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Romed: la cassa, i debiti e gli asset al servizio del blitz

Nel bilancio 2018 ci sono 103 milioni di finanziamenti di cui 37 milioni liberi

di Laura Galvagni

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Nel bilancio 2018 ci sono 103 milioni di finanziamenti di cui 37 milioni liberi


2' di lettura

Romed è la cassaforte privata dell’Ingegnere, quella che custodisce gli investimenti di Carlo De Benedetti rimasti nel portafoglio del manager-imprenditore, editore per passione, dopo che nel 2013 ha trasferito nelle mani dei figli, sotto forma di donazione, l’impero controllato da Cir.

Romed, oggi, è soprattutto il veicolo con il quale De Benedetti vuole riprendere il controllo di Gedi per, come ha dichiarato lui stesso, risanare l’azienda e «assicurare un futuro di indipendenza a un pezzo di storia italiana». Per farlo, al momento, ha messo sul piatto 25 centesimi ad azione, proposta rispedita al mittente dal cda di Cir. L’obiettivo era ritagliarsi poco meno del 30% dell’azienda andando a investire circa 38 milioni di euro. Poca cosa, gli ha risposto Cir, sottolineando che Gedi vale molto di più. A questo punto non resta che chiedersi fino a dove potrebbe spingersi l’Ingegnere per mettere nuovamente le mani su Repubblica e tornare a «lavorare, salvare, investire» sul gruppo Gedi. Molto, evidentemente, dipende da quante sono le munizioni a disposizione. E in quest’ottica cruciale è la dotazione finanziaria della cassaforte la cui capienza è fotografata nell’ultimo bilancio della Romed.

La società ha chiuso i conti del 2018 con un rosso di 25,7 milioni di euro. Una perdita rotonda che è stata coperta attingendo alla riserva di utili portati a nuovo e che ha ridotto il patrimonio netto da 163 a 137 milioni di euro.

Le ragioni della perdita, l’anno precedente aveva generato utili per 16,2 milioni di euro e quello ancora prima per 31,5 milioni di euro, è da ricondurre in sostanza alla caduta dei proventi da partecipazione che sono passati dai 95 milioni del 2017 ai 30,4 milioni del 2018. A ciò si è sommato un leggero incremento delle svalutazioni passate da 22 a 26 milioni.

Fin qui, il conto economico. Quel che più preme, in questi casi, è però comprendere a quanta liquidità può attingere la Romed. E in questo senso cruciali sono le disponibilità liquide, che a fine 2018 ammontavano a circa 17 milioni, una somma che vale poco meno della metà di quello che era l’impegno previsto su Gedi, e i debiti. In proposito, a fine 2018 Romed ha iscritto a bilancio debiti verso banche per un totale di 103 milioni di euro. Si tratta, come è scritto nella nota a commento dei conti, di linee di credito a revoca che, in assenza di scadenza prestabilita, sono inseriti tra i finanziamenti con scadenza a 12 mesi. Di questi circa 66 milioni sono garantiti da titoli azionari costituiti in pegno. Il che fa capire che di quei 103 milioni i denari “liberi” sono sostanzialmente circa 37 milioni, la cifra di fatto messa sul piatto per provare a conquistare il 29,99% di Gedi.

Insomma, i numeri sembrano girare attorno a quanto è stato offerto. Con un’aggiunta: il portafoglio partecipazioni. Qui ci sono circa 41,9 milioni di attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni a fronte di circa 98,4 milioni di asset immobilizzati (dei quali 96 milioni relativi a imprese controllate).

Volendo, dunque, i mezzi ci sono. Resta da capire quanto Carlo De Benedetti sia disposto a investire per dare seguito a questa «mossa romantica», come l’ha definita Urbano Cairo.

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