre sul territorio grandi imprese. Nello scenario ottimale, il Rome Technopole dovrebbe sostenere un gruppo di ricercatori e docenti di elevata professionalità non inferiore alle 800 unità.

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