legge elettorale in aula al senato

Rosatellum, verso 5 fiducie. Lo scontro si sposta in piazza

di Barbara Fiammeri

(ANSA)

3' di lettura

Lo scontro sulla legge elettorale si sposta in piazza. Alla vigilia dell’approdo nell’aula del Senato, i partiti che si oppongono al Rostaellum - M5s, Mdp, Si - hanno abbandonato la commissione Affari costituzionali dove si stavano votando gli emendamenti, per prepararsi a manifestare. Oggi toccherà a Mdp e Si mentre domani la scena la occuperà il M5s. A scatenare l’Aventino («a questa farsa non ci stiamo», ha detto la presidente di Si Loredana De Petris) la scelta, ormai scontata del ricorso alla fiducia da parte del Governo. Anzi sarebbe meglio parlare di fiducie, visto che i voti saranno ben 5, praticamente uno per ogni articolo ad esclusione della norma sull’invarianza finanziaria. Una decisione che verrà formalizzata già oggi dall’esecutivo, visto che essendo stata già autorizzata la fiducia per la Camera non è necessario un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri.

Intanto è iniziata nell’Aula del Senato la discussione generale sulla riforma elettorale, già approvata dalla Camera. Alle 17 è previsto il voto sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità.

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Il ricorso alla fiducia è stato deciso dopo una rapida supervisione degli emendamenti che sono stati depositati per l’Aula (ieri scadeva il termine per presentarli) e molti dei quali si prestavano ad essere votati a scrutinio segreto. «È impensabile che affrontiamo l’Aula senza ricorrere alla fiducia quando ci sono decine di voti segreti», ha confermato nel primo pomeriggio il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Luciano Pizzetti. Una scelta che era nell’aria fin da quando il Rosatellum ha fatto il suo ingresso al Senato. Qualcuno si era illuso che le aperture manifestate nei giorni scorsi dal leader di Mdp Roberto Speranza nei confronti del Pd potessero indurre il principale partito della maggioranza a un ripensamento. Così però non è stato. Anzi Matteo Renzi domenica ha chiuso a qualunque modifica della legge elettorale scatenando la reazione di Pier Luigi Bersani che ha definito «una vergogna» il Rosatellum.

Così quando ieri pomeriggio la commissione Affari costituzionali ha dato il via alle votazioni sulle 179 proposte di modifica presentate dalle opposizioni, il quadro era già chiaro perché erano già noti gli emendamenti presentati per l’Aula sui quali, non solo Mdp e Si ma anche il M5s aveva dichiarato di essere pronto a fare richiesta di voto segreto per rispondere a quella che hanno definito «un’emergenza democratica». I lavori della Commissione, che sarebbero dovuti andare avanti ad oltranza per votare tutti i 179 emendamenti, si sono conclusi così rapidamente. Dopo che il presidente della commissione Salvatore Torrisi (Ap) ha espresso parere negativo su tutte le proposte presentate dalle opposizioni, e dopo la bocciatura di una ventina di emendamenti, i tre gruppi che si oppongono al Rosatellum per protesta hanno abbandonato i lavori: «Non daremo l’alibi alla maggioranza di sostenere che in Commissione si è proceduto in maniera regolare», ha spiegato Doris Lo Moro di Mdp.

Con l’abbandono della commissione, sono però decaduti anche tutti gli emendamenti e i partiti a sostegno del Rosatellum - Pd, Fi, Lega, Ap , Ala e altri gruppi minori - hanno rapidamente licenziato il testo per l’Aula dove appunto si procederà con la fiducia. A votarla saranno però solo i partiti della maggioranza di governo (eventualmente con il soccorso di Ala) mentre Fi e Lega usciranno dall’Aula salvo rientrare per il voto finale che si terrà presumibilmente domani o al massimo giovedì.

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