politica 2.0

Rosatellum: lo scudo del Colle al premier, la sponda del Cavaliere e i rischi sul voto finale

di Lina Palmerini

3' di lettura

Quelle valutazioni del Colle sul «positivo impegno» del Parlamento sulle nuove regole elettorali e l’auspicio per un «largo consenso», pur non entrando nel merito e non avallando la scelta sulla fiducia (che attiene al rapporto tra Governo e Parlamento), vanno lette come l’estremo tentativo di rimediare a un’anomalia scegliendo il minore dei mali. Il fatto è che c’è un macigno sulla via delle elezioni che è rappresentato dal Consultellum, cioè da una legge disomogenea, con dei vuoti legislativi, su cui si può scatenare una pioggia di ricorsi sin dall’inizio della prossima legislatura. Questo è il punto di partenza, evitare il caos e rimuovere il macigno. E ci sono due strade, una è percorrere la via di una legge ordinaria - come è il Rosatellum - che però deve saltare una raffica di voti segreti; l’altra è la via straordinaria di un decreto, uno strumento che è già una forzatura e che per passare avrebbe comunque bisogno di un voto di fiducia. E dunque ora che si è nel mezzo di un bivio, l’opzione “ordinaria” - anche se in Aula verrà blindata con la fiducia - appare come il danno minore soprattutto perché sostenuta oltre i confini della maggioranza, da Forza Italia fino alla Lega.

Se questa è la cornice in cui è maturato l’accordo tra partiti sul Rosatellum e, poi, la decisione del Pd di usare l’arma “finale” facendone un test per Gentiloni, non tutti i rischi sono calcolati. Il primo per il premier che si appresta a passare un triplo voto di fiducia senza troppe ansie sul risultato ma caricandosi una responsabilità di cui avrebbe fatto volentieri a meno. Ed è qui che il Colle gli ha offerto una sponda istituzionale consentendogli un’inversione a U rispetto a quando diceva che mai il Governo sarebbe entrato nella materia elettorale. Non solo. La scelta di ieri è una “macchia” sul ruolo che si era ritagliato, quello di mediare più che di strappare, che l’aveva messo tra i candidati più gettonati anche per il prossimo Governo. E poi c’è l’iter della legge di bilancio al Senato. Già ieri Mdp ha dato i primi segnali di strappo sulla legge europea e di certo si ballerà di più sulla manovra. Ma come dicono nel Pd, ormai i voti dei bersaniani erano persi, anche senza la fiducia sul Rosatellum.

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C’è però quel rischio – per molti remoto – sull’ultimo voto alla legge elettorale, che non avrà l’ombrello della fiducia e sarà segreto. Ecco, se lì dovessero mancare i voti che accadrebbe a Gentiloni? Nessuno al Colle vuole fare scenari che sarebbero catastrofici ma se il Governo dovesse incassare tre fiducie, sarebbe chiaro che l’agguato non è contro l’Esecutivo, ma contro il Rosatellum e che il problema è la tenuta del Pd.

Ed è anche contro il rischio di un affossamento della legge sull’ultimo miglio che ieri Silvio Berlusconi si è fatto sentire con una nota scritta che è un appello ai suoi alla «lealtà». Dicono che pure il Cavaliere abbia spinto per la fiducia proprio per il timore di imboscate e “mettere la faccia” sul sì, come ha fatto ieri, alza la posta in gioco. Soprattutto perché le sue dichiarazioni lo proiettano nei giochi della prossima legislatura. L’incipit del suo discorso è per Mattarella, per i suoi ripetuti appelli a fare una legge elettorale e lui risponde alla “chiamata” istituzionale con senso di responsabilità. Lo stesso che servirà – forse – dopo le urne della primavera 2018.

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